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Che cos'è una scala nominale? Definizione ed esempio

La scala nominale ordina le risposte in categorie senza metterle in fila. Ti mostriamo esempi italiani, i calcoli ammessi e la differenza rispetto alla scala ordinale.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 12 settembre 2026Tempo di lettura 12 min

Due numeri dallo stesso insieme di dati: il CAP 20121 e l’età 27. La differenza fra i due si chiama scala nominale.

Entrambi si possono sommare, solo che la somma di tutti i CAP non significa nulla mentre quella di tutte le età sì. La scala nominale è il livello di misura più basso: assegna ogni risposta a una sola categoria e fra queste categorie non esiste né un ordine né una distanza misurabile. Puoi quindi riportare le frequenze e la categoria più diffusa, mai la media né la mediana. Alla fine di questo articolo riconoscerai, per ogni domanda del tuo questionario, se produce dati nominali e quale analisi regge ancora.


📌 Le cose più importanti in breve

  • La scala nominale distingue categorie senza ordinarle.
  • Sesso, corso di laurea, gruppo sanguigno e CAP sono nominali.
  • Sono ammessi frequenze, moda, tabella di contingenza e chi quadrato.
  • Media, mediana e deviazione standard qui non hanno senso.
  • Su una scala nominale un numero è solo un’etichetta.

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Che cos’è una scala nominale?

Una scala nominale è un livello di misura in cui le modalità di un carattere possono soltanto essere distinte e nominate. Fra le categorie non c’è né gerarchia né distanza, per cui su due risposte è possibile una sola affermazione: sono uguali oppure diverse.

Il nome viene dal latino nomen, che significa nome, ed è esattamente ciò che fa questo livello: assegna nomi a delle classi. In italiano un carattere su scala nominale si chiama anche carattere sconnesso, ed è una mutabile le cui modalità si caratterizzano per l’assenza di un ordine precostituito: non è possibile ordinare le unità statistiche, ma solo stabilire se due di esse possiedono o meno lo stesso attributo (Università di Napoli Federico II, Statistica di base).

I quattro livelli di misura risalgono allo psicologo S. S. Stevens, che li ha descritti nel 1946 sulla rivista Science. A proposito della scala nominale scrive che le cifre servono solo da etichette e che parole o lettere svolgerebbero la stessa funzione (Stevens 1946). La sua regola di assegnazione sta in una frase: nessuna classe riceve due cifre diverse e nessuna cifra indica due classi diverse.

Su una scala nominale un numero indica un nome e non una quantità.

Due condizioni che ogni domanda nominale deve rispettare

Da quella regola discendono due requisiti per le modalità di risposta, e i questionari li violano entrambi con regolarità. Le categorie devono escludersi a vicenda, perché ogni persona rientri in una sola casella. E devono essere esaustive, perché ogni persona trovi una casella.

L’esclusività salta prima di tutto sulle fasce numeriche. Proporre classi di età «18-25» e «25-35» permette a una persona di 25 anni di rientrare in due caselle e il conteggio finisce per dipendere dal caso. L’esaustività salta sugli elenchi pensati a partire dal proprio ambiente: una domanda sul titolo di studio che offre solo laurea triennale e magistrale dimentica il diploma, gli ITS e il dottorato.

Dove si colloca la scala nominale fra gli altri livelli e come si determina quello di un carattere lo spiega il nostro articolo sul livello di misura.

Esempi di caratteri nominali

Sono nominali tutti i caratteri le cui modalità si limitano a essere nominate: sesso, corso di laurea, gruppo sanguigno, regione di residenza, stato civile, cittadinanza, lingua madre o la marca del proprio telefono. La tabella mostra per ogni esempio le modalità e la frase che proprio non ne discende.

CarattereModalità possibiliCiò che non ne discende
Gruppo sanguigno0, A, B, AB«AB vale più di A»
Regione di residenzaLombardia, Puglia, Veneto«la regione media»
Linea del tram1, 9, 14«la 14 vale più della 9»

La linea del tram è il più istruttivo dei tre esempi, perché è un numero e tuttavia non conta nulla. Fra la 9 e la 14 non ci sono cinque unità di qualcosa, e quei numeri potrebbero benissimo essere lettere. Con il gruppo sanguigno salta prima all’occhio, perché lì ci sono già delle lettere.

Il caso particolare con due sole categorie

Un carattere nominale con esattamente due modalità si chiama dicotomico o binario, e la statistica italiana parla in questo caso di variabile dicotomica. Sono esempi «ha partecipato» contro «non ha partecipato», oppure «socio» contro «non socio». Questi caratteri sono un caso limite: poiché esiste un solo passaggio fra le due modalità, un ordine non può essere né affermato né smentito.

Le variabili dicotomiche si codificano di solito con 0 e 1, e in questa forma si possono usare anche in procedure che di norma richiedono un livello di misura superiore. La media corrisponde allora alla quota di 1 e assume un significato chiaro di frequenza relativa. È un caso particolare della codifica, non una promozione della scala nominale.

Scala nominale o ordinale: come riconoscere la differenza

Scala nominale e scala ordinale si distinguono su un solo punto, l’ordine. Una scala ordinale dispone le categorie in una gerarchia naturale, una scala nominale no. Tutto il resto è in comune, a cominciare dalla suddivisione in categorie che si escludono.

La prova sta in una sola domanda: esiste una modalità che sia in sé più alta o migliore di un’altra? Con i giudizi insufficiente, sufficiente, buono e ottimo la risposta è sì, buono sta sopra sufficiente, quindi il carattere è ordinale. Con il corso di laurea la risposta è no, perché Psicologia non sta sopra Ingegneria. La delimitazione completa con tutte le regole di calcolo è nel nostro articolo sulla scala ordinale.

Il titolo di studio è ordinale, il corso di laurea è nominale

Titolo di studio e corso di laurea sembrano la stessa cosa a prima vista, perché sono entrambi elenchi di nomi. Il titolo di studio porta però una progressione riconosciuta, dalla licenza media al diploma e poi alla laurea triennale e magistrale, e l’Università di Napoli Federico II usa proprio questo esempio per la scala ordinale. Registrare il titolo come nominale butta via quell’informazione e dopo non puoi più riportare una mediana.

L’ordine sullo schermo non decide nulla

Si legge spesso che una domanda è ordinale perché le sue modalità di risposta compaiono in un certo ordine. Vale solo se l’ordine viene dal carattere stesso e non dalla presentazione. Disporre le venti regioni in ordine alfabetico non le rende ordinali, e ordinarle per popolazione nemmeno: il carattere ordinato sarebbe allora la popolazione e non la regione.

Quando i numeri sono solo etichette

Su una scala nominale i numeri sono nomi e non quantità. Rientrano qui il CAP a cinque cifre, il numero di matricola, il numero di maglia, il prefisso telefonico e i codici 1, 2 e 3 con cui un programma di statistica salva le modalità di risposta. Ognuno di questi numeri può essere sostituito da un altro senza perdere alcuna informazione.

Stevens ha distinto nel 1946 due usi, e la distinzione resta utile. Nel primo ogni singolo oggetto riceve il proprio numero; il suo esempio sono i numeri di maglia nel football americano. Lì l’unico indicatore sensato è il numero di casi. Nel secondo un numero indica un’intera classe con più membri, e solo allora si possono determinare la classe più frequente e le associazioni.

Per il tuo questionario ne discende una regola semplice: il numero di matricola è un identificativo e non una variabile. Sta nel file per poter abbinare le risposte, ma in nessuna analisi.

⚠️ Attenzione

I fogli di calcolo e i programmi di statistica calcolano senza battere ciglio la media di una variabile nominale. Nessun avviso compare, il risultato sembra un numero e finisce così nella tesi. Fissa quindi il livello di misura già quando crei la variabile e annotalo nel libro dei codici.

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Cosa puoi calcolare con dati nominali

Con dati nominali sono ammesse tutte le procedure che si limitano a contare ed escluse tutte quelle che presuppongono un ordine o una distanza. Stevens ha fissato questa ripartizione in una tabella nel 1946 e per la scala nominale ha previsto esattamente tre voci: il numero di casi, la moda e le misure di associazione da una tabella di contingenza. Il prospetto traduce tutto ciò nei calcoli che incontri davvero.

CalcoloScala nominaleMotivo
Frequenza assoluta e relativacontare non presuppone un ordine
Modala categoria con più casi
Tabella di contingenzaconta due caratteri insieme
Test del chi quadratoconfronta frequenze osservate e attese
V di Cramérmisura l’intensità dell’associazione
Mediana e quartilirichiedono un ordine delle categorie
Media e deviazione standardrichiedono distanze uguali
Correlazione di Pearsonlavora sugli scarti dalla media

Il test del chi quadrato è quindi la procedura di riferimento per i caratteri nominali. Confronta le frequenze osservate di una tabella di contingenza con quelle attese in caso di indipendenza e richiede due cose: osservazioni indipendenti e una frequenza attesa di almeno cinque in ogni cella. La seconda condizione è il motivo più frequente per cui un test fallisce su un insieme di dati raccolto per una tesi: molte categorie e pochi casi danno celle troppo poco popolate. Per due gruppi puoi far verificare la significatività.

Per i grafici vanno bene barre e torte

Le frequenze nominali si rappresentano con un grafico a barre o a torta, perché entrambe le forme mostrano solo quote e non affermano alcun ordine. Un istogramma non va bene, perché presuppone classi contigue e ordinate. Nemmeno un diagramma a scatola, perché si basa su mediana e quartili. L’ordine delle barre lo scegli tu, di solito dalla più alla meno frequente.

In regressione i caratteri nominali diventano variabili 0/1

I caratteri nominali si possono benissimo usare in una regressione, solo non nella loro forma grezza. Il carattere viene scomposto in variabili dummy che assumono soltanto 0 o 1. Quattro categorie danno tre dummy e la quarta fa da riferimento con cui le altre vengono confrontate. Qualsiasi programma di statistica lo fa con un clic non appena la variabile è marcata come nominale. Le altre fasi dell’analisi sono nel nostro articolo su statistica descrittiva e inferenziale.

Scala nominale nel questionario: cinque punti da chiarire prima

Che tu ottenga dati nominali lo decide la formulazione della domanda e non l’analisi. Dopo, un carattere può solo essere reso più grossolano, mai più fine. Chiarisci quindi questi cinque punti prima che il sondaggio parta.

  1. Elencare le categorie per intero. Scrivi tutte le modalità che possono comparire nel tuo pubblico, non solo quelle ovvie.
  2. Escludere le sovrapposizioni. Controlla ogni categoria contro tutte le altre, soprattutto nelle fasce numeriche e negli elenchi con termini generici.
  3. Dare un campo di testo alla categoria residua. Un «altro» senza campo di inserimento raccoglie proprio le risposte che poi non potrai ricostruire.
  4. Separare risposta singola e risposta multipla. Decidi consapevolmente se debba essere possibile una sola risposta e formula la domanda di conseguenza.
  5. Rilevare fine invece che grossolano. Chiedi il corso di laurea in testo libero se poi puoi raggruppare tu per aree.
Scala nominale nel questionario di un sondaggio online con modalità di risposta senza ordine

Il punto tre è quello più sottovalutato. Una categoria residua che alla fine attira un quinto delle risposte rende inutilizzabile l’intera domanda, perché il blocco più grande resta senza nome. Con empirio.ai, uno strumento per sondaggi online che arriva dalla Germania, aggiungi un campo di testo a una modalità e cambi l’elenco dopo un pretest senza dover ricreare il questionario.

Una domanda a risposta multipla non dà una variabile, ma diverse

Una domanda a risposta multipla non produce una sola variabile nominale. Ogni modalità diventa una variabile dicotomica a sé, con i valori selezionata e non selezionata. Otto modalità danno quindi otto variabili e le percentuali non sommano a 100. Chi lo trascura riporta poi quote che insieme fanno 180 per cento e deve rifare la tabella. Quale tipo di domanda fornisce quali dati sta nella nostra panoramica dei tipi di domanda.

💡 Consiglio

Fai leggere l’elenco delle categorie a tre persone del tuo pubblico prima dell’invio, con una sola domanda: ti ritrovi qui dentro? Chi non si ritrova poi seleziona «altro» oppure abbandona.

Errori tipici con la scala nominale

La maggior parte degli errori attorno alla scala nominale non nasce nel calcolo ma nella classificazione. Un carattere viene registrato al livello sbagliato e tutto il resto eredita quella decisione. Tre casi ricorrono con particolare frequenza.

Fare la media di codici numerici

Se celibe è salvato come 1, coniugato come 2 e divorziato come 3, qualsiasi programma restituisce diligentemente una media di 1,9. Quel numero non descrive nulla, perché i codici avrebbero potuto essere 7, 3 e 12 e la media sarebbe stata tutt’altra. Riporta invece la frequenza per categoria e la moda.

Registrare come nominale un carattere ordinato

Titolo di studio, soddisfazione e frequenze del tipo mai, raramente e spesso portano un ordine dentro di sé. Trattarli come semplici categorie regala la mediana e tutte le procedure per ranghi. La verifica dura un istante: se una modalità può essere definita sensatamente più o meno di un’altra, il carattere è almeno ordinale.

Lasciare crescere la categoria residua

«Altro» è un ripiego, non una categoria. Non appena questa voce rientra fra le tre risposte più frequenti, l’elenco era incompleto e l’analisi non può dare un nome alla sua parte maggiore. Con un campo di testo il blocco resta scomponibile in seguito; senza, a quell’informazione non arriva più nessuno.

Conclusione

La scala nominale è il livello di misura più semplice e tuttavia quello che nei questionari va storto più spesso. Il motivo sta di rado nella statistica, sta nelle modalità di risposta: se le formuli complete e senza sovrapposizioni, la parte difficile è alle spalle, perché contare è rapido. Tieni a mente la domanda che decide tutto: una modalità vale più di un’altra? Se la risposta è no, hai davanti una scala nominale.

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Domande frequenti

Una scala nominale è il livello di misura più basso e suddivide le risposte in categorie che possono solo essere nominate. Fra le categorie non ci sono ordine né distanza, quindi su due valori si può dire soltanto se sono uguali o diversi. Esempi tipici sono il gruppo sanguigno, il corso di laurea e la regione di residenza.

Sono nominali sesso, stato civile, cittadinanza, lingua madre, corso di laurea, gruppo sanguigno e regione di residenza. Si aggiungono caratteri che sembrano numeri e restano solo nomi: il CAP, il numero di matricola, il prefisso telefonico e il numero di una linea del tram. L’Università di Napoli Federico II usa stato civile e cittadinanza come esempi di riferimento.

La differenza fra scala nominale e scala ordinale sta soltanto nell’ordine. Una scala ordinale dispone le categorie dal meno al più, come i giudizi da insufficiente a ottimo o i titoli di studio. Una scala nominale non lo fa, le sue categorie stanno sullo stesso piano. La prova sta in una domanda: una modalità è in sé migliore di un’altra?

No, su una scala nominale la media non è ammessa, e nemmeno la mediana. Entrambe presuppongono un ordine dei valori che qui non esiste. Sono ammesse la frequenza assoluta e relativa e la moda, cioè la categoria con più casi. S. S. Stevens ha descritto esattamente questa ripartizione nel 1946.

Ai dati nominali si adatta il test del chi quadrato, che confronta le frequenze osservate con quelle attese. Richiede due cose: osservazioni indipendenti e una frequenza attesa di almeno cinque in ogni cella. L’intensità di un’eventuale associazione viene poi indicata dalla V di Cramér.

La scala nominale misura caratteri qualitativi e vale come non metrica, esattamente come la scala ordinale. Metriche sono solo la scala a intervalli e quella di rapporto, perché lì le distanze fra i valori hanno un significato. Su una scala nominale possono comunque comparire numeri, ma sono etichette di categorie e non quantità.

Una domanda a risposta multipla non dà una sola variabile nominale, ma tante variabili dicotomiche quante sono le modalità di risposta. Ogni modalità viene salvata separatamente come selezionata o non selezionata. Per questo le percentuali di una domanda a risposta multipla non sommano a 100 e ogni modalità ha bisogno di una riga propria.

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