Due docenti leggono lo stesso elaborato. Uno assegna 28, l’altro 22. Fra le due letture l’elaborato non è cambiato.
L’oggettività è uno dei criteri di qualità della ricerca quantitativa e si decide molto prima dell’analisi. L’oggettività significa che un risultato non dipende da chi somministra lo strumento, da chi codifica le risposte né da chi le interpreta. L’oggettività si ottiene con regole fissate prima della raccolta dei dati: istruzioni scritte, uno schema di codifica per le risposte aperte e soglie di interpretazione valide per tutti. Alla fine di questo articolo saprai quale delle tre parti copre la tua ricerca.
📌 In breve
- Il risultato non dipende da chi conduce la ricerca.
- Somministrazione, codifica e interpretazione si garantiscono separatamente.
- La standardizzazione resta la leva più efficace.
- Nessun coefficiente misura l’oggettività nel suo insieme.
- In Italia si parla piuttosto di accordo tra giudici.
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L’oggettività: un risultato che non dipende dalla persona
L’oggettività indica che un test o un questionario misura la caratteristica prevista indipendentemente da chi lo somministra e da chi lo codifica, e che esistono regole di interpretazione uguali per tutti gli utilizzatori.
Nel linguaggio comune si trova anche obiettività, che è però soprattutto un termine etico e giornalistico. Per il criterio di qualità la forma corretta è oggettività. Un secondo nome dello stesso criterio è comparabilità intersoggettiva, e la domanda di controllo resta una sola: più persone che lavorano separatamente con lo stesso strumento arrivano allo stesso risultato? Gli altri due criteri principali sono l’attendibilità e la validità.

Dentro la parola quotidiana si nasconde un equivoco. L’oggettività non chiede a chi fa ricerca di non avere opinioni sul proprio tema. Chiede che quell’opinione non possa spostare il risultato, perché la procedura non le lascia margine. Avere un’intuizione e usare comunque un questionario standardizzato significa lavorare in modo oggettivo. Essere del tutto imparziali e classificare le risposte aperte a sensazione, invece, no.
Somministrazione, codifica e interpretazione: le tre parti
L’oggettività si divide in tre parti che seguono l’ordine di una ricerca. La divisione risale a Gustav Lienert e Ulrich Raatz e viene ancora insegnata in questa forma nella letteratura di lingua tedesca.
La distinzione ha conseguenze pratiche. Ogni parte può essere soddisfatta o mancata per conto suo, e in una tesi ciascuna va argomentata separatamente. Un’indagine può essere impeccabile nella somministrazione e lasciare ogni margine aperto al momento della codifica.
Oggettività della somministrazione: cosa devono contenere le istruzioni
L’oggettività della somministrazione significa che il risultato non dipende da chi conduce la raccolta dei dati. In pratica tutto ciò che la persona intervistata vede è scritto in anticipo. Rientrano qui il testo di apertura, la spiegazione della scala di risposta, l’ordine delle domande e l’informazione su cosa accade ai dati. Lasciare uno di questi punti alla situazione produce esattamente la differenza fra due somministrazioni che il criterio vuole escludere.
Oggettività della codifica: le domande aperte richiedono uno schema
L’oggettività della codifica significa che due persone ricavano gli stessi valori dalle stesse risposte. Con le domande chiuse il problema quasi non si pone, perché ogni opzione corrisponde a un valore numerico fisso. Non appena compaiono campi di testo libero, lo schema di codifica deve esistere prima della prima lettura: le categorie, una definizione e un esempio per ciascuna. Se lo schema regge si vede solo quando due persone lo applicano separatamente.
Oggettività dell’interpretazione: senza norme servono soglie esplicite
L’oggettività dell’interpretazione significa che specialisti diversi traggono la stessa conclusione dallo stesso numero. Servirebbero valori normativi ricavati da un campione di taratura, e un’indagine costruita da te non ne ha. Al loro posto entrano soglie tue, fissate prima di guardare i dati e dichiarate nel capitolo metodologico. Una media di 3,4 su una scala Likert non è di per sé buona né cattiva.
Come garantire l’oggettività nella tua indagine
L’oggettività non si aggiunge dopo, si installa prima di partire. A ciascuna delle tre parti corrisponde una misura realizzabile in un lavoro universitario e un segnale d’allarme quando manca.
| Parte | Misura prima della raccolta | Segnale d’allarme |
|---|---|---|
| Oggettività della somministrazione | istruzioni e spiegazione della scala per iscritto | spiegazioni a voce a singoli partecipanti |
| Oggettività della codifica | schema con definizione ed esempio per categoria | le categorie nascono leggendo le risposte |
| Oggettività dell’interpretazione | soglie dichiarate nel capitolo metodologico | le soglie combaciano con il risultato trovato |
La seconda riga pesa più di tutte, perché è lì che si concentrano i giudizi. Uno schema scritto prima della prima risposta letta toglie alla critica metodologica il suo appiglio più frequente. Chi conduce una ricerca quantitativa senza alcun campo libero evita il problema e rinuncia alle ragioni dietro i numeri.
Nota
Un test preliminare con cinque persone rivela una somministrazione poco curata più in fretta di qualsiasi lista di controllo. Appena qualcuno chiede cosa significhi una domanda, la spiegazione manca nel questionario e non nella persona intervistata.
Oggettività nella psicometria italiana: come si chiama e come si misura
L’oggettività è una voce dei manuali di metodologia di lingua tedesca, dove sta accanto ad attendibilità e validità. La letteratura italiana copre la stessa materia con altri nomi, ed è bene saperlo prima di usare la parola in una tesi.
La voce Psicometria della Treccani elenca come requisiti di un test la validità, l’attendibilità e la discriminatività: oggettività non compare nella lista. Il contenuto però c’è. La voce Test psicologico scrive che la somministrazione deve seguire modalità prefissate e che un test deve garantire dati oggettivi non soggetti a influenze soggettive ed esterne, e aggiunge che per ogni test vanno indicati valori normativi. Sono le tre parti descritte sopra, sotto altre etichette.
Attendibilità o affidabilità: quale usare
Attendibilità è il termine tecnico per la precisione di una misura e si trova in questa forma nei manuali e nella Treccani. Affidabilità circola soprattutto quando si parla di accordo fra valutatori, e in altri contesti indica cose diverse. In un capitolo metodologico conviene tenere attendibilità per il criterio e usare affidabilità solo dove la fonte citata la usa a sua volta.
Nessun coefficiente misura l’oggettività
Non esiste un numero unico che esprima l’oggettività, a differenza dell’attendibilità con il suo valore fra 0 e 1. L’accordo invece si quantifica: quando due persone codificano le stesse risposte aperte con lo stesso schema, il loro grado di accordo si esprime con un coefficiente, di solito il kappa di Cohen. Qui passa un confine che molte guide sfumano. Lo schema di codifica garantisce l’oggettività, mentre l’accordo misurato si riporta come accordo tra giudici e appartiene all’attendibilità.
Attenzione
Non scrivere mai che l’oggettività della tua indagine è pari a 0,82. Quel numero non esiste, e la domanda arriverà durante la discussione. Riporta invece il coefficiente di accordo e di’ con precisione a cosa si riferisce.
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Errori frequenti sull’oggettività
Tre errori tornano di continuo nelle tesi, e nessuno dei tre è statistico. Tutti e tre nascono nel testo sul metodo e non nei dati.
La causa è sempre la stessa: l’oggettività viene chiamata in causa per qualcosa che non è mai stata pensata per dimostrare. Conosciute le tre confusioni, individuarle nel proprio capitolo metodologico richiede pochi minuti.
Confondere oggettività e neutralità di chi fa ricerca
L’oggettività è una proprietà della procedura e non uno stato d’animo. Frasi come «la ricerca è stata oggettiva perché ho affrontato il tema senza pregiudizi» non dimostrano nulla. L’oggettività si dimostra con le regole che hanno limitato il margine di giudizio: il questionario, lo schema di codifica e le soglie fissate in anticipo. Avere un’intuizione non è un difetto, è la norma in una tesi empirica.
Affermare l’oggettività senza dimostrarla
Una frase come «l’oggettività è garantita» compare in moltissime tesi e non aggiunge niente. Ciò che viene valutato non è l’affermazione ma la descrizione della procedura. Basta un paragrafo: cosa hanno visto tutte le persone intervistate, con quali regole le risposte sono diventate valori e chi ha fissato quelle regole.
Leggere un’alta oggettività come segno di un buon risultato
Una ricerca oggettiva può mancare del tutto il tema. L’oggettività dice soltanto che il risultato non dipende dalle persone coinvolte, e niente sul fatto che gli item colgano la caratteristica che ti interessa. Di questo si occupa la validità. Un questionario ben standardizzato con domande sbagliate produce in modo attendibile la stessa immagine falsa.
Conclusione
L’oggettività richiede meno calcoli di tutti i criteri di qualità e si decide per prima. Dopo la raccolta non migliora più, perché le regole dovevano valere prima. Un’ora dedicata alle istruzioni e allo schema di codifica lascia già scritto quel passaggio del capitolo metodologico.
L’oggettività dice che il risultato non dipende da te. Se hai misurato la cosa giusta, questo non lo dice.
Come proseguire
- Vuoi vedere i tre criteri affiancati? Obiettività, attendibilità, validità: definizione ed esempi
- Cerchi la definizione del termine successivo? Cosa significa attendibilità
- Ti serve l’insieme dei criteri? Attendibilità e validità: criteri di qualità della ricerca
- Vuoi il percorso completo? Fondamenti della ricerca empirica
Il nostro consiglio di lettura: Treccani, voci Psicometria e Test psicologico. Le due voci mettono in fila validità, attendibilità, standardizzazione della somministrazione e valori normativi, e sono liberamente consultabili. Per la teoria dei test dietro le tre parti resta utile Moosbrugger, Helfried e Kelava, Augustin (a cura di) (2012): Testtheorie und Fragebogenkonstruktion, 2ª edizione, Springer.
Vuoi che tutte le persone intervistate vedano lo stesso questionario nello stesso ordine?
Con empirio.ai, uno strumento tedesco per sondaggi online, imposti una volta sola le istruzioni, l’ordine delle domande e le scale di risposta e poi distribuisci l’indagine tramite link. L’oggettività della somministrazione è così in gran parte coperta; codifica e interpretazione restano compito tuo.
