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Raccolta dati: Metodi, procedura incluso esempio

Un obiettivo essenziale della raccolta dati è raccogliere dati e numeri che rappresentino il tuo oggetto di ricerca con la massima precisione e obiettività possibile.

da Maria MalzewAggiornato il 18 settembre 2023Tempo di lettura 15 min

La domanda di ricerca è pronta, le ipotesi sono formulate, e poi al ricevimento il relatore ti fa quella domanda: «E i dati, come pensi di raccoglierli?» È proprio lì che si decide se alla fine la tua tesi regge oppure se nel capitolo dei risultati ti ritrovi con numeri che alla tua domanda non rispondono affatto.

La raccolta dei dati è la fase in cui traduci la domanda di ricerca in caratteristiche misurabili, scegli una tecnica come il questionario, l'osservazione, l'analisi del contenuto o l'esperimento e poi raccogli i dati seguendo regole fisse, annotate in anticipo, così che più avanti si possano analizzare e chiunque possa ricostruire il tuo lavoro. Qui ti mostriamo passo dopo passo quale tecnica si adatta a quale domanda, come pianificare la rilevazione e che cosa va scritto nella tesi.


📌 I punti chiave

  • Raccogliere i dati significa rilevarli secondo un piano, non ancora analizzarli.
  • È la domanda di ricerca a decidere la tecnica, non il calendario.
  • Nella letteratura metodologica il questionario è considerato la tecnica di rilevazione dominante.
  • Per il 95 % di confidenza e un margine di ±5 punti percentuali bastano 385 risposte.
  • Ogni rilevazione va documentata mentre la svolgi, altrimenti poi ti manca il capitolo sul metodo.

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Raccolta dei dati: definizione e differenza rispetto all'analisi

La raccolta dei dati è la parte del processo di ricerca in cui i dati vengono raccolti e misurati secondo regole stabilite in anticipo, in modo che rappresentino l'oggetto di studio nel modo più preciso e meno distorto possibile. Tutto ciò che succede dopo a quei dati appartiene già all'analisi.

Separare raccolta e analisi sembra una sottigliezza, eppure è il motivo più frequente delle richieste di chiarimento in sede di valutazione. Raccogliere significa rilevare, analizzare significa calcolare e interpretare. Nella tua tesi sono due capitoli distinti, e ciò che interpreti già nel capitolo sulla raccolta ti mancherà più avanti. Come si svolge poi l'analisi lo spiega il nostro articolo sui metodi di analisi dei dati.

Il cuore di ogni rilevazione è la misurazione. Jürgen Raithel (2008), nel suo manuale pratico di ricerca quantitativa, la descrive come l'assegnazione sistematica di numeri, cioè di valori di misura, a degli oggetti secondo regole stabilite. La parte decisiva di questa definizione sono le regole. Senza regole hai raccolto impressioni, non dati.

Distinguere dati primari e dati secondari

I dati primari li raccogli tu, per la tua domanda di ricerca, per esempio con un questionario o un'intervista. I dati secondari provengono da una rilevazione altrui, condotta da qualcun altro per un altro scopo, come le statistiche ufficiali dell'Istat o un dataset conservato in un archivio di dati per la ricerca. Entrambe le strade sono scientificamente riconosciute, e per una tesi triennale con poco tempo a disposizione un'analisi secondaria fatta bene è spesso una scelta più furba di una rilevazione propria con 40 risposte.

I dati secondari hanno però un limite che devi dichiarare nel capitolo sul metodo: non hai alcuna influenza su come sono state formulate le domande. Se l'operativizzazione dello studio altrui non corrisponde al tuo concetto, il dataset misura qualcosa di diverso da ciò che chiedi tu.

Tecniche di raccolta dei dati: sette procedure a confronto

La letteratura metodologica distingue sette tecniche che ricorrono regolarmente nelle tesi. Si differenziano non tanto per la fatica che richiedono, quanto per il tipo di risposta che alla fine ti ritrovi nel file, ed è proprio su questo che dovresti basare la tua scelta.

La tabella che segue mostra per ogni tecnica a che cosa serve e in che forma ti restano i dati. La colonna più sottovalutata è la terza: le trascrizioni non si elaborano in SPSS, e una matrice di numeri non risponde a nessuna domanda che comincia con «perché».

TecnicaA che cosa serveChe cosa ottieni alla fine
Questionario standardizzatoMisurare frequenze e relazioniMatrice di dati, una riga per persona
Intervista semistrutturataCapire motivazioni e interpretazioniTrascrizioni in forma di testo continuo
Focus groupOsservare come un gruppo discute e negozia un temaTrascrizione con i turni di parola
Osservazione strutturataRilevare il comportamento reale invece di quello dichiaratoGriglia di osservazione con codici
Analisi del contenutoEsaminare in modo sistematico materiale già esistenteSistema di categorie con codifiche
EsperimentoVerificare causa ed effettoValori misurati per ogni condizione sperimentale
Analisi secondariaRianalizzare dataset raccolti da altriDataset già pronto proveniente da un archivio

Standardizzato e qualitativo non sono opposti, ma due regolazioni della stessa manopola. Standardizzato vuol dire che tutti ricevono la stessa domanda nello stesso ordine. Qualitativo vuol dire che il percorso si adatta alla persona intervistata. Quale regolazione si adatti al tuo interesse conoscitivo dipende da una sola cosa: vuoi contare o vuoi capire?

Fra queste tecniche il questionario occupa un posto particolare. Raithel (2008) gli dedica un capitolo del suo manuale in cui lo presenta come la tecnica di rilevazione dominante, e questo corrisponde a ciò che succede davvero nelle tesi di laurea. Che cosa caratterizza un'indagine e dove stanno i suoi limiti lo trovi nel nostro articolo sull'indagine.

Quale tecnica di raccolta dei dati si adatta alla tua domanda di ricerca

La tecnica discende dalla domanda, non da ciò che al momento sembra fattibile. Chi sceglie prima lo strumento e poi costruisce la domanda attorno se ne accorge al più tardi quando il relatore chiede quanto domanda e disegno della ricerca siano coerenti fra loro.

Un test semplice aiuta: leggi ad alta voce la tua domanda di ricerca e fai attenzione alla parola interrogativa. Quasi sempre ti dice quale tecnica le corrisponde.

Illustrazione schematica di una persona che valuta quale tecnica di raccolta dei dati si adatti alla sua domanda di ricerca

L'abbinamento fra parola interrogativa e tecnica non è una regola rigida, ma funziona nella grande maggioranza delle tesi:

  • Quanti, quanto spesso, quanto intensamente: questionario standardizzato o analisi secondaria.
  • Perché, come vivono, che significato ha: intervista semistrutturata o focus group.
  • Che cosa fanno davvero le persone: osservazione strutturata, perché qui ciò che le persone dichiarano si discosta in modo sistematico da ciò che fanno.
  • Che cosa c'è scritto in testi, post o documenti: analisi del contenuto.
  • A provoca B: esperimento con almeno due gruppi.

Se dopo questo test restano in gara due tecniche, decide l'accessibilità del tuo campo. Un'osservazione in una struttura assistenziale richiede un'autorizzazione e spesso anche il parere di un comitato etico, un'intervista semistrutturata richiede persone disposte a dedicarti 45 minuti. Un sondaggio online, invece, raggiunge molte persone contemporaneamente e senza bisogno di fissare appuntamenti. Come tecnica e impianto complessivo si tengono insieme lo spiega il nostro articolo sul disegno della ricerca.

💡 Consiglio

Scrivi su un foglio la tua domanda di ricerca e accanto la tecnica che hai scelto, poi mostralo a una persona del tuo corso che non conosce il tuo tema. Se non riesce a spiegare il legame fra le due in una frase, il legame non c'è ancora.

Operativizzazione: come un concetto diventa una domanda

L'operativizzazione è la traduzione di un concetto teorico in qualcosa che si può effettivamente rilevare. Finché «consumo regolare di notizie» resta solo un'espressione, nessuno può misurarlo, e due persone che leggono la tua tesi ci vedranno due cose diverse.

L'operativizzazione comincia già quando formuli le ipotesi e arriva fino alla singola riga del questionario. Passa sempre per gli stessi quattro gradini, e ognuno di essi andrà poi descritto nel capitolo sul metodo.

  1. Definire il concetto. In questa tesi «consumo regolare di notizie» significa guardare, ascoltare o leggere notizie almeno cinque giorni alla settimana.
  2. Individuare la caratteristica. La caratteristica misurabile è il numero di giorni alla settimana in cui si seguono le notizie.
  3. Stabilire le modalità. I valori possibili vanno da zero a sette giorni.
  4. Formulare l'indicatore. La domanda nel questionario è: «In una settimana normale, in quanti giorni segui le notizie?»

Al terzo gradino si decide con che cosa potrai fare i conti più avanti. Il numero di giorni è una grandezza cardinale, mentre giudizi come «sufficiente», «buono» e «ottimo» sono soltanto ordinali, perché la distanza fra sufficiente e buono non è per forza la stessa che c'è fra buono e ottimo. Quali indici siano ammessi per ciascuna scala di misura lo decidi quindi già qui, non al momento dell'analisi.

Ciò che non hai operativizzato non l'hai misurato. L'hai soltanto chiesto.

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Pianificare e svolgere la raccolta dei dati: sei passaggi

Una rilevazione fallisce di rado per colpa della tecnica e spesso per colpa del calendario. Nelle tesi, fra la versione definitiva del questionario e l'ultima risposta ricevuta passano di solito diverse settimane, e questo tempo non si può comprimere, perché dipende da altre persone.

I sei passaggi che seguono descrivono un sondaggio online quantitativo, perché è il caso più frequente. Per un'intervista o un'osservazione cambia il contenuto dei passaggi, ma l'ordine resta lo stesso.

Passaggio 1: fissare un calendario con un margine

Pianifica a ritroso partendo dalla data di consegna. Da quella data togli prima il tempo per l'analisi e la stesura, poi il periodo sul campo, poi il pretest, poi la costruzione del questionario. Quello che resta è il tuo vero punto di partenza. Per una tesina calcola circa tre o quattro settimane per l'intera rilevazione, per una tesi di laurea con un campione più ampio piuttosto sei.

Passaggio 2: calcolare la numerosità del campione

Il numero di risposte necessarie dipende poco dalla dimensione della popolazione e quasi solo dalla precisione che vuoi raggiungere. Sorprende molti, ma discende direttamente dalla formula: oltre una popolazione di circa un milione di persone il campione necessario non cambia più.

PopolazioneRisposte necessarie
1.000 persone278
10.000 persone370
100.000 persone383
1 milione e oltre385

Valori per un livello di confidenza del 95 %, un margine di errore di ±5 punti percentuali e il caso più sfavorevole, cioè una distribuzione della caratteristica di 50 a 50.

Resta un punto importante: un campione grande rende la tua rilevazione più precisa, ma non automaticamente rappresentativa. Lo diventa solo se i partecipanti sono stati estratti a caso e rispecchiano nella loro composizione il gruppo su cui vuoi fare affermazioni. Che cosa conta in questo caso lo mostra il nostro articolo sul campione.

Passaggio 3: scrivere la presentazione e il consenso

Prima della prima domanda c'è un breve testo che spiega chi conduce lo studio, a che cosa servono i dati e quanto dura la partecipazione. Se raccogli dati personali, in questo punto ti serve un consenso libero, informato e revocabile. Che cosa prevede la normativa lo riassume il nostro articolo sulla privacy nei sondaggi.

Passaggio 4: costruire il questionario

L'ordine delle domande non è una formalità. Le domande sul proprio stato d'animo vanno prima di quelle sul comportamento, perché altrimenti aver appena riflettuto sul proprio uso dei media condiziona l'autovalutazione. I dati sociodemografici stanno alla fine, dove non scoraggiano più nessuno. E ogni domanda misura una sola caratteristica: chi chiede nella stessa frase se una persona è soddisfatta e se consiglierebbe il servizio ottiene una risposta che non si può attribuire a nessuna delle due.

Illustrazione schematica di una raccolta dei dati svolta con un sondaggio online quantitativo

Passaggio 5: fare un pretest con persone reali

Manda la versione provvisoria a dieci o venti persone simili al tuo pubblico di riferimento e chiedi esplicitamente un riscontro su chiarezza e durata. Il pretest è il modo più economico di scovare errori in tutto il progetto, perché una volta partita la rilevazione non puoi più cambiare nulla senza rendere inutilizzabili le risposte già raccolte.

Passaggio 6: avviare il lavoro sul campo e documentarlo

Annota fin dal primo giorno che cosa fai: data di inizio, data di fine, canali su cui hai condiviso il questionario, quante persone lo hanno iniziato e quante lo hanno completato. Questi appunti non sono lavoro in più, sono la materia prima del tuo capitolo sul metodo. Chi li ricostruisce a posteriori scrive in modo impreciso, e in sede di valutazione si nota.

⚠️ Attenzione

Dopo l'avvio non modificare più nessuna domanda, nemmeno una parola. Le risposte date prima e dopo la modifica si riferiscono a domande diverse e non possono essere analizzate insieme. Se ti accorgi di un errore, meglio interrompere e ripartire finché le risposte sono ancora poche.

Errori tipici nella raccolta dei dati

I quattro errori che seguono ricorrono di continuo nelle tesi. Nascono tutti mentre costruisci lo strumento di rilevazione e lì si evitano in pochi minuti, mentre in fase di analisi non si possono più riparare.

Il denominatore comune è un ordine che si insinua senza che tu te ne accorga: prima si chiede, poi si pensa a che cosa fare con le risposte. Chi anticipa mentalmente l'analisi trova tre errori su quattro già rileggendo la propria bozza.

Categorie di risposta che si sovrappongono

Una domanda sulle ore di televisione al giorno con le categorie «da 0 a 2 ore», «da 2 a 4 ore» e «da 4 a 6 ore» sembra pulita e non lo è. Chi guarda la televisione esattamente due ore trova due risposte adatte e ne sceglie una a caso. La versione corretta è «meno di 2 ore», «da 2 a meno di 4 ore», «da 4 a meno di 6 ore» e «6 ore o più». Le categorie devono escludersi a vicenda e insieme coprire tutti i casi.

Scale che promettono più di quanto possano dare

Una scala di accordo a cinque livelli, da «per niente d'accordo» a «del tutto d'accordo», a rigore è ordinale, perché non è dimostrato che le distanze fra i livelli siano uguali. Che cosa significa per le operazioni ammesse lo spiega il nostro articolo sulla scala ordinale. Nella pratica queste scale vengono spesso trattate come scale a intervalli e se ne calcolano le medie. È legittimo se lo dichiari e lo motivi nel capitolo sul metodo, ed è un errore se lo fai senza dirlo.

Nessuna via d'uscita nelle domande delicate

Un questionario che costringe a scegliere solo fra risposte di merito trasforma l'imbarazzo o la mancanza di un'opinione in un'opinione inventata. Anche l'Istat, nella nota metodologica dell'indagine «I cittadini e il tempo libero», precisa che alcuni quesiti, per la delicatezza dell'argomento, prevedono la facoltà di non rispondere. Fai lo stesso: aggiungi «preferisco non rispondere» alle domande delicate e tratta queste risposte come valori mancanti, mai come il punto centrale della scala. Vale anche per la domanda sul genere: oltre a «donna» e «uomo» prevedi un'altra opzione e la possibilità di non rispondere, così nessuno è costretto a dare una risposta falsa.

Cercare il metodo di analisi dopo la raccolta

Quale procedura statistica applicherai va deciso prima della raccolta, non dopo. Una misura di associazione fra due variabili richiede dati diversi da un confronto fra le medie di due gruppi, e se il tuo dataset lo consente lo decide il questionario. Il nostro articolo su statistica descrittiva e statistica inferenziale mostra quale procedura presuppone quale tipo di dati.

Descrivere la raccolta dei dati nella tesi di laurea

Nel capitolo sul metodo della tua tesi non si spiega come funziona la raccolta dei dati in generale, ma soltanto che cosa hai fatto tu. Il criterio è semplice: una persona estranea dovrebbe poter ripetere la tua rilevazione avendo in mano solo il tuo testo.

Come si presenta una scheda di questo tipo puoi vederlo negli studi professionali. Nella nota metodologica dell'indagine «I cittadini e il tempo libero» 2024 l'Istat indica la tecnica di rilevazione (prima il questionario via web con tecnica CAWI, poi l'intervista con un rilevatore in tecnica CAPI o PAPI per le famiglie che non avevano risposto online), il periodo di rilevazione (fra maggio e settembre 2024), l'ampiezza del campione (circa 25.000 famiglie in circa 800 comuni), il metodo di selezione (famiglie estratte casualmente dal registro base degli individui, con un disegno a due stadi comuni e famiglie) e le risposte ottenute (circa 16.950 famiglie, pari a un tasso di risposta del 71,84 %). Dati consultati il 25 settembre 2026. Proprio queste informazioni servono anche al tuo capitolo sul metodo, solo con i tuoi numeri.

Illustrazione schematica di una persona che si chiede in quale punto della tesi va inserita la raccolta dei dati

La posizione del capitolo è abbastanza standard. La raccolta viene dopo il disegno della ricerca e prima dell'analisi:

  1. Introduzione con la domanda di ricerca
  2. Quadro teorico e stato dell'arte
  3. Disegno della ricerca con ipotesi, scelta della tecnica e campione
  4. Raccolta dei dati: strumento, periodo sul campo, risposte ottenute
  5. Analisi dei dati
  6. Risultati
  7. Discussione e conclusioni

Fra le risposte ottenute rientra anche ciò che non ha funzionato. Abbandoni, casi incompleti e una distribuzione per età sbilanciata non sono macchie, ma parte del risultato, e una tesi che li nomina apertamente appare più solida di una che li tace. Come la raccolta si inserisce nell'intero percorso lo descrive il nostro articolo sul processo di ricerca empirica.

Il nostro consiglio di lettura: Corbetta, Piergiorgio (2014). Metodologia e tecniche della ricerca sociale. Nuova edizione. Bologna: il Mulino. Soprattutto il capitolo III sulla traduzione empirica della teoria e i capitoli V e VI sull'inchiesta campionaria.

Conclusione

La migliore raccolta dei dati è quella che riesci a portare a termine bene nel tempo che hai. Un piccolo sondaggio ben documentato con 120 risposte regge una tesi meglio di un ambizioso disegno a metodi misti a cui, tre settimane prima della consegna, mancano ancora i dati. Decidi presto, prendi appunti fin dal primo giorno e indica tu stesso i limiti della tua rilevazione prima che lo faccia la commissione.

Come proseguire


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Domande frequenti

La raccolta dei dati è la parte del processo di ricerca in cui i dati vengono raccolti e misurati secondo regole stabilite in anticipo, così da rappresentare l'oggetto di studio nel modo più preciso e meno distorto possibile. L'analisi di questi dati è una fase successiva e distinta, che nella tesi occupa un capitolo a sé.

Nelle tesi ricorrono regolarmente sette tecniche: il questionario standardizzato, l'intervista semistrutturata, il focus group, l'osservazione strutturata, l'analisi del contenuto, l'esperimento e l'analisi secondaria di dataset già esistenti. Quale sia quella giusta lo decide la domanda di ricerca, non il tempo a disposizione. Una domanda che comincia con «quanti» porta di solito al questionario, un «perché» all'intervista.

Con un livello di confidenza del 95 % e un margine di errore di più o meno 5 punti percentuali bastano 385 risposte valide, se la popolazione arriva a un milione di persone o più. Con 10.000 persone ne servono 370, con 1.000 persone 278. Un campione grande rende il sondaggio più preciso, ma non automaticamente rappresentativo.

La raccolta dei dati comprende la rilevazione pianificata, cioè lo strumento, il periodo sul campo e le risposte ottenute. L'analisi dei dati comprende tutto ciò che succede dopo con quei dati, cioè preparazione, calcoli e interpretazione. In una tesi di laurea sono due capitoli separati, e ciò che interpreti già nel capitolo sulla raccolta manca poi nell'analisi.

L'operativizzazione è la traduzione di un concetto teorico in qualcosa di misurabile. Avviene in quattro gradini: definire il concetto, individuare una caratteristica misurabile, stabilire i valori che questa caratteristica può assumere e formulare a partire da lì la domanda concreta o l'indicatore. Ogni gradino va poi descritto nel capitolo sul metodo della tesi.

Per una tesina sono realistiche circa tre o quattro settimane per l'intera rilevazione, per una tesi di laurea con un campione più ampio piuttosto sei. Il calendario si pianifica a ritroso partendo dalla data di consegna, perché il periodo sul campo e le risposte dipendono da altre persone e non si possono accorciare a piacere.

Nel capitolo sul metodo servono cinque informazioni: lo strumento di rilevazione usato, la tecnica di somministrazione, il periodo sul campo con data di inizio e di fine, l'ampiezza del campione e il metodo di selezione. A queste si aggiungono gli abbandoni e i casi incompleti, perché anche loro fanno parte del risultato e vanno dichiarati apertamente.

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