Hai trovato una pagina web che documenta esattamente la tesi del tuo lavoro. Nel riferimento, però, manca quasi sempre metà dei dati: nessun autore, nessuna data, in compenso una URL lunga tre righe. Gli errori nascono quasi tutti lì, non nella scelta dello stile.
Una fonte online si cita indicando autore, data di pubblicazione o di aggiornamento, titolo, nome del sito e la URL, con la data dell'ultima consultazione se lo stile lo richiede. Nel testo compare un rimando tra parentesi oppure una nota a piè di pagina. Lo stile da usare lo indica il relatore.
📌 In sintesi
- Ogni fonte online richiede autore, data, titolo, sito e URL.
- APA 7 chiede la data di consultazione solo per pagine mutevoli.
- Tre atenei italiani danno tre definizioni diverse di sitografia.
- Lo stile di citazione lo decide il relatore, non una norma.
- Pew Research Center 2024: sparito il 38 per cento delle pagine.
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Inizia gratisChe cosa conta come fonte online e quando puoi citarla
Una fonte online è un testo, un'immagine, un video o un insieme di dati pubblicato in rete e raggiungibile tramite una URL, senza che esista una versione a stampa con una propria numerazione di pagina. Il luogo del ritrovamento, da solo, non basta a definirla.
La distinzione viene spesso trascurata ed è la prima causa di riferimenti sbagliati. Un articolo di rivista resta un articolo di rivista anche se lo hai scaricato in PDF: si cita con annata, fascicolo, pagine e, se disponibile, con il DOI. Un ebook resta un libro, come spiega il nostro contributo su come citare i libri. Sono fonti online in senso proprio soltanto i contenuti che esistono unicamente in rete: post di blog, comunicati stampa, pagine istituzionali, enciclopedie collaborative, portali statistici, video e messaggi sui social.
La seconda domanda riguarda l'attendibilità. Il manuale Come scrivere la tesi di laurea, redatto per il corso di laurea in Lingue, letterature e culture moderne della Scuola di scienze umane dell'Università di Padova e fermo all'anno accademico 2016/17, invita a selezionare solo siti collegati a un ateneo o a un editore riconosciuto e a escludere i siti privi di controllo scientifico, nominando espressamente le enciclopedie collaborative. Lo stesso testo chiede di citare le monografie fuori copyright dall'edizione cartacea anche quando in rete circola una versione di pubblico dominio, e precisa che per un articolo consultato in una banca dati, se la pagina riproduce l'impaginazione originale, il nome della banca dati non va indicato.
I sei elementi di un riferimento a una fonte online
Un riferimento completo a una fonte online si compone di sei elementi: autore, data, titolo, nome del sito, URL e, secondo lo stile adottato, data di consultazione. Cambiano l'ordine e la punteggiatura fra uno stile e l'altro, non gli elementi.
Tutti e sei si trovano sulla pagina stessa oppure nei dati editoriali del sito. Conviene raccoglierli in questo ordine prima di dare forma al riferimento. Chi formatta prima e cerca dopo dimentica con regolarità la data di aggiornamento.
| Elemento | Dove trovarlo | Se manca |
|---|---|---|
| Autore | sopra o sotto il testo, altrimenti nei dati editoriali | subentra l'ente responsabile, poi il titolo |
| Data | testata del contributo, piè di pagina, avviso di aggiornamento | si segnala con l'abbreviazione «s.d.» |
| Titolo | intestazione del contributo, in subordine la scheda del browser | si descrive brevemente la funzione della pagina |
| Nome del sito | testata, logo, dati editoriali | si usa il dominio senza protocollo |
| URL | barra degli indirizzi, meglio il collegamento permanente | non si omette mai: senza URL la fonte non è rintracciabile |
| Data di consultazione | il giorno del tuo ultimo accesso alla pagina | obbligatoria solo in alcuni stili |
Sull'autore vale una regola semplice: se manca una persona, prende il suo posto l'ente responsabile, per esempio un istituto di statistica o un ateneo. Solo se manca anche quello il titolo passa in prima posizione.
Sulla data l'aggiornamento ha la precedenza sulla prima pubblicazione, perché ti riferisci alla versione che hai letto. Per le fonti online si indica di norma il giorno intero e non solo l'anno: è l'unico modo per distinguere due versioni della stessa pagina. Quando la data non compare da nessuna parte, il manuale padovano per la tesi in Lingue e culture moderne prescrive l'abbreviazione «s.d.», che sta per senza data.
La data di consultazione: quando è obbligatoria e quando no
La data di consultazione non è richiesta da tutti gli stili di citazione, contrariamente a un'idea molto diffusa. APA, MLA e Chicago la prevedono solo in casi eccezionali, mentre i vademecum italiani che descrivono la sitografia la chiedono quasi sempre accanto alla URL.
Il motivo della prudenza degli stili anglosassoni sta nella logica del riferimento: se la pagina porta una data di pubblicazione o di modifica, la versione è già identificata in modo univoco. La data di consultazione, in quel caso, dice qualcosa sul tuo calendario e nulla sulla fonte.
| Stile | Data di consultazione | Che cosa prevede la regola |
|---|---|---|
| APA 7 | solo in via eccezionale | pagine non archiviate e destinate a cambiare |
| MLA 9 | facoltativa | consigliata se la data manca o la pagina è instabile |
| Chicago 18 | in sostituzione | solo se mancano data di pubblicazione e di modifica |
| Sitografia italiana | quasi sempre | nessuna norma, dipende dal vademecum del dipartimento |
Stato: agosto 2026, aggiornamenti possibili.
L'American Psychological Association formula la regola in modo asciutto: la data di consultazione entra nel riferimento solo se la fonte non è archiviata ed è destinata a cambiare nel tempo. Il testo si legge nelle linee guida APA sulle retrieval dates. Rientrano nel caso un wiki aperto alle modifiche o un profilo social, non un comunicato stampa datato.
Il Chicago Manual of Style, giunto alla diciottesima edizione, indica la versione archiviata come alternativa equivalente alla data di accesso, come si legge nel Citation Quick Guide. La Modern Language Association, dal canto suo, classifica la data di accesso come elemento facoltativo di MLA 9.
⚠️ Attenzione
La data di consultazione non sostituisce una data di pubblicazione mancante. Se mancano entrambe, segnala la fonte con «s.d.» e verifica se esiste una fonte più solida per sostenere la stessa affermazione.
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Inizia gratisCitare una fonte online: esempi nei quattro stili
I quattro stili più diffusi dispongono gli stessi sei elementi in ordini diversi. Perché la differenza sia visibile, in tutti gli esempi compare la stessa fonte: l'indagine del Pew Research Center sulla scomparsa dei contenuti web, pubblicata il 17 maggio 2024.
Una premessa ti risparmia molto lavoro di revisione: gli stili sono sistemi chiusi. Il manuale per la tesi del corso di laurea in Lingue, letterature e culture moderne di Padova distingue la citazione per autore, chiamata anche citazione in chiave o all'americana, dalla citazione estesa in nota, e aggiunge che qualunque sia il tipo scelto soltanto quello dovrà essere usato in modo coerente in tutta la tesi. Lo stesso principio compare nel prospetto degli stili citazionali dell'Università di Palermo, che chiede di adottare un unico stile in modo omogeneo e coerente nell'intero testo. Le basi sono nella nostra guida su come citare correttamente.
Citare una fonte online in stile APA 7
APA 7 apre con autore e anno, mette il titolo in corsivo e indica poi il nome del sito. Il riferimento si chiude con la URL, senza punto finale, perché il punto rischia di finire dentro il collegamento. La data di consultazione non compare, dato che la pagina porta una data di pubblicazione fissa.
Bibliografia: Chapekis, A., Bestvater, S., Remy, E., & Rivero, G. (2024, 17 maggio). When online content disappears. Pew Research Center. https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/05/17/when-online-content-disappears/
Nel testo: (Chapekis et al., 2024)
Citare una fonte online in stile Harvard
La citazione Harvard lavora anch'essa con autore e anno, colloca però il titolo in corsivo dopo l'anno e introduce la URL con una formula fissa. Nella variante britannica la data di accesso è obbligatoria. Il prospetto dell'Università di Palermo associa Harvard all'area economica e, più in generale, alle scienze naturali, biologiche e mediche. I dettagli sono nel nostro contributo sulla citazione Harvard.
Bibliografia: Chapekis, A., Bestvater, S., Remy, E. e Rivero, G. (2024) When online content disappears. Disponibile su: https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/05/17/when-online-content-disappears/ (consultato il 27 agosto 2026).
Nel testo: (Chapekis et al. 2024)
Citare una fonte online con la citazione estesa in nota
La citazione estesa colloca il riferimento in una nota a piè di pagina e riprende l'opera per esteso in bibliografia. Nel testo la citazione diretta va tra virgolette caporali, secondo il modello adottato dal DISFOR dell'Università di Genova, e il richiamo di nota segue subito dopo. La data dell'ultima consultazione accompagna la URL, perché il sistema non prevede un trattamento normato delle pagine mutevoli.
Nota, prima occorrenza: Chapekis A. e altri, When Online Content Disappears, Pew Research Center, 17 maggio 2024, https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/05/17/when-online-content-disappears/ (consultato il 27 agosto 2026).
Nota, occorrenze successive: Cfr. Chapekis A. e altri, When Online Content Disappears, cit.
Citare una fonte online in stile Chicago 18
Chicago prevede nella diciottesima edizione due sistemi, e quello con note e bibliografia è il più vicino alla citazione estesa. Nella nota il nome dell'autore resta nell'ordine diretto e il titolo precede il nome del sito; in bibliografia il primo autore è invertito e i coautori seguono per esteso. La data di accesso entra solo se mancano sia la data di pubblicazione sia quella di modifica. L'Università di Palermo colloca Chicago nell'area umanistica.
Nota: Athena Chapekis e altri, «When Online Content Disappears», Pew Research Center, 17 maggio 2024, https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/05/17/when-online-content-disappears/.
Bibliografia: Chapekis, Athena, Sarah Bestvater, Emma Remy e Gonzalo Rivero. «When Online Content Disappears». Pew Research Center, 17 maggio 2024. https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/05/17/when-online-content-disappears/.
Casi particolari: nessun autore, PDF, video, social, chat con l'IA
I casi particolari seguono tutti la stessa logica: quando manca un elemento, subentra quello immediatamente successivo per importanza, e la lacuna viene segnalata invece di essere taciuta. Inventare non è mai un'opzione, nemmeno un anno che sembra plausibile.
Sette situazioni coprono quasi tutto ciò che compare in una tesi. Per ognuna resta valida la prescrizione del tuo corso di laurea.
- Nessun autore: subentra l'ente responsabile della pagina. Se non è riconoscibile nemmeno quello, il riferimento si apre con il titolo.
- Nessuna data: «s.d.» negli usi italiani, «n.d.» in APA e MLA. In APA l'abbreviazione compare anche nel rimando nel testo.
- PDF su un sito: si cita secondo il tipo di documento, quindi come rapporto, opuscolo o saggio, indicando la URL del file e non quella della pagina di raccolta.
- Video: il canale funge da autore, la data di caricamento da data, il titolo del video da titolo, con il minutaggio per un passaggio preciso.
- Post sui social: nome del profilo, data, prime parole del messaggio come titolo e collegamento permanente al singolo post, mai alla pagina del profilo.
- Testo normativo: si cita con la denominazione ufficiale, l'articolo e la versione vigente, non come pagina web.
- Chat con un'IA: le risposte dei modelli linguistici non sono riproducibili né verificabili da terzi. Molti corsi chiedono perciò una dichiarazione sull'uso invece di un riferimento.
Il caso dell'intelligenza artificiale merita una precisazione, perché le prescrizioni cambiano di continuo dal 2023. L'American Psychological Association ha pubblicato esempi di riferimento dedicati agli strumenti generativi e li tratta come software, con l'azienda in posizione di autore. Il regolamento del tuo corso stabilisce se quella soluzione sia ammessa, se serva una dichiarazione o se l'uso sia vietato. Verifica prima di citare, non dopo.
La sitografia: tre atenei, tre risposte diverse
La sitografia è un elenco separato delle fonti web che segue la bibliografia ed è una consuetudine tipicamente italiana. Sul suo contenuto i vademecum universitari danno indicazioni che non coincidono, quindi leggi per prima cosa quello del tuo dipartimento.
Il dipartimento LILEC dell'Università di Bologna adotta la lettura più stretta. Il suo vademecum sul sistema autore-data stabilisce che «la sitografia si rende necessaria solo se nel corpo dell'elaborato è stata citata almeno una fonte web, cioè un documento pubblicato online che non ha autore e data» e chiarisce che gli articoli scientifici con autore e data restano riferimenti bibliografici.
| Ateneo | Che cosa entra in sitografia | Data di consultazione |
|---|---|---|
| Bologna, LILEC | solo fonti web prive di autore e di data | sì, tra parentesi dopo la URL |
| Padova, Lingue e culture moderne | ogni sito, distinto tra fonti primarie e critiche | sì, data dell'ultima visita |
| Genova, DISFOR | siti, contributi telematici e fonti informatiche | non prevista tra gli elementi |
La distanza fra le tre impostazioni è concreta. Il prospetto del DISFOR dell'Università di Genova fa rientrare nella sitografia i siti internet, i contributi telematici e le fonti informatiche consultati o citati nella tesi, ed elenca come elementi il titolo, il nome del sito con i proprietari, l'anno di pubblicazione e la URL. Il manuale padovano, fermo all'anno accademico 2016/17, chiede invece per ogni sito la data dell'ultima visita e riporta la URL solo in sitografia e in bibliografia.
Un dettaglio del vademecum bolognese sorprende chi arriva dagli stili anglosassoni. Lo stesso testo che, per il sistema autore-data, ammette soltanto note di contenuto affida poi il rimando alle fonti web a una nota: «la stessa fonte web è quindi menzionata almeno due volte, in nota e nella sitografia finale».
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Inizia gratisChi decide lo stile di citazione e che cosa rischi
In Italia nessuna norma di legge impone uno stile di citazione, e la scelta spetta al relatore. Il manuale per la tesi del corso di laurea in Lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Padova, fermo all'anno accademico 2016/17, lo scrive senza giri di parole: «È possibile usare due tipi di citazione: la citazione per autore e la citazione estesa. Per la scelta consultate il relatore».
Alcuni atenei associano gli stili alle aree disciplinari. Il prospetto degli stili citazionali dell'Università di Palermo assegna gli stili autore-data alle scienze sociali, gli stili con note all'area umanistica e alle belle arti, Harvard alle scienze naturali, biologiche e mediche, e MLA all'area linguistica, aggiungendo che è importante usare un unico stile in modo omogeneo e coerente nell'intero testo.
La regola generale, quindi, è che vale la prescrizione del tuo corso di laurea. L'eccezione è il caso in cui una prescrizione non esista: allora scegli uno stile consolidato e lo applichi in modo uniforme dalla prima all'ultima pagina. Competente per l'interpretazione resta il relatore, non una guida in rete. Questo contributo non sostituisce una consulenza sulle regole d'esame del tuo ateneo.
Riferimenti falsi nella tesi: il quadro sanzionatorio
Il riferimento normativo che gli atenei italiani richiamano in materia è la legge 475 del 1925. In un avviso agli studenti del 2019 il Dipartimento di Culture e Civiltà dell'Università di Verona ricorda che copiare durante un esame universitario costituisce reato penale, citando l'articolo 1: «Chiunque in esami o concorsi presenta come propri lavori che sono opera di altri è punito con la reclusione da tre mesi a un anno».
La disposizione, per come la richiamano gli atenei, riguarda i lavori presentati come propri pur essendo opera di altri. Un riferimento incompleto per distrazione è un'altra cosa e ricade nella valutazione del relatore, non in quel quadro. Il testo ufficiale della legge non risulta consultabile sul portale normativo, quindi la formulazione riportata qui è quella dell'ateneo.
Non è lo stile a decidere il voto, ma il fatto che tu lo applichi allo stesso modo in tutta la tesi.
Link morti: perché la URL da sola non basta
Una URL non è un indirizzo stabile, ma uno stato. Secondo l'indagine del Pew Research Center del maggio 2024, il 38 per cento delle pagine esistenti nel 2013 non era più raggiungibile dieci anni dopo. Il 23 per cento dei siti di informazione esaminati conteneva almeno un link morto e più della metà delle voci enciclopediche analizzate aveva almeno un rimando non più funzionante.
Per una tesi la questione è pratica: se qualcuno controlla le tue fonti un anno dopo la discussione, la pagina può essere sparita. Quando la fonte è una tesi di dottorato, però, in Italia esiste un appiglio in più.
Le tesi di dottorato discusse negli atenei italiani vanno depositate presso le Biblioteche Nazionali Centrali di Firenze e di Roma, e da luglio 2024 la piattaforma pubblica è raggiungibile all'indirizzo tesidottorato.depositolegale.it. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze precisa che tutte le tesi ricevono un identificatore persistente NBN e che la maggioranza esce in accesso aperto, con un eventuale embargo in generale mai superiore a trentasei mesi.
Tre strumenti riducono il rischio per tutte le altre fonti, e nessuno costa nulla.
- DOI: il Digital Object Identifier punta stabilmente a un documento anche quando l'editore cambia indirizzo. Crossref chiede nelle Display Guidelines di indicare sempre il collegamento nella forma https://doi.org/10.xxxx.
- NBN: il National Bibliography Number è un identificatore persistente basato su URN che individua una pubblicazione digitale depositata, a prescindere dal server.
- Archivio web: la Wayback Machine dell'Internet Archive conserva una copia datata della pagina a un indirizzo proprio e consente espressamente di collegarla.
💡 Consiglio
Salva ogni fonte online il giorno stesso della consultazione con la funzione «Save Page Now» della Wayback Machine e annota l'indirizzo dell'archivio. Chicago 18 permette di citare quella copia al posto dell'indirizzo originale.
Errori tipici nella citazione delle fonti online
La maggior parte delle penalizzazioni sulle fonti online nasce dalla fretta degli ultimi giorni prima della consegna, non dall'ignoranza delle regole. Quattro errori ricorrono con una frequenza tale da meritare un controllo mirato.
Una correzione mirata costa pochi minuti per ciascuno dei quattro errori. Conviene fare la verifica una volta sola sull'intera bibliografia, invece di procedere riferimento per riferimento mentre scrivi.
Homepage al posto della pagina specifica
Un riferimento deve portare esattamente alla pagina su cui si trova l'affermazione che stai documentando. Chi indica la homepage del sito costringe chi legge a cercare e non assolve la funzione del riferimento. Il problema riguarda soprattutto i portali statistici e i siti istituzionali, la cui pagina iniziale cambia ogni giorno. Prendi l'indirizzo della pagina interna e preferisci il collegamento permanente, se il sito ne offre uno.
Trattini di sillabazione dentro la URL
Una URL non va mai spezzata con un trattino di sillabazione, perché il segno potrebbe far parte dell'indirizzo e rendere il collegamento inservibile. Gli indirizzi lunghi si mandano a capo dopo una barra, oppure si disattiva la sillabazione automatica per quel riferimento. Nemmeno i servizi di accorciamento risolvono il problema: possono essere disattivati e nascondono la provenienza della fonte.
Anno del copyright preso per data di pubblicazione
L'anno in fondo alla pagina si riferisce al sito nel suo insieme e non al singolo contributo, quindi non è una data di pubblicazione. Chi lo trascrive finisce per datare al 2026 un testo del 2019. Cerca la data sul contributo stesso, controlla un eventuale avviso di aggiornamento e segnala la fonte con «s.d.» soltanto se non emerge nulla.
Sitografia costruita senza leggere il vademecum
Un elenco separato per le fonti web ha senso solo se il tuo dipartimento lo prevede, e i vademecum italiani non concordano su che cosa vada inserito. Con la lettura stretta finiscono in sitografia soltanto i documenti online privi di autore e di data, con quella ampia tutte le risorse consultate in rete. Chiedi al relatore quale delle due impostazioni vale per la tua tesi, prima di compilare l'elenco.
Conclusione
Citare le fonti online è meno una questione di regole che di cura nel raccogliere i sei elementi. Chiarisci per prima cosa quale stile prescrive il tuo corso, raccogli autore, data, titolo, nome del sito e collegamento permanente già durante la lettura, e salva la pagina in un archivio web prima che sparisca. La data di consultazione la indichi solo se il tuo stile la prevede.
Il punto specificamente italiano resta la sitografia. Prima di compilarla, chiedi al relatore quali fonti vi rientrano e se serve la data dell'ultima consultazione, perché su questo i vademecum dei dipartimenti danno risposte diverse fra loro.
Come proseguire
- Vuoi ripartire dalle basi? Citare correttamente: la guida completa
- Devi citare libri ed ebook? Citare i libri correttamente
- Ti serve lo stile autore-data? La citazione Harvard spiegata
Ti servono dati tuoi invece di fonti altrui?
Una rilevazione condotta da te non si cita come fonte online, ma come base di dati propria. Con empirio.ai, uno strumento di sondaggi online, crei gratuitamente il questionario che ti serve. Come si costruisce lo spiega la nostra guida su come creare un questionario.
Domande frequenti
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