L'argomento è deciso, l'indice anche, e le prime pagine sono scritte. Poi arriva il terzo capitolo, il testo comincia a somigliare a un libretto di istruzioni e non sapresti dire perché. A margine il relatore scrive «riformula in modo più scientifico», e con questo non è chiarito assolutamente nulla.
Scrivere in modo scientifico significa formulare in modo che ogni affermazione porti con sé la propria origine e nessuno debba indovinare chi sostiene cosa. In concreto: presente come tempo di base, forma impersonale al posto della prima persona, frasi che dicono chi fa che cosa, termini tecnici ripetuti anziché variati e nessuna parola che serva solo a riempire righe. Ogni regola qui sotto viene da una fonte italiana.
📌 In breve
- Il presente domina, la metodologia passa al passato.
- L'Università di Padova esclude la prima persona, anche il noi.
- La forma impersonale con «si» sostituisce io e noi.
- Il plurale di modestia suona oggi come affettazione d'umiltà.
- Ripetere un termine tecnico è precisione, non pigrizia.
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Inizia gratisScrittura scientifica: che cosa fa un buono stile
La scrittura scientifica è il modo di formulare in cui ogni affermazione porta con sé la propria origine e la singola frase resta univoca senza bisogno di chiedere. Non è un tono che si indossa, ma la somma di quattro decisioni: il tempo verbale, la costruzione della frase, la scelta delle parole e quanto chi scrive resti visibile nel testo.
Le note per la stesura della tesi del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università degli Studi di Padova (versione 5.6, revisione del 01.06.2023) fissano il principio in una riga: lo stile per la scrittura della tesi è quello scientifico. Da quella riga discendono tutte le altre indicazioni del documento, compresa quella sulla persona verbale.
È proprio qui che si annida il malinteso che rende illeggibili tante tesi. Chi vuole suonare scientifico allunga le frasi e cerca parole più grandi. Chi scrive in modo scientifico fa il contrario e smonta ogni frase finché resta solo ciò che un'altra persona può verificare. Costa più fatica della frase contorta, ed è esattamente ciò che viene valutato.
Lo stile è quindi l'ultimo strato sopra tutto il resto. L'argomento, la domanda di ricerca e la struttura della tua tesi decidono se il contenuto regge. Lo stile decide se qualcuno se ne accorge. Come i due si incastrano è spiegato nella panoramica sui fondamenti della ricerca empirica.
Quale tempo verbale in quale capitolo?
Una tesi si scrive in gran parte al presente. Il passato prossimo e il passato remoto compaiono dove qualcosa è realmente accaduto e concluso, quindi soprattutto nella metodologia e nei risultati. Nessuna regola vale per tutti i corsi di laurea, ma la ripartizione seguente ricorre nelle guide dei dipartimenti.
| Parte della tesi | Tempo verbale | Frase di esempio |
|---|---|---|
| Introduzione e stato dell'arte | Presente | I sondaggi online raggiungono pubblici difficili da contattare. |
| Rinvio ad altri studi | Presente | Autore (anno) propone una definizione più stretta. |
| Descrizione del tuo campo di indagine | Presente | L'associazione conta 320 iscritti. |
| I tuoi passaggi metodologici | Passato prossimo | Al questionario hanno risposto 212 persone. |
| I tuoi risultati | Passato prossimo | L'indagine ha fatto emergere tre schemi ricorrenti. |
| Discussione e conclusioni | Presente | I risultati indicano una relazione netta. |
La logica dietro la tabella è più semplice di quanto sembri. Ciò che vale ancora nel momento della lettura va al presente: lo stato dell'arte, una teoria, il tuo campo di indagine. Ciò che è accaduto una volta e si è concluso va al passato: la tua raccolta dati, la tua analisi, il tuo pretest. Quasi ogni caso dubbio si risolve con questa sola domanda.
Ciò che prevale in ultima istanza è l'indicazione del tuo dipartimento. I corsi scientifici separano i tempi per capitolo molto più rigidamente delle discipline umanistiche, e la guida del tuo corso di laurea batte qualsiasi raccomandazione generale, compresa questa.
Si può scrivere «io» in una tesi?
Nella tradizione accademica italiana la prima persona è esclusa, e l'esclusione è più ampia di quanto molti si aspettino. Le note per la stesura della tesi dell'Università di Padova lo scrivono senza margini: non andrà mai usata la prima persona, e al suo posto va sempre una corrispondente forma impersonale.
La parte che sorprende è l'esempio che accompagna la regola. Il documento non mette al bando soltanto «ho condotto un'analisi dei dati», ma anche «abbiamo ottenuto risultati interessanti». Anche il noi rientra quindi nella prima persona e va sostituito. Le forme indicate sono «è stata condotta un'analisi» e «si sono ottenuti risultati interessanti».
Come si costruisce la forma impersonale
Il costrutto di riferimento è il «si» passivante, che sposta l'attenzione sull'azione anziché su chi la compie. «Si è somministrato il questionario a 212 persone» funziona dove «ho somministrato» non è ammesso. Accanto al «si» il documento padovano indica il passivo, come in «è stata condotta un'analisi». Entrambi vanno alternati, perché una pagina intera costruita su un solo schema diventa monotona.
Il plurale di modestia e perché oggi stona
Il noi accademico ha in italiano una storia lunga. La voce «plurale maiestatis» dell'Enciclopedia dell'Italiano Treccani (2011) distingue il plurale maiestatis dei detentori di autorità dal plurale di modestia, che secondo Serianni (1988) è una affettazione d'umiltà. La stessa voce ricorda che Giovanni Paolo I abbandonò l'uso maiestatico nel 1978.
Il caso abituale è dunque questo: forma impersonale come registro di base, passivo alternato al «si» per non appesantire, e prima persona mai, né singolare né plurale. Ciò che prevale in ultima istanza è l'indicazione del relatore o della relatrice, e questa questione conviene chiarirla prima di scrivere e non dopo la discussione.
⚠️ Attenzione
La forma impersonale continuata ha un costo. Una successione di «si è» e «è stato» rende difficile capire quale decisione sia tua e quale derivi dal metodo scelto, proprio nel capitolo in cui la commissione ha più bisogno di saperlo. Se un paragrafo diventa illeggibile, fai agire l'oggetto: «l'analisi mostra», «il campione comprende».
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Inizia gratisVoce attiva o passiva in un testo scientifico?
La voce attiva resta preferibile ogni volta che il soggetto che agisce porta informazione, anche in un testo che esclude la prima persona. La contraddizione in cui finiscono molte tesi nasce proprio qui: eliminata la prima persona, il passivo sembra l'unica uscita, e il testo diventa una sequenza di frasi in cui nessuno agisce.
Il problema non è il passivo in sé, ma il passivo senza agente là dove l'agente conta. «Si è deciso di escludere le risposte incomplete» non dice se quella decisione è tua o una regola fissata in anticipo. Il passivo non ha reso la frase più oggettiva, ha eliminato un dato che la commissione avrebbe voluto leggere.
Il passivo non rende oggettiva una frase. Tace soltanto chi ha agito.
La terza via consiste nel far agire l'oggetto di studio. Questa personificazione evita insieme la prima persona e il passivo, e resta pienamente compatibile con lo stile impersonale richiesto dalle guide italiane.
Quattro costruzioni che evitano la prima persona e il passivo
- Agisce il testo: «Il secondo capitolo confronta i due metodi.»
- Agisce l'oggetto: «Il campione comprende 212 persone.»
- Agisce il risultato: «L'analisi mostra una differenza netta.»
- Agisce la fonte: «Autore (anno) contesta questa lettura.»
Il passivo conserva il suo posto dove l'agente è davvero irrilevante o sconosciuto. «I campioni sono stati conservati a quattro gradi» non ha bisogno di un soggetto agente. La domanda da porsi prima di ogni passivo è semplice: chi legge perde qualcosa non sapendo chi ha agito? Se la risposta è sì, la frase va riscritta.
Le parole che puoi cancellare
Tre tipi di formulazioni possono sparire da una tesi: le parole di riempimento senza contenuto proprio, gli attenuativi che rendono vaga un'affermazione e le frasi che si limitano ad annunciare ciò che segue comunque. Insieme occupano spesso un decimo di una bozza senza sostenere un solo argomento.
Il motivo che va oltre la cosmetica: ogni attenuativo sposta l'affermazione senza che tu te ne accorga. «Questo metodo è in un certo senso adeguato» afferma qualcosa di diverso da «Questo metodo è adeguato», e la commissione legge la differenza.
Attenuativi e parole di riempimento
I candidati sono quasi sempre gli stessi e compaiono esattamente dove chi scrive non è sicuro del terreno. L'attenuativo sostituisce allora la motivazione mancante. La funzione di ricerca li trova in pochi minuti, e ogni cancellazione rende la frase più verificabile.
- in un certo senso, piuttosto, abbastanza: tolgono all'affermazione la verificabilità.
- in fondo, alla fine dei conti, in definitiva: vaghi e spesso ridondanti.
- molto, davvero, estremamente: intensificano senza portare prove.
- va sottolineato che: annuncia senza dire nulla.
Il corsivo e i termini stranieri
Le note padovane danno un'indicazione precisa sul corsivo: va riservato ai termini tecnici stranieri che non sono di uso corrente, e conviene comunque non abbondare nel numero di termini in corsivo. Una pagina punteggiata di corsivi perde l'effetto di segnalazione, che è l'unica ragione per usarlo.
Ne discende una regola pratica per la letteratura sulle indagini campionarie, dove l'inglese entra facilmente. Se esiste un termine italiano consolidato, tanto vale usarlo e riservare il corsivo ai casi in cui il termine inglese è davvero l'unico corrente nel tuo campo.
- survey. In italiano: indagine, oppure sondaggio a seconda del contesto.
- sample. In italiano: campione.
- bias. In italiano: distorsione, con il termine inglese in corsivo alla prima occorrenza.
💡 Consiglio
Rileggi la tesi una volta con una sola domanda in testa: come lo direi più semplicemente? In questa passata non cambiare nulla del contenuto, solo la formulazione. È la revisione con il miglior rapporto tra fatica ed effetto, e trova molto più di un correttore automatico.
La ripetizione dei termini tecnici
Ripetere un termine tecnico è corretto in un testo scientifico, perché cambiare denominazione fa sospettare che si stia parlando di altro. È forse lo scarto più netto rispetto a quanto si impara al liceo, dove variare il lessico passava per segno di buono stile.
Il meccanismo si vede appena lo si nomina. Se una tesi chiama la stessa cosa campione nel primo capitolo, selezione nel terzo e panel nel quinto, chi legge non può sapere se l'autrice cerca eleganza o pone una distinzione. In un tema di letteratura questo non costa nulla. In una ricerca costa la possibilità di seguire l'argomentazione, una perdita ben più cara di una parola ripetuta.
La regola vale solo per i termini definiti. In tutto il resto puoi e devi variare, e i pronomi restano un mezzo legittimo per non ripetere tre volte «la teoria» in un paragrafo. La condizione è che ogni «essa» e ogni «questa» abbia un solo antecedente possibile. Appena ce ne sono due, vince di nuovo la ripetizione.
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Inizia gratisErrori frequenti nella scrittura scientifica
I quattro errori seguenti tornano di continuo nelle tesi, e hanno un'origine comune: nascono tutti e quattro dal tentativo di apparire particolarmente scientifici. Una volta riconosciuti, si correggono in pochi minuti di rilettura.
Il modo più rapido è la funzione di ricerca. Tre dei quattro si rintracciano a partire da singole parole o segni di punteggiatura, senza rileggere tutto il documento.
La frase che occupa dieci righe
La frase con molte subordinate è passata a lungo per prova di sforzo intellettuale. Non è mai stata un guadagno per chi legge, e oggi è considerata un difetto. In pratica: una frase porta un pensiero. Se leggendo ad alta voce devi riprendere fiato due volte, manca un punto.
Il cambio di tempo verbale a metà capitolo
Il passaggio dal presente al passato dentro lo stesso paragrafo è l'errore formale più frequente nelle tesi empiriche. Avviene quasi sempre nella cucitura tra la letteratura citata e l'indagine personale. Mescolare i tempi è permesso, ma raramente utile. Controlla per capitoli, non frase per frase.
Il paragrafo in cui non si capisce chi afferma che cosa
Se un riferimento compare alla fine di un paragrafo, copre tutto il paragrafo o soltanto l'ultima frase? Questa domanda non deve sorgere durante la lettura. Che il riferimento appaia in nota o tra parentesi lo decide lo stile citazionale, non la scientificità: lo stile Harvard mette riferimenti brevi nel testo, altre norme ricorrono alle note. La guida per citare correttamente mostra quale forma vale in ciascun caso.
Il termine che cambia significato strada facendo
Un concetto introdotto nel primo capitolo e usato diversamente nel quarto rende attaccabile un'intera argomentazione. Colpisce soprattutto parole come indagine, sondaggio, questionario e studio, intercambiabili nell'uso quotidiano e distinte in una ricerca. Fissa i tuoi termini una volta, annotali e mantienili in tutti i capitoli.
Conclusione
Lo stile scientifico non è un tono ma una serie di decisioni difendibili, e la maggior parte pende dalla parte della chiarezza. Presente come tempo di base, forma impersonale costruita con cura, frasi in cui si capisce chi fa che cosa e gli stessi termini dall'inizio alla fine ti portano più lontano di qualsiasi formulazione contorta. Nel dubbio, la guida del tuo corso di laurea batte ogni raccomandazione generale, anche questa.
Come proseguire
- Vuoi sapere quali passaggi vengono prima della stesura? Scrivere un lavoro scientifico
- Cerchi l'ordine di capitoli e indici? Struttura di un lavoro scientifico
- Ti chiedi che cosa può cambiare una revisione professionale? Revisione della tesi triennale
La tua tesi comprende un'indagine tua?
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Domande frequenti
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