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Tipi di domande nel questionario: quali usare e quando

Dalla singola crocetta alla classifica: ogni tipo di domanda misura una cosa diversa e si analizza in modo diverso. Ti presentiamo con esempi i formati più usati nei questionari.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 1 settembre 2026Tempo di lettura 20 min

Prendi due domande sullo stesso argomento: «Quanto sei soddisfatto del tuo corso di laurea?» con cinque gradini accanto e «Che cosa cambieresti?» con un campo vuoto sotto. A cambiare è soltanto il tipo di domanda, eppure le due risposte non si convertono l'una nell'altra.

Un tipo di domanda è la forma costruttiva con cui un quesito raccoglie la sua risposta: stabilisce se chi risponde sceglie da un elenco predefinito, si colloca su una scala graduata, mette più oggetti in ordine di priorità oppure scrive con parole sue, e quindi anche se alla fine avrai numeri o testo. Alla fine di questa guida conoscerai i formati più diffusi con esempi e saprai quale si adatta a quale obiettivo.


📌 In sintesi

  • Il tipo di domanda stabilisce in che forma viene raccolta la risposta.
  • L'Istat chiama quesito la singola domanda e modalità di risposta le alternative previste.
  • Scelta singola, scala, matrice, ordinamento e testo libero coprono quasi tutto.
  • La matrice con sì e no restituisce dati migliori dell'elenco di caselle da spuntare.
  • Il tipo di domanda decide se dopo dovrai contare oppure leggere.

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Che cos'è un tipo di domanda?

Un tipo di domanda è la forma costruttiva di un quesito nel questionario, cioè la combinazione fra il testo della domanda e le modalità di risposta previste. Il tipo stabilisce in che modo gli intervistati possono rispondere e in che forma la loro risposta arriverà poi in fase di analisi.

In generale vale una regola semplice: il testo dice che cosa viene chiesto, il tipo dice come è permesso rispondere. Le due parti insieme formano la domanda che una persona vede sullo schermo. La stessa domanda sulla soddisfazione per la mensa universitaria può essere posta come scala da 1 a 5, come scelta fra quattro alternative o come campo di testo vuoto, e ognuna delle tre varianti finisce per misurare qualcosa di diverso.

Quesito, modalità di risposta, livello di scala

La terminologia della statistica ufficiale italiana è più precisa di quella corrente. L'Istat usa quesito per la singola domanda e modalità di risposta per le alternative predisposte, mentre nel parlato tipo di domanda, forma della domanda e formato di risposta valgono come sinonimi. Il termine modalità di risposta copre soltanto la seconda metà, cioè il lato della risposta senza il testo del quesito.

Il livello di scala è invece un'altra cosa ancora: descrive quali operazioni di calcolo sono ammesse sui dati raccolti e discende dal tipo di domanda scelto, non viceversa. Chi rileva la soddisfazione come scelta fra «buona», «media» e «scarsa» non può ricavarne una media, anche se il software allinea diligentemente i numeri. Quali strade di calcolo restano aperte lo decidi già nel momento in cui scegli il tipo di domanda, e il livello di scala ne è la conseguenza.

Modalità di risposta e funzione: i due assi

I tipi di domanda non stanno bene in un elenco unico, perché entrano in gioco due caratteristiche indipendenti fra loro: la modalità di risposta di un quesito e la sua funzione dentro il questionario. Molte panoramiche mescolano i due piani e mettono la domanda filtro accanto alla matrice, come se fossero alternative.

In realtà si tratta di due assi che si incrociano. Una domanda filtro può essere posta come sì o no oppure come scelta fra sei categorie, e una domanda sociodemografica sull'età può essere un campo numerico o un elenco di classi. Separando i due assi la scelta diventa molto più semplice, perché prendi due decisioni piccole invece di una grande.

AsseChe cosa stabilisceEsempio
Modalità di rispostacome è permesso risponderescala da 1 a 5
Funzione nel questionarioa che cosa serve il quesito nel percorsodomanda filtro prima della sezione di dettaglio

La dottrina di qualità dell'Istat sul questionario

L'Istat inquadra il questionario in modo più ampio di quanto faccia il senso comune. Nelle Linee Guida per la Qualità delle Statistiche del Sistema Statistico Nazionale si legge che il questionario non è solo uno strumento di raccolta delle informazioni, ma anche un vero e proprio mezzo di comunicazione con il rispondente, e che rappresenta una delle principali fonti di errore di misura e di mancata risposta parziale. Ogni scelta di formato è quindi anche una scelta comunicativa.

Dalla stessa sezione arriva la regola più operativa di tutte: i quesiti dovrebbero essere concisi e concreti, neutrali, esplicitare il tempo e il luogo cui fanno riferimento e avere modalità di risposta mutuamente esclusive. Le Linee Guida chiedono inoltre coerenza grafica lungo tutto il questionario, per i quesiti, per le modalità di risposta, per le istruzioni e per i salti.

La funzione di un quesito nel questionario

Il secondo asse descrive quale compito svolge una domanda nel percorso di compilazione. Una domanda di contenuto rileva l'informazione che ti interessa davvero, una domanda filtro decide il proseguimento del percorso, una domanda sociodemografica fornisce le variabili per confrontare i gruppi in fase di analisi e una domanda di controllo verifica se la persona sta rispondendo con attenzione.

La funzione determina soprattutto la posizione nel percorso, non la modalità di risposta. Un questionario ben ordinato apre con quesiti facili e di contenuto, colloca i filtri prima delle sezioni di dettaglio e tiene in fondo i caratteri sociodemografici.

Tipi di domande nel questionario: la panoramica

I dieci tipi di domanda che seguono coprono quasi per intero la pratica quotidiana, dalla tesi di laurea triennale all'indagine di clientela. Sono ordinati per modalità di risposta, dalle domande a scelta fino ai campi liberi.

Non ogni questionario ha bisogno di tutti e dieci. Un buon questionario se la cava di solito con tre o cinque tipi diversi, e la varietà nasce da sé, perché contenuti diversi chiedono forme diverse.

Tipo di domandaCome si rispondeA che cosa serve
Scelta singolauna sola risposta da un elencocategorie che si escludono
Scelta multiplapiù risposte dallo stesso elencousi, dotazioni, motivi
Domanda sì o nouna fra due alternativefiltri e dati di fatto
Scala di valutazionecollocazione su punti graduatisoddisfazione, importanza, frequenza
Scala Likertgrado di accordo con un'affermazioneatteggiamenti su più item
Domanda NPSun valore fra 0 e 10raccomandazione in un solo indice
Domanda a matricepiù affermazioni sulla stessa scalabatterie di item in poco spazio
Domanda di ordinamentooggetti messi in sequenzapriorità invece di voti singoli
Domanda apertacampo di testo senza vincolimotivi, proposte, imprevisti
Campo numerico o dataun valore in formato fissoetà, quantità, momento

Due note sull'elenco. La domanda sì o no non è a rigore una famiglia a sé, ma una domanda a scelta singola con due sole modalità, e compare separata solo perché nel questionario svolge un ruolo molto particolare. La domanda NPS a sua volta è una scala di valutazione con etichette e regola di calcolo fissate, quindi non un formato nuovo ma uno standard.

Domande a scelta: singola e multipla

Le domande a scelta presentano un elenco di modalità fra cui gli intervistati scelgono. L'unica differenza fra le due varianti sta nel numero di segni di spunta ammessi, e la piccola regola cambia completamente l'analisi.

In una domanda a scelta singola le risposte sommate danno cento per cento, perché ogni persona conta esattamente una volta. In una domanda a risposta multipla non è così, perché una persona può mettere tre segni e comparire in tre categorie. Chi trascura la differenza nel riportare i risultati produce percentuali che superano il duecento per cento e non dicono niente a nessuno.

Scelta singola: una sola risposta

Una domanda a scelta singola serve dove le categorie si escludono a vicenda. Il titolo di studio in corso è un esempio: laurea triennale, laurea magistrale, master e dottorato non convivono nello stesso momento, quindi si mette un segno solo. L'elenco deve però coprire davvero tutti i casi, altrimenti chi risponde ripiega su una categoria che non gli appartiene. Come costruire elenchi esaustivi lo spiega la guida sulle domande a scelta singola.

Risposta multipla: più modalità insieme

Una domanda a risposta multipla serve dove più modalità possono valere contemporaneamente, per esempio i mezzi di trasporto usati o i corsi frequentati. Nel questionario dell'indagine Istat «Famiglie e soggetti sociali», edizione 2024, i casi di questo tipo sono segnalati con la formula «Possibili più risposte» e l'elenco si chiude quasi sempre con «Altro (Specificare)». Il formato è comodo per chi risponde e proprio per questo invita a far crescere troppo l'elenco. Analisi e trappole tipiche sono raccolte nella guida sulle domande a scelta multipla.

Perché l'ordine delle modalità conta

La posizione di una modalità nell'elenco influenza quanto spesso viene scelta, e agisce in direzioni opposte a seconda della tecnica di rilevazione. Lenzner e Menold (2015) descrivono entrambi gli effetti nelle GESIS Survey Guidelines sulla formulazione delle domande: con presentazione visiva, cioè su schermo o su carta, vengono scelte più spesso le prime alternative, mentre nelle domande lette al telefono prevalgono le ultime. In un sondaggio online il rimedio è ruotare l'ordine in modo casuale per ogni partecipante.

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Domande con scala: valutazione, Likert e NPS

Le domande con scala propongono una dimensione di risposta graduata su cui gli intervistati si collocano. Rilevano quindi non solo se qualcosa vale, ma anche quanto, ed è per questo che nelle indagini di soddisfazione e di atteggiamento sono il tipo di domanda più usato in assoluto.

Tutte le scale hanno in comune un vincolo: l'ordine dei gradini è fisso e porta significato di per sé. Restano però diverse per quello che misurano e per quello che ti sarà permesso calcolare dopo.

La scala di valutazione come forma di base

Una scala di valutazione rileva una singola proprietà su più gradini, per esempio la soddisfazione da «molto» a «per niente». Le decisioni centrali riguardano il numero di gradini, le etichette e la presenza o meno di una posizione centrale neutra. I tre punti pesano sul risultato più del testo del quesito, e per questo sono trattati per esteso nella guida sulla scala di valutazione.

La pratica statistica ufficiale italiana offre un riferimento utile proprio qui. Nel questionario Istat citato sopra ricorre una scala a quattro gradini senza centro, «Molto, Abbastanza, Poco, Per niente», e per le intenzioni compare la coppia speculare «Certamente no, Probabilmente no, Probabilmente sì, Certamente sì». Il numero pari di gradini costringe a schierarsi, ed è una scelta consapevole, non una dimenticanza.

La scala Likert per gli atteggiamenti

Una scala Likert propone affermazioni con cui gli intervistati si dichiarano d'accordo o in disaccordo per gradi, di solito su cinque livelli da «del tutto d'accordo» a «per niente d'accordo». Più affermazioni sullo stesso tema formano insieme uno strumento di misura. Si legge spesso che le distanze fra i gradini siano uguali e che quindi si possano calcolare medie, ma l'affermazione non regge: il perché sta nella guida sulla scala Likert.

La domanda NPS come standard fissato

La domanda NPS pone un unico quesito sulla propensione a raccomandare, su una scala da 0 a 10, e riassume le risposte in un indice secondo una regola fissa. Il vantaggio è la comparabilità fra aziende e nel tempo, lo svantaggio è quello di ogni indice singolo: dice come stanno le cose, non perché. Per questo motivo dietro la domanda NPS si mette quasi sempre una domanda aperta di approfondimento.

💡 Consiglio

Resta dentro lo stesso questionario su una sola direzione di scala e su un solo numero di gradini. Chi nel primo blocco usa cinque gradini dal positivo al negativo e nel secondo sette gradini al contrario raccoglie risposte che sembrano dati, ma che misurano anche il riadattamento di chi compila.

Domande a matrice e domande di ordinamento

Le domande a matrice e quelle di ordinamento raccolgono più valutazioni in un unico quesito. Fanno risparmiare spazio e tempo, ma in cambio chiedono a chi risponde molta più concentrazione di una semplice domanda a scelta.

Entrambi i tipi hanno la loro trappola, e in tutti e due i casi la trappola è la dimensione. Una matrice da cinque righe viene compilata con cura, una da venti righe a un certo punto viene solo spuntata.

La matrice per le batterie di item

Una domanda a matrice mette più affermazioni una sotto l'altra e le fa valutare tutte sulla stessa scala. Il testo del quesito compare una volta sola in testa, la scala una volta sola di fianco, e chi risponde procede riga per riga. Per affermazioni che appartengono allo stesso costrutto è la forma più efficiente disponibile, perché il metro di giudizio va costruito una volta sola e resta poi valido per tutte le righe.

Perché la matrice batte l'elenco di caselle

Per gli elenchi in cui più modalità possono valere insieme esistono due costruzioni, e non sono equivalenti. Nella variante comoda si spunta tutto quello che vale in un elenco unico, nella variante più impegnativa ogni riga riceve un sì o un no. Lenzner e Menold (2015) raccomandano esplicitamente la seconda forma, perché evita gli effetti di ordine descritti sopra; lo studio di Smyth e colleghe (2006) su cui si appoggiano aggiunge una elaborazione più accurata delle singole modalità.

In pratica significa che, se da una risposta multipla ti servono percentuali pulite, la costruisci come matrice con colonne sì e no e non come elenco di caselle. Il prezzo sono pochi secondi in più per quesito, il guadagno sono valori che non dipendono da come hai ordinato l'elenco.

L'ordinamento per le priorità vere

Una domanda di ordinamento fa mettere gli oggetti in sequenza invece di valutarli uno per uno. Impone così una decisione che la scala non impone: chi giudica cinque criteri tutti «molto importanti» non ha detto nulla, chi li mette in fila sì. Il limite pratico sta intorno a cinque o sette oggetti, oltre i quali ordinare diventa fatica e le ultime posizioni vengono tirate a indovinare.

⚠️ Attenzione

Le matrici sono la prima cosa che si rompe sugli schermi stretti. Dato che una quota rilevante delle compilazioni arriva da telefono, tieni come tetto cinque colonne di risposta e otto righe. Se serve di più, dividi la matrice in due quesiti invece di rimpicciolire il carattere.

Domande aperte e domande semiaperte

Le domande aperte non propongono modalità di risposta, ma soltanto il testo del quesito e un campo vuoto. Sono l'unico tipo che restituisce contenuti a cui nessuno aveva pensato mentre costruiva il questionario, e proprio lì sta il loro valore.

Un pregiudizio diffuso circola con insistenza: molti intervistati sarebbero in difficoltà davanti a una domanda aperta. Züll (2015) riassume lo stato della ricerca in modo diverso nelle GESIS Survey Guidelines sulle domande aperte: di regola tutti gli intervistati sono in grado di rispondere a domande aperte, e decisivi non sono la capacità ma l'interesse per il tema e la sua rilevanza per la persona interpellata.

Quando conviene una domanda aperta

Una domanda aperta conviene soprattutto in quattro casi: quando verifichi conoscenze e vuoi escludere che si tiri a indovinare, quando non hai ancora una visione d'insieme del tema, quando l'elenco delle risposte possibili sarebbe ingestibile, per esempio con le professioni, e quando non vuoi orientare chi risponde con le modalità predisposte. Il prezzo è il lavoro di analisi, perché il testo va codificato prima di poter essere contato. Come funziona la codifica lo spiega la guida sulle domande aperte.

La domanda semiaperta come forma mista

Una domanda semiaperta propone un elenco di modalità e vi aggiunge un campo libero, di solito nella forma «Altro (Specificare)». Nella pratica statistica ufficiale italiana è il caso normale: nel questionario dell'indagine «Famiglie e soggetti sociali» quasi ogni elenco di motivi si chiude così. La categoria aggiuntiva evita il danno che nasce senza di essa, cioè una domanda lasciata in bianco oppure una casella spuntata a caso. Il confronto fra le tre forme è sviluppato nella guida su domande aperte e chiuse.

Come la dimensione del campo governa la lunghezza della risposta

La dimensione del campo di testo influenza quanto ampiamente si risponde, e quasi nessuno la usa in modo consapevole. Züll (2015) rimanda a studi secondo cui, nei questionari autocompilati, la dimensione prevista del campo è correlata positivamente con la lunghezza e la ricchezza delle risposte. Un campo piccolo segnala che basta una parola chiave, un campo grande invita a formulare. Se vuoi parole chiave, fai il campo piccolo e scrivi accanto la forma di risposta attesa.

Domande filtro e domande sociodemografiche

Le domande filtro e le domande sociodemografiche appartengono al secondo asse: sono definite dalla loro funzione nel questionario, non dalla modalità di risposta. Raramente rilevano ciò che ti interessa davvero, eppure senza di loro quasi nessun questionario funziona.

Prendiamo un'indagine sulla condizione abitativa. Se una persona possa riferire le spese condominiali del proprio appartamento dipende dal fatto che una proprietà ci sia, e la domanda preliminare decide il seguito del percorso.

Le domande filtro governano i salti

Una domanda filtro decide quali quesiti verranno posti subito dopo. Protegge chi risponde dal doversi esprimere su situazioni che non lo riguardano e protegge te da risposte che nessuno può interpretare. Le Linee Guida dell'Istat collegano i filtri direttamente alla tecnica di rilevazione: quando un argomento richiede una elevata articolazione dell'intervista, cioè la presenza di salti o svincoli nel questionario, vanno preferite le tecniche assistite da computer, mentre per i questionari cartacei è consigliata la presenza di un intervistatore al posto dell'autocompilazione.

Nel questionario elettronico i salti diventano controlli di flusso, cioè verifiche che scattano quando esistono sottosezioni a cui si risponde solo in base a una domanda filtro. Le Linee Guida distinguono anche il tipo di controllo secondo il quesito: vincolante per le informazioni oggettive come l'anno di nascita, non vincolante per attitudini e conoscenze.

Le domande sociodemografiche forniscono i gruppi di confronto

Le domande sociodemografiche rilevano caratteristiche come età, genere, titolo di studio o luogo di residenza. Il loro scopo non è il valore in sé, ma l'analisi per gruppi: senza di esse non puoi mostrare che chi è al primo anno risponde diversamente da chi è vicino alla discussione della tesi. Stanno di solito in fondo, perché motivano poco, e vanno ridotte al necessario, perché ogni carattere in più indebolisce l'anonimato. Le formulazioni collaudate sono raccolte nella guida sui dati sociodemografici.

Quesiti sensibili e domande di controllo

I quesiti di natura sensibile hanno in Italia uno statuto proprio. Nell'indagine Istat «Famiglie e soggetti sociali» i quesiti che riguardano categorie particolari di dati personali ai sensi dell'articolo 9 del Regolamento UE 2016/679 sono contrassegnati nel questionario e restano esclusi dall'obbligo di risposta della rilevazione, obbligo che discende dall'articolo 7 del d.lgs. 322/1989. Una domanda di controllo, invece, verifica soltanto se chi compila sta leggendo davvero: utile nei questionari lunghi, superflua in quelli brevi.

Quale tipo di domanda per quale obiettivo?

La scelta del tipo di domanda discende dall'affermazione che vuoi poter fare alla fine, non il contrario. Chi sa quale frase dovrà comparire nel capitolo dei risultati ha già preso la decisione senza accorgersene.

La tabella si legge da sinistra a destra: cerchi il tuo obiettivo nella prima colonna e accanto trovi il tipo adatto con il motivo. Con più obiettivi in gioco vale la riga più vicina alla tua domanda di ricerca.

Il tuo obiettivoTipo adattoIl motivo
Riportare percentuali che sommano a centoscelta singolaogni persona conta una volta sola
Misurare la diffusione di più caratteristichematrice con sì e nonessun effetto di ordine
Graduare soddisfazione o accordoscala di valutazionecoglie l'intensità, non solo il sì
Misurare un atteggiamento su più itemscala Likertpiù item formano uno strumento
Rendere visibili le prioritàdomanda di ordinamentoimpone una decisione
Capire i motivi dietro un giudiziodomanda aperta di approfondimentol'elenco non conosce il motivo
Esplorare un campo ancora ignotodomanda apertale categorie non sono ancora formabili
Instradare sottogruppi diversidomanda filtrogoverna i salti nel percorso
Analizzare per gruppi separatidomanda sociodemograficafornisce la variabile di confronto

Una regola sta sopra tutte le righe: prima viene l'analisi, poi il tipo di domanda. Chi scrive in anticipo quale tabella o quale grafico dovrà nascere alla fine si accorge subito se il quesito previsto regge quell'analisi. Dieci minuti di pianificazione ti risparmiano un pomeriggio intero!

Errori tipici nella scelta del tipo di domanda

I problemi più frequenti nei questionari non nascono da testi mal scritti, ma da un tipo di domanda che non si accorda con il contenuto. Quattro errori ricorrono di continuo, e tutti e quattro si correggono in pochi minuti prima dell'invio.

Hanno una cosa in comune: si notano solo in fase di analisi, e allora è tardi. Un questionario già arrivato a duecento persone non si corregge più.

Errore 1: le modalità non rispondono al quesito

Lenzner e Menold (2015) portano un esempio che poi si riconosce ovunque. Il quesito chiede se negli ultimi dodici mesi la persona sia stata membro attivo di un'associazione, e sotto compaiono «spesso», «qualche volta», «raramente» e «mai». Il testo chiede un sì o un no, le modalità chiedono una frequenza, e chi risponde deve indovinare l'intenzione. Va corretto il testo oppure vanno corrette le modalità, le due cose insieme non stanno.

Errore 2: le categorie si sovrappongono

Le modalità di risposta devono essere esaustive e mutuamente esclusive, altrimenti una risposta non è attribuibile in modo univoco. Il requisito è scritto nero su bianco nelle Linee Guida dell'Istat, e il caso classico che lo viola sono le fasce di orario o di età: chi si alza esattamente alle 6:30 può spuntare sia «fra le 6:00 e le 6:30» sia «fra le 6:30 e le 7:00». La soluzione è banale e viene applicata di rado, cioè fissare i confini a 6:29 e 6:59. Altre regole per modalità pulite stanno nella guida sulle domande chiuse.

Errore 3: troppe domande aperte

Le domande aperte costano a chi risponde più fatica di ogni altro formato, e la fatica si somma. Un questionario con otto campi di testo viene abbandonato più spesso di uno con due, e produce alla fine quantità di testo che nessuno codificherà. Non a caso l'Istat inserisce fra gli indicatori di qualità il quesito che più frequentemente segna l'abbandono del questionario. Per l'indagine standardizzata tipica la miscela collaudata è chiedere in prevalenza in forma chiusa e usare i campi liberi dove ti interessa il perché.

Errore 4: la scala cambia a metà questionario

Le scale che cambiano sono l'errore meno vistoso dei quattro e uno dei più costosi. Se il primo blocco lavora su quattro gradini, il secondo su cinque e il terzo inverte la direzione, le risposte non sono più confrontabili fra loro e una parte dei partecipanti non si accorgerà del cambio. Fissa una scala prima di scrivere e portala fino in fondo, anche quando un singolo quesito con sette gradini sarebbe un po' più preciso.

Conclusione

Il tipo di domanda non è una formalità da sbrigare alla fine, ma la prima decisione su quali affermazioni il tuo questionario potrà sostenere. Chi tiene a mente i due assi, modalità di risposta e funzione nel questionario, prende la decisione in due passi piccoli invece che in uno grande. E chi mette giù in anticipo quale tabella dovrà comparire alla fine ha di solito già trovato il tipo giusto.

Il tipo di domanda non si sceglie mentre scrivi il quesito, si sceglie mentre pianifichi l'analisi.

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Domande frequenti

I tipi di domanda più diffusi nei sondaggi sono scelta singola, scelta multipla, domanda sì o no, scala di valutazione, scala Likert, domanda NPS, domanda a matrice, domanda di ordinamento, domanda aperta e campo numerico o data. Dieci formati coprono quasi per intero la pratica quotidiana. Un singolo questionario se la cava di solito con tre o cinque tipi diversi, perché contenuti diversi richiedono modalità di risposta diverse.

Una domanda a scelta singola ammette una sola risposta, una domanda a scelta multipla ne ammette più di una contemporaneamente. La differenza pesa soprattutto sull'analisi: con la scelta singola le percentuali sommano a cento, perché ogni persona conta una volta sola. Con la scelta multipla non sommano a cento, perché la stessa persona compare in più categorie.

Tre o cinque tipi di domanda diversi bastano per la maggior parte dei questionari. Il cambio di formato non nasce dal desiderio di variare, ma dal fatto che contenuti diversi richiedono modalità di risposta diverse. Troppi tipi diversi aumentano lo sforzo per chi compila, perché a ogni quesito deve riorientarsi sull'uso del comando invece di pensare al contenuto.

Il sondaggio è l'intera rilevazione, il questionario è lo strumento con cui la rilevazione raccoglie le risposte. In italiano sondaggio indica il progetto, dalla domanda di ricerca fino all'analisi, mentre questionario indica l'elenco ordinato dei quesiti con le relative modalità di risposta. Un sondaggio può inoltre essere condotto con un'intervista guidata, senza questionario standardizzato.

Una domanda semiaperta propone un elenco di modalità di risposta e vi aggiunge un campo di testo libero, di solito nella forma Altro (Specificare). Il formato unisce la contabilità di una domanda chiusa all'apertura verso risposte che nessuno aveva previsto costruendo l'elenco. Semiaperta, semichiusa e parzialmente aperta indicano la stessa forma. L'Istat la usa regolarmente nei propri questionari.

Per una tesi di laurea triennale conviene usare in prevalenza tipi di domanda chiusi, cioè domande a scelta e scale, perché si analizzano statisticamente senza passaggi intermedi. Una o due domande aperte completano il quadro, di norma nei punti in cui interessa la motivazione. Decisive restano comunque le indicazioni del relatore e del corso di laurea.

Il tipo di domanda descrive la forma costruttiva di un quesito, il livello di scala descrive quali operazioni di calcolo sono ammesse sui dati raccolti. Il livello di scala discende dal tipo di domanda e non viceversa: una domanda a scelta singola sul corso di laurea produce dati nominali, una domanda di ordinamento dati ordinali, un campo numerico sull'età dati metrici.

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