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Domande chiuse: definizione, vantaggi e svantaggi

In una domanda chiusa decide l'elenco delle risposte. Ti mostriamo con esempi come costruirlo perché non manchi nessuna opzione e nessuna si sovrapponga a un'altra.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 27 agosto 2026Tempo di lettura 13 min

Nel gennaio 2002 il Pew Research Center ha chiesto a metà del campione se il presidente statunitense dovesse occuparsi di più di politica interna o di politica estera. La politica interna vinceva nettamente. Per l’altra metà la stessa modalità non si chiamava «politica estera» ma «la guerra al terrorismo», e la maggioranza si è ribaltata.

Le domande chiuse sono domande di un questionario o di un’intervista in cui tutte le modalità di risposta sono fornite in anticipo: chi risponde sceglie da un elenco fisso, segna un gradino su una scala oppure decide tra due alternative invece di formulare da sé la risposta. Ti mostriamo quali tipi esistono e da che cosa capisci che il tuo elenco di modalità sta guidando il risultato.


📌 In breve

  • Una domanda chiusa fornisce tutte le modalità in anticipo.
  • L’elenco delle modalità cambia il risultato, non solo la forma.
  • Le modalità devono essere esaustive e mutuamente esclusive.
  • Da cinque a sette gradini è l’ottimo riconosciuto per le scale.
  • Istat ricava il questionario dagli obiettivi della rilevazione.

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Che cosa sono le domande chiuse?

Una domanda chiusa è una domanda di un’indagine in cui tutte le modalità di risposta sono fornite in anticipo. Chi risponde sceglie tra le modalità proposte e non formula la risposta con parole proprie.

Le GESIS Survey Guidelines di Timo Lenzner e Natalja Menold (2015) distinguono non due formati di risposta, ma tre. Le domande chiuse si dividono infatti in due gruppi piuttosto diversi: quelle con una scala di valutazione, le cui modalità seguono una gradazione, e quelle senza scala, in cui le risposte formano un semplice elenco.

La distinzione tra scala ed elenco è pratica, non accademica. Una scala porta con sé regole proprie sul numero di gradini e sul punto centrale; un elenco porta regole di completezza e di ordine. Confonderli significa applicare le regole sbagliate e poi stupirsi della distribuzione ottenuta.

Formato di rispostaChe cosa viene fornitoEsempio
Domanda apertanulla, solo un campo di testoChe cosa è mancato in questo corso?
Domanda chiusa con scalamodalità graduate su una dimensioneda molto soddisfatto a molto insoddisfatto
Domanda chiusa senza scalaun elenco senza gradazioneQuale titolo di studio stai conseguendo?

Tutte le forme di domanda e i loro sottotipi compaiono nella panoramica dei tipi di domande in un questionario. Se invece cerchi quale delle due forme di base sia adatta al tuo progetto, il confronto diretto tra domande aperte e chiuse è il punto di partenza.

Domanda chiusa in un’indagine online: chi risponde sceglie tra le modalità di risposta proposte

Tipi di domande chiuse

Le domande chiuse si ordinano secondo due caratteristiche: quante risposte può dare chi risponde e se le modalità stanno in un ordine tra loro. Ne derivano cinque forme presenti in quasi ogni questionario.

I nomi di queste cinque forme cambiano da strumento a strumento. Le due più diffuse si chiamano a volte scelta multipla e caselle di controllo, a volte risposta singola e risposta multipla. Il formato sottostante è lo stesso.

Tipo di domandaQuante risposteEsempio
Domanda dicotomicauna sola fra dueHai mai partecipato a un sondaggio?
Domanda a risposta singolauna sola fra più modalitàQuale titolo di studio stai conseguendo?
Domanda a risposta multiplaquante ne vuoi dall’elencoQuali lingue parli?
Scala di valutazioneun gradino della gradazioneQuanto sei soddisfatto della supervisione?
Domanda di graduatoriatutti gli elementi, messi in ordineOrdina cinque criteri per importanza

Intorno alla domanda dicotomica circola un equivoco tenace. Si legge spesso che potrebbe contenere anche quattro risposte graduate, da «molto d’accordo» a «per niente d’accordo». Una domanda simile non è più dicotomica: dicotomico significa diviso in due, quindi esattamente due modalità. Quattro gradini formano una scala di valutazione, soggetta ad altre regole.

Domande a risposta multipla: più risposte insieme

In una domanda a risposta multipla chi risponde può segnare più modalità nello stesso momento. Ha senso ogni volta che le modalità non si escludono a vicenda, per esempio con le lingue parlate o i dispositivi usati. Il prezzo emerge in fase di analisi: le percentuali non sommano più a 100, perché ogni persona conta più volte.

Domanda chiusa a scelta multipla con più risposte selezionabili in un sondaggio online

Come si costruiscono queste domande e quali trappole attendono in analisi è spiegato nell’articolo sulle domande a scelta multipla.

Domande a risposta singola: una sola risposta

In una domanda a risposta singola chi risponde si ferma su una sola modalità. Questo formato presuppone che le modalità si escludano davvero, altrimenti la persona si trova davanti a due risposte ugualmente corrette e sceglie a caso. In cambio l’analisi è semplicissima, perché le quote si distribuiscono in modo pulito su 100.

Domanda a risposta singola in un sondaggio online in cui si può scegliere una sola opzione

Il confine con le forme vicine e altri esempi si trovano nell’articolo sulle domande a risposta singola.

Vantaggi e svantaggi delle domande chiuse

Il maggior vantaggio delle domande chiuse è un’analisi rapida e oggettiva, il maggior svantaggio il limite posto da ciò che qualcuno ha previsto in anticipo. I due aspetti coincidono: proprio l’elenco che rende facile l’analisi taglia via tutto ciò che non vi compare.

Che cosa danno le domande chiuse

  • Una domanda chiusa costa pochissimo tempo a chi partecipa.
  • Le risposte si analizzano statisticamente senza lavoro preliminare.
  • Tutte le persone vedono le stesse modalità, e questo rende confrontabili le risposte.
  • I malintesi sono più rari, perché le modalità mostrano il perimetro inteso.
  • L’analisi dà lo stesso risultato chiunque la esegua.

Che cosa accetti in cambio

  • Le risposte fuori dall’elenco fornito vanno perdute del tutto.
  • Chi non trova nulla di adatto segna comunque qualcosa.
  • La formulazione delle modalità può distorcere il risultato.
  • Le parole proprie di chi risponde restano invisibili.

Quanto pesino le modalità lo mostra un esperimento del Pew Research Center del gennaio 2002. A metà del campione è stata proposta la scelta tra «politica interna» e «politica estera»: il 52 per cento ha scelto la politica interna contro il 34 per cento la politica estera. Per l’altra metà la seconda modalità si chiamava «la guerra al terrorismo», e il rapporto si è rovesciato in 33 contro 52 per cento. La domanda era identica, solo una modalità era formulata in modo più stretto.

L’elenco delle modalità non è la confezione della domanda. È parte della domanda.

Il contrappeso sta nell’articolo sulle domande aperte: raccolgono proprio ciò che un elenco fisso taglia, ma ogni singola risposta costa poi tempo di codifica.

Costruire modalità di risposta solide

Le modalità di risposta di una domanda chiusa devono soddisfare due condizioni formali: essere esaustive, cioè coprire ogni risposta possibile, e mutuamente esclusive, in modo che ogni risposta ricada in una sola modalità. Le GESIS Survey Guidelines indicano entrambe come presupposto perché chi risponde possa esprimere la propria risposta.

Entrambe le condizioni sembrano ovvie e vengono violate di continuo, di solito senza che ci si accorga fino all’analisi. Quattro verifiche intercettano i casi più frequenti e richiedono pochi minuti prima dell’invio.

Ogni risposta possibile deve comparire nell’elenco

Quando manca una modalità ovvia succede una di due cose: la domanda resta senza risposta, oppure viene segnato qualcosa a caso. Entrambe danneggiano i dati, la seconda senza lasciare traccia. Se non è possibile elencare tutti i casi, aggiungi una modalità «altro», meglio se con un piccolo campo di testo accanto.

Due modalità non devono sovrapporsi

Le fasce numeriche sono l’errore classico. Con le opzioni «tra le 6:00 e le 6:30» e «tra le 6:30 e le 7:00», chi si alza alle 6:30 trova due risposte corrette. Le GESIS Survey Guidelines risolvono con limiti netti: «dalle 6:00 alle 6:29» e «dalle 6:30 alle 6:59». Lo stesso vale per le fasce di età e di reddito.

Le modalità devono corrispondere al testo della domanda

Una rottura frequente compare quando il testo chiede una cosa e l’elenco ne offre un’altra. «Negli ultimi dodici mesi è stato membro attivo di un’associazione?» chiede un sì o un no, ma viene spesso accompagnata da «spesso, a volte, raramente, mai». O la domanda diventa una domanda di frequenza, o le modalità tornano a sì e no.

Le modalità discendono dagli obiettivi della rilevazione

Nel manuale Istat dedicato al questionario la sequenza è esplicita già nel titolo: progettazione, redazione e verifica. Il questionario viene derivato dagli obiettivi conoscitivi della rilevazione, e questo vale soprattutto per le modalità di risposta. Prima di scrivere l’elenco conviene chiedersi quale tabella si vuole ottenere alla fine: se una modalità non comparirà in nessuna tabella, probabilmente non serve.

⚠️ Attenzione

Prova i tuoi elenchi con una persona inventata che ci sta dentro male. Chi non ha un orario fisso di sveglia, non preleva mai al bancomat o non rientra in nessuna delle tue fasce di età ti mostra la falla in pochi secondi.

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Quante modalità di risposta hanno senso?

Per le scale di valutazione le GESIS Survey Guidelines consigliano da cinque a sette gradini; per i semplici elenchi il Pew Research Center suggerisce quattro modalità, al massimo cinque. Le due cifre non si contraddicono, valgono per due formati diversi.

Entrambe le raccomandazioni poggiano sullo stesso ragionamento. Con troppo poche modalità le differenze non emergono più, con troppe diventano confuse, perché nessuno sa più che cosa separi il gradino quattro dal cinque. Menold e Bogner (2015) riassumono così la letteratura: da cinque a sette gradini danno i risultati migliori per affidabilità e capacità di distinguere, ed è anche il numero che le persone intervistate preferiscono.

FormatoNumero consigliatoFonte
Scala di valutazioneda 5 a 7 gradiniGESIS Survey Guidelines
Elenco, soprattutto al telefono4, al massimo 5Pew Research Center
Domanda fattuale come il titolo di studioanche molte di piùPew Research Center

Un secondo punto pesa quasi più del numero: etichetta ogni gradino, non solo i due estremi. Le scale interamente verbalizzate aumentano affidabilità e validità secondo Menold e Bogner (2015), sono preferite da chi risponde e aiutano soprattutto le persone con bassa istruzione formale. L’articolo sulla scala Likert mostra come appare tutto questo sul formato più noto.

Modalità centrale in una scala: offrirla o toglierla?

Si legge spesso il consiglio di scegliere un numero pari di gradini per costringere le persone a schierarsi. La letteratura non lo sostiene davvero. Menold e Bogner (2015) ammettono che il centro viene scelto anche per comodità o desiderabilità sociale. Nonostante ciò la maggior parte dei ricercatori consiglia di offrirlo, perché chi ha davvero una posizione intermedia altrimenti si sposta in modo sistematico su una modalità vicina e distorce la distribuzione.

Quando serve una modalità «non so»

Una modalità «non so» non è questione di giusto o sbagliato, ma di contenuto, modalità di rilevazione e pubblico. Le GESIS Survey Guidelines invitano a decidere su questi tre criteri: se puoi essere certo che tutte le persone abbiano una risposta, puoi farne a meno. Nelle domande di conoscenza e sui temi lontani ciò accade di rado, e senza quell’uscita viene segnata a caso una modalità di merito.

💡 Consiglio

Stacca visivamente «non so» e «preferisco non rispondere» dal resto della scala, per esempio con una riga vuota. Altrimenti il centro ottico della scala si sposta e chi risponde si orienta nel punto sbagliato.

Errori frequenti con le domande chiuse

La maggior parte degli errori nelle domande chiuse sta nelle modalità di risposta e non nel testo della domanda. Quattro compaiono con particolare frequenza, e tutti e quattro si correggono in pochi minuti prima dell’invio.

Questi quattro errori hanno un tratto comune: restano invisibili nei dati. Una distribuzione distorta sembra un risultato e non un difetto, ed è proprio per questo che la verifica va fatta prima.

Chiedere tutto con una scala di accordo

Le scale che vanno da «molto d’accordo» a «per niente d’accordo» sono comode perché si adattano a qualsiasi affermazione. Favoriscono però l’acquiescenza, cioè la tendenza ad accordare consenso a prescindere dal contenuto. GESIS consiglia quindi scale dirette che chiedano la dimensione stessa. Invece dell’affermazione «i tempi di attesa brevi sono importanti per me» con scala di accordo, chiedi direttamente: «Quanto sono importanti per te tempi di attesa brevi?»

Usare «segna tutte le voci che si applicano» invece di decidere voce per voce

Gli elenchi con caselle sono lo standard nei sondaggi online e restano comunque la variante più debole. Il Pew Research Center vi ha rinunciato dopo un proprio studio del 2019, perché una decisione imposta su ogni voce dà risposte più accurate, soprattutto sui temi delicati. Anche GESIS consiglia il formato sì-no per ciascuna alternativa. Un elenco di otto caselle diventa così otto brevi domande da sì o no.

Ignorare l’ordine dell’elenco

Il posto occupato da una modalità influenza quante volte viene scelta, e la direzione dipende dal modo di somministrazione. Negli elenchi visibili, quindi online e su carta, vengono scelte più spesso le voci in alto: è l’effetto primacy. Lette al telefono sono le ultime: l’effetto recency. Sia GESIS sia Pew descrivono questo meccanismo. Negli elenchi senza gradazione aiuta un ordine casuale per persona; nelle scale graduate no, perché lì l’ordine porta informazione e resta com’è.

Presupporre una regolarità che non esiste

Modalità come «una volta al mese», «ogni due settimane» o «ogni settimana» presuppongono che il comportamento segua un ritmo. Molte persone prelevano contanti quando servono e non secondo il calendario. Le GESIS Survey Guidelines consigliano perciò di chiedere un conteggio in un periodo fisso: «Quante volte hai prelevato contanti al bancomat il mese scorso?» con le opzioni mai, una volta, due o tre volte, quattro o più.

Analizzare le domande chiuse

Una domanda chiusa si analizza contando per ogni modalità quante volte è stata scelta e convertendo poi i conteggi in percentuali. Quali calcoli siano ammessi oltre a questo non lo decide il formato della domanda, ma il livello di misurazione delle modalità.

Modalità pulite si ripagano proprio in questo passaggio. Categorie ben separate si contano direttamente, categorie sovrapposte no. E una modalità che nessuno ha scelto è anch’essa un risultato: o era superflua, o era formulata male.

  1. Contare le frequenze. Quante volte è stata scelta ogni modalità, in valore assoluto e in percentuale.
  2. Fissare la base. Con risposta multipla le percentuali superano 100, e va scritto.
  3. Indicare a parte i valori mancanti. Una domanda saltata e un «non so» non sono la stessa cosa.
  4. Confrontare i sottogruppi. Una tavola di contingenza mostra se due gruppi differiscono davvero.

Nel confronto tra sottogruppi decide il livello di misurazione. Per modalità nominali come il corso di laurea una media non ha senso, lì si contano le frequenze. Per modalità ordinali come i voti in trentesimi la mediana è la misura corretta. Se si possa calcolare una media da una scala di valutazione resta discusso nella letteratura metodologica, perché presuppone distanze uguali tra i gradini. Viene comunque riportata in molti lavori, e in tal caso serve una frase che spieghi perché sia difendibile. L’articolo sul livello di misurazione chiarisce quale hai davanti.

Conclusione

Le domande chiuse non sono la variante comoda ma quella più impegnativa: tutto il lavoro di pensiero sta all’inizio, nelle modalità di risposta, e non si recupera dopo. Chi lavora in modo esaustivo ed esclusivo, sceglie con criterio il numero di gradini e tiene d’occhio l’ordine ottiene dati analizzabili il giorno stesso.

Come proseguire

Le regole complete sulle modalità di risposta stanno nelle GESIS Survey Guidelines di Lenzner e Menold (2015), mentre la tradizione italiana di progettazione, redazione e verifica del questionario è raccolta nel manuale Istat sul questionario.


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Domande frequenti

Le domande chiuse sono domande di un’indagine in cui tutte le modalità di risposta sono fissate in anticipo. Chi risponde sceglie da un elenco chiuso oppure segna un gradino su una scala invece di rispondere con parole proprie. Il contrario è la domanda aperta con campo di testo libero.

Un esempio classico di domanda chiusa è «Quanto sei stato soddisfatto della supervisione della tua tesi di laurea?» con i gradini molto soddisfatto, soddisfatto, né l’uno né l’altro, insoddisfatto e molto insoddisfatto. Anche «Hai mai partecipato a un sondaggio online?» con sì e no lo è.

Il vantaggio delle domande chiuse è un’analisi rapida, oggettiva e confrontabile, perché tutte le persone vedono le stesse modalità. Lo svantaggio è il limite posto dall’elenco: le risposte fuori elenco vanno perdute e chi non trova nulla di adatto segna comunque qualcosa.

Tra le domande chiuse rientrano la domanda dicotomica con esattamente due modalità, la domanda a risposta singola, la domanda a risposta multipla, la scala di valutazione con gradini ordinati e la domanda di graduatoria, in cui tutti gli elementi vengono messi in ordine.

Per le scale di valutazione le GESIS Survey Guidelines consigliano da cinque a sette gradini, perché in quell’intervallo affidabilità e capacità di distinguere sono migliori. Per un semplice elenco il Pew Research Center suggerisce quattro modalità, al massimo cinque. Le domande fattuali ne ammettono molte di più.

Esaustive significa che le modalità coprono ogni risposta possibile, se serve tramite una voce «altro». Mutuamente esclusive significa che ogni risposta ricade in una sola modalità. Le fasce «dalle 6:00 alle 6:30» e «dalle 6:30 alle 7:00» violano la regola; «dalle 6:00 alle 6:29» la rispetta.

Le domande chiuse fissano tutte le modalità di risposta, quelle aperte non ne offrono nessuna e lasciano rispondere con parole proprie. La differenza si vede anche nei risultati: un esperimento del Pew Research Center del 2002 ha ribaltato la maggioranza restringendo una sola modalità.

Una domanda chiusa si analizza contando quante volte è stata scelta ogni modalità e convertendo poi i conteggi in percentuali. I valori mancanti e i «non so» vanno indicati a parte. Quali statistiche siano ammesse dipende dal livello di misurazione: frequenze per il nominale, mediana per l’ordinale.

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