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Citare correttamente: regole, tipi di citazione ed esempi

Una citazione tra virgolette si riconosce subito. È nella parafrasi che il riferimento sparisce, anche se ne richiede uno allo stesso modo. Qui trovi le regole di entrambi i casi.

Autore presso empirio.ai - Marvin Depping, cofondatoreda Marvin DeppingAggiornato il 4 settembre 2026Tempo di lettura 13 min

Hai davanti un paragrafo che esprime la tua idea meglio di quanto sapresti fare tu. Se lo riporti alla lettera, ti servono le virgolette. Se lo riformuli, molti danno il problema per risolto.

Citare correttamente significa rendere evidente, per ogni idea presa altrove, da dove proviene, con una precisione tale che un'altra persona possa ritrovare il passo. Il testo ripreso alla lettera va tra virgolette, il contenuto riformulato va nelle tue frasi, ed entrambi portano un riferimento con autore, anno e pagina. In Italia c'è un elemento che sorprende: presentare come propria la tesi di un altro è reato dal 1925.


📌 In sintesi

  • Il plagio è la ripresa di contenuti altrui senza indicare la fonte.
  • Riformulare senza riferimento resta plagio.
  • La legge 475/1925 punisce il plagio negli esami di laurea.
  • La legge sul diritto d'autore impone titolo, autore ed editore.
  • La guida del tuo dipartimento prevale su ogni regola generale.

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Perché citare è obbligatorio e che cosa conta come plagio

Citare non è una formalità. È la condizione che rende il tuo lavoro verificabile: chi legge un'affermazione deve poter risalire a ciò su cui si fonda. Quando il riferimento manca, l'idea altrui sembra tua, e proprio questa confusione trasforma la ripresa in plagio.

Le Linee guida per l'integrità nella ricerca del CNR, nella versione del 2019, descrivono il plagio come l'utilizzo diretto di parti di testo altrui senza indicare le fonti in nota o come citazione. Nello stesso elenco compare la pubblicazione di una traduzione integrale di un testo altrui senza citare la fonte originaria.

Perché riformulare non sostituisce il riferimento

Le linee guida del CNR trattano insieme la ripresa letterale e la traduzione non dichiarata, e questo chiarisce l'equivoco più diffuso sulle citazioni: mettere un'idea altrui nelle tue parole senza indicare la fonte è lo stesso atto del copiarla. Il testo cambia, l'idea che c'è dietro resta di un'altra persona. Per questo qui la parafrasi riceve lo stesso trattamento della citazione tra virgolette.

Il plagio nella tesi è reato in Italia dal 1925

L'Italia è uno dei pochi paesi in cui il plagio in sede d'esame ha una norma penale dedicata. L'articolo 1 della legge 19 aprile 1925, n. 475 punisce chi presenta come propri, negli esami per il conseguimento di titoli accademici, lavori che sono opera di altri. La Corte di cassazione ha confermato l'applicabilità della norma con la sentenza n. 18826 del 12 maggio 2011.

Nella pratica la strada disciplinare arriva quasi sempre prima di quella penale, e la gestisce il tuo ateneo secondo il proprio regolamento. Una raccolta ordinata dei riferimenti normativi la trovi nella pagina antiplagio delle Biblioteche dell'Università di Pavia. Che cosa succede quando si apre un caso lo spieghiamo nel nostro articolo sul controllo antiplagio della tesi.

Citazione diretta: riportare alla lettera senza cambiare nulla

Una citazione diretta riproduce esattamente un passo tratto da un'altra fonte, segnalato dalle virgolette e seguito da un riferimento con la pagina. Ortografia, punteggiatura ed evidenziazioni restano come compaiono nell'originale, anche quando risultano datate o sbagliate.

Questo dovere di fedeltà spiega perché la citazione diretta si usa molto meno di quanto immaginino gli studenti. Riportare un passo dimostra soltanto che lo hai trovato, non che lo hai capito. La citazione letterale trova il suo posto nelle definizioni, nelle formulazioni particolarmente riuscite e ovunque tu analizzi poi le parole esatte.

Puoi intervenire all'interno di una citazione, ma ogni intervento deve restare visibile. Quattro convenzioni coprono quasi tutto ciò che si presenta in un elaborato finale.

  • Omissione: tre punti tra parentesi quadre, cioè [...]. Alcune guide più vecchie distinguono anche tra una e più parole omesse, cosa che non si usa più.
  • Aggiunta tua: va tra parentesi quadre con una sigla, per esempio [n.d.r.].
  • Errore nell'originale: si mette [sic] subito dopo, così si vede che lo sbaglio non è tuo.
  • Evidenziazione tua: si segnala nel riferimento, con la formula «corsivo mio».

Da quante parole una citazione diventa un blocco rientrato

Le citazioni lunghe si compongono in un blocco rientrato e perdono le virgolette. Dove passi la soglia lo decide lo stile bibliografico, e le cifre divergono parecchio. L'American Psychological Association indica un numero preciso: secondo le regole APA sulle citazioni, ogni citazione di 40 parole o più si compone come blocco, rientrata e senza virgolette.

L'uso italiano non fissa una cifra equivalente. La regola pratica più diffusa consiste nel rientrare a partire da tre o quattro righe, senza che nessuna autorità la imponga. Se la guida del tuo dipartimento indica un'altra soglia, vale quella. Se non dice nulla, scegline una e applicala in tutto l'elaborato.

💡 Consiglio

Annota la pagina nel momento stesso in cui copi un passo, non dopo. Le citazioni senza numero di pagina sono la prima causa di quelle sfogliate frenetiche di interi volumi negli ultimi giorni prima della consegna.

Citazione indiretta: parole tue, e comunque un riferimento

Una citazione indiretta, detta anche parafrasi, riporta il contenuto di una fonte altrui con parole tue e continua a portare un riferimento completo. Le virgolette spariscono, l'indicazione della fonte no. La parafrasi è il caso normale in un lavoro accademico e la citazione letterale l'eccezione.

Una parafrasi vera cambia la struttura della frase e il lessico, non soltanto qualche termine. Sostituire parole con sinonimi lasciando intatta la sintassi dell'originale produce una citazione mal camuffata, non una parafrasi. I programmi di similarità individuano quei passaggi senza difficoltà, e la commissione li nota dallo stacco di stile.

Serve il numero di pagina in una parafrasi?

Gli stili non concordano su questo punto, e il disaccordo genera confusione reale. Il sistema autore-data di uso italiano attende in genere la pagina, perché rinvia a un passo preciso. APA 7 la raccomanda senza imporla e la riserva alle opere lunghe. I sistemi a nota a piè di pagina la portano sistematicamente.

Stile bibliograficoRiferimento nella parafrasiNumero di pagina
Autore-data, uso italiano(Rossi, 2023, p. 45)di norma atteso
APA 7(Rossi, 2023)raccomandato, non obbligatorio
Nota a piè di paginanota con autore, titolo e paginasistematico
Vancouverrimando numerato nel testousato di rado

Situazione: settembre 2026, soggetta a modifiche.

I verbi introduttivi fanno il lavoro delle virgolette

Poiché la parafrasi non porta virgolette, chi legge ha bisogno di un altro segnale per capire che una posizione appartiene a qualcun altro. I verbi introduttivi svolgono questo ruolo: «Rossi sostiene», «Rossi rileva», «Rossi ipotizza». La scelta del verbo indica anche quanto peso attribuisci alla fonte, ed è per questo che «afferma» e «dimostra» non sono intercambiabili.

Il vantaggio pratico si vede nei passaggi lunghi. Se un paragrafo si apre con un verbo introduttivo e si chiude con il riferimento, tutto ciò che sta in mezzo è visibilmente attribuito. Senza questa cornice, un riferimento a fine paragrafo lascia le frasi precedenti con l'aria di essere analisi tua, che è esattamente l'errore descritto più avanti.

Citazione di seconda mano: quando l'originale è irraggiungibile

Una citazione di seconda mano riprende un'affermazione che non hai letto nell'originale ma trovato citata in un'altra opera. L'uso italiano la segnala con la formula «citato in», che nomina entrambe le fonti in un unico riferimento. Nomini due lavori e ne hai letto uno solo.

Questo espediente è ammesso soltanto se la fonte primaria è davvero irraggiungibile: un'opera fuori catalogo, un manoscritto inedito o un testo in una lingua che non leggi. Irraggiungibile non significa assente dalla biblioteca del tuo dipartimento. Il prestito interbibliotecario ti costa qualche giorno ed è la via normale.

Una citazione di seconda mano si presenta così nei due sistemi più diffusi. Gli elementi restano gli stessi e cambia soltanto l'ordine.

  • Autore-data, nel testo: (Ferrari, 1998, citato in Rossi, 2023, p. 45)
  • APA 7, nel testo: (Ferrari, 1998, come citato in Rossi, 2023)

La bibliografia riporta soltanto l'opera che hai davvero avuto in mano, quindi Rossi in entrambi i casi. Inserire entrambi i titoli equivale a dichiarare una lettura che non è avvenuta, e un membro della commissione che verifichi se ne accorgerà.

⚠️ Attenzione

Una citazione di seconda mano eredita anche gli errori della fonte intermedia. Date sbagliate, affermazioni accorciate e frasi estratte dal contesto passano senza controllo nel tuo lavoro. Quando queste citazioni si accumulano in un capitolo, la commissione lo legge come segno che la letteratura di base non è stata letta.

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Quali fonti puoi citare

Prima della domanda su come citare viene quella su che cosa si possa citare. Lo decidono due criteri distinti che vengono regolarmente confusi: una fonte deve essere rintracciabile e deve essere scientificamente attendibile. Le due condizioni valgono insieme, non l'una al posto dell'altra.

Una fonte è rintracciabile se è stata pubblicata e resta accessibile a terzi. È una pura questione di accesso. È attendibile se il suo contenuto soddisfa le esigenze scientifiche, cioè se è nato in modo trasparente, è passato per una revisione tra pari o redazionale e può essere attribuito a una persona o a un'istituzione responsabile.

Fonti che soddisfano entrambi i criteri

  • Articoli di riviste con revisione tra pari, rintracciabili tramite DOI.
  • Monografie e volumi collettanei di editori scientifici.
  • Statistiche ufficiali, per esempio dell'Istituto nazionale di statistica.
  • Tesi di dottorato depositate e accessibili nei repository di ateneo.

Fonti che non passano, e su quale punto esattamente

  • Le dispense del corso sono raramente pubbliche e quindi non rintracciabili.
  • Le voci di Wikipedia sono rintracciabili ma non nominano un responsabile, quindi non sono attendibili.
  • Le risposte di un modello linguistico non sono riproducibili e cadono già sul primo criterio.
  • La stampa scandalistica è rintracciabile, ma non attendibile come prova di un fatto.

Il caso della stampa scandalistica mostra perché l'attendibilità non si decide in astratto. Se scrivi sulla politica pensionistica, da lì non prendi cifre. Se scrivi sul trattamento mediatico della politica pensionistica, quegli articoli sono esattamente ciò che citi, come materiale e non come prova. A decidere è il ruolo che la fonte svolge nella tua argomentazione.

Per le fonti online si aggiunge la questione della stabilità, perché le pagine spariscono e gli indirizzi cambiano. Quali dati rendono completa una fonte web e come proteggerla dai link morti lo trattiamo nel nostro articolo sulle fonti internet. Per le opere a stampa vale la stessa logica dell'articolo su come citare i libri.

Quale stile bibliografico scegliere: quattro sistemi a confronto

Uno stile bibliografico stabilisce dove si colloca il riferimento e in quale ordine compaiono i suoi elementi. Nella sostanza tutti gli stili chiedono le stesse cose: autore, anno, titolo e collocazione. Si distinguono per la forma, non per il contenuto, ed è per questo che la scelta pesa meno di quanto sembri.

I quattro sistemi diffusi negli atenei italiani si raggruppano in due famiglie. I sistemi autore-data collocano un riferimento breve tra parentesi nel corpo del testo. I sistemi a nota lo rimandano a piè di pagina e tengono il testo libero da parentesi. Mescolare i due in uno stesso lavoro è l'errore di forma più frequente.

Stile bibliograficoRiferimento nel testoDiffuso in
Nota a piè di paginarimando a piè di paginagiurisprudenza, storia, lettere
Autore-data, uso italiano(Rossi, 2023, p. 45)economia e scienze sociali
APA 7(Rossi, 2023, p. 45)psicologia, scienze della formazione
Vancouverrimando numerato nel testomedicina e scienze della vita

Nessuno stile è imposto a livello nazionale. La guida del tuo dipartimento viene per prima, anche quando si discosta dall'uso della disciplina; in mancanza di indicazioni, allineati alla letteratura che già leggi. La norma tecnica esiste, UNI ISO 690:2021, ma è a pagamento, costa 115 euro più IVA ed è disponibile soltanto in inglese, il che ne spiega la scarsa diffusione negli atenei.

C'è poi un vincolo legale che pochi conoscono. L'articolo 70, comma 3, della legge 633/1941 sul diritto d'autore stabilisce che il riassunto, la citazione o la riproduzione devono sempre essere accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratta di una traduzione, del traduttore. I due sistemi più usati fuori dall'Italia li spieghiamo negli articoli sullo stile Harvard e sulla citazione in nota.

Elaborato finale e tesi non sono la stessa cosa

Nel sistema universitario italiano il lavoro conclusivo della laurea triennale si chiama elaborato finale, mentre il termine tesi è riservato alla laurea magistrale e al dottorato. La differenza non è solo terminologica: cambiano l'ampiezza attesa, il grado di originalità richiesto e spesso anche la composizione della commissione.

Per le citazioni questa distinzione ha conseguenze concrete. Da un elaborato finale ci si aspetta soprattutto una ricostruzione ordinata e correttamente referenziata della letteratura esistente. Da una tesi magistrale ci si aspetta in più un contributo proprio, e quindi una separazione visibile tra ciò che hai letto e ciò che hai aggiunto tu.

Cambia anche l'assetto della supervisione. Nell'elaborato triennale c'è di norma il solo relatore, mentre nella tesi magistrale compare spesso anche un correlatore, che legge il testo con occhi diversi. Due lettori significano due possibilità che una fonte poco solida venga notata.

Da qui una regola pratica valida per entrambi i casi. Quando riprendi un'argomentazione dalla letteratura, chiuditi la frase chiedendoti se un lettore capirebbe da solo dove finisce la posizione altrui e dove comincia la tua. Se la risposta non è immediata, manca un verbo introduttivo o manca il riferimento.

Errori frequenti nelle citazioni

La maggior parte dei rilievi della commissione non nasce dalla mancata conoscenza delle regole, ma dagli ultimi giorni prima della consegna, quando i riferimenti si aggiungono dopo invece di annotarli durante la lettura. Quattro errori ricorrono abbastanza spesso da giustificare una rilettura mirata.

Ognuno dei quattro si verifica in pochi minuti se lo cerchi di proposito. Una passata sull'intero testo è più efficace di un esame capitolo per capitolo. Dove si colloca la citazione nel percorso complessivo lo descriviamo nel nostro articolo sul lavoro accademico.

Un riferimento a fine paragrafo che dovrebbe coprirlo tutto

Un riferimento vale per la frase in cui si trova, non retroattivamente per tutto ciò che precede. Riassumere cinque frasi di una fonte e mettere un solo rimando dopo la quinta lascia quattro frasi senza attribuzione. La soluzione pulita consiste nell'aprire il passaggio con un verbo introduttivo, del tipo «Rossi distingue tre approcci», e collocare il riferimento alla fine.

Due stili bibliografici nello stesso lavoro

Far convivere un sistema a nota con uno autore-data è l'errore di forma più comune nelle tesi. Nasce quasi sempre dal riutilizzo di lavori propri scritti in semestri diversi. Decidi presto un sistema e rileggi con priorità il capitolo che hai scritto per primo.

La citazione letterale è stata levigata di nascosto

Una citazione in cui è stata adattata una desinenza, aggiunta una parola o modernizzata un'ortografia antica non è più una citazione letterale. Ogni modifica appartiene alle parentesi quadre. Se le parentesi rendono la frase illeggibile, è il segnale che in quel punto conviene una parafrasi.

La fonte compare nel testo ma non in bibliografia

Ogni fonte citata nel testo compare anche in bibliografia, e viceversa lì non figura nulla che il testo non menzioni mai. Entrambe le cose saltano all'occhio di chi sfoglia la fine del documento. Il modo più rapido di trovare questi buchi è percorrere la bibliografia dal fondo cercando ogni voce nel testo.

Conclusione

Citare bene dipende meno dalla conoscenza delle regole che dalla disciplina durante la lettura. Chiarisci prima quale stile richiede il tuo dipartimento, annota autore, anno e pagina nel momento in cui leggi invece che dopo, e tratta la parafrasi con lo stesso rigore della citazione letterale.

Quello che annoti mentre leggi non dovrai cercarlo mentre scrivi. Quasi tutti gli errori di citazione nascono dopo la lettura.

Come proseguire


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Domande frequenti

Citare correttamente significa rendere evidente, per ogni idea presa altrove, da dove proviene, con una precisione tale che un'altra persona possa ritrovare il passo. Il testo ripreso alla lettera va tra virgolette, quello riformulato nelle tue frasi, ed entrambi portano un riferimento con autore, anno e pagina. La forma esatta la fissa la guida del tuo dipartimento.

Sì, in un caso specifico. L'articolo 1 della legge 19 aprile 1925, n. 475 punisce chi presenta come propri, negli esami per il conseguimento di titoli accademici, lavori che sono opera di altri. La Corte di cassazione ha confermato l'applicabilità della norma con la sentenza n. 18826 del 12 maggio 2011.

Sì. Le Linee guida per l'integrità nella ricerca del CNR trattano insieme la ripresa letterale e la traduzione non dichiarata, e in entrambi i casi il problema è la fonte mancante. Una parafrasi senza riferimento è quindi plagio esattamente come una copia letterale, anche se nessuna frase coincide con l'originale.

L'articolo 70, comma 3, della legge 633/1941 stabilisce che il riassunto, la citazione o la riproduzione devono sempre essere accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratta di una traduzione, del traduttore. Citare bene in Italia è quindi anche un requisito di legge, non solo una regola accademica.

Nel sistema universitario italiano il lavoro conclusivo della laurea triennale si chiama elaborato finale, mentre il termine tesi è riservato alla laurea magistrale e al dottorato. Cambiano l'ampiezza attesa e il grado di originalità richiesto. Nella magistrale compare spesso anche un correlatore accanto al relatore.

La norma tecnica è UNI ISO 690:2021, che però è a pagamento, costa 115 euro più IVA ed è disponibile soltanto in inglese. Questo ne spiega la scarsa diffusione negli atenei italiani. Nessuno stile bibliografico è imposto a livello nazionale, quindi la guida del tuo dipartimento resta il riferimento vincolante.

APA 7 fissa una soglia precisa a 40 parole, oltre la quale la citazione si compone rientrata e senza virgolette. L'uso italiano non conosce una cifra equivalente e applica una regola pratica di tre o quattro righe. Se la guida del tuo dipartimento indica un'altra soglia, vale quella.

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