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Indagine qualitativa o quantitativa? Come classificarla

La tua indagine è qualitativa o quantitativa? In breve: un questionario strutturato resta quantitativo, anche con due campi liberi in fondo.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 21 agosto 2026Tempo di lettura 9 min

Al momento di scrivere il capitolo sulla metodologia della tesi di laurea la domanda arriva puntuale: la tua rilevazione è qualitativa o quantitativa? In molti costruiscono un questionario online, aggiungono due campi liberi e scriverebbero volentieri «un po' di entrambe». Il relatore raramente la lascia passare.

A decidere è il grado di strutturazione, non il numero di domande aperte: se tutte le persone intervistate ricevono le stesse domande, nello stesso ordine e con le stesse modalità di risposta, la rilevazione è quantitativa. Diventa qualitativa solo quando formulazione, ordine e risposte restano aperti e il singolo caso viene interpretato. Alla fine di questo articolo saprai come chiamare il tuo disegno e come giustificarlo.


📌 In breve

  • Decide il grado di strutturazione, non le domande aperte.
  • Un questionario strutturato resta quantitativo, campi liberi compresi.
  • In italiano intervista indica il polo qualitativo, questionario quello quantitativo.
  • Guest, Bunce e Johnson hanno raggiunto la saturazione in dodici interviste.
  • Istat estrae le famiglie campione in modo casuale dall'anagrafe.

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Indagine qualitativa e quantitativa: la differenza

Un'indagine quantitativa misura la frequenza di un fenomeno e verifica ipotesi fissate prima della rilevazione. Una ricerca qualitativa ricostruisce il modo in cui singole persone attribuiscono senso a una situazione e lavora su pochi casi, dai quali le ipotesi emergono soltanto dopo.

In italiano la distinzione passa anche per le parole. Nel corso di Metodologia e tecnica della ricerca sociale dell'Università di Napoli Federico II, Enrica Amaturo fissa una convenzione utile: si usa «il termine intervista per indicare l'interrogazione nell'approccio qualitativo e questionario per indicare l'interrogazione nell'approccio quantitativo». Chiamare questionario il proprio strumento è già metà della classificazione.

CriterioIndagine quantitativaRicerca qualitativa
Obiettivomisurare frequenze, verificare ipotesiricostruire significati, generare ipotesi
Strutturazionedomande e risposte fissate in anticipoaperta, si costruisce nel colloquio
Strumentoquestionario strutturato, indagine onlineintervista non strutturata, focus group
Numerositàmolti casi, sufficienti per la statisticapochi casi, di solito a due cifre
Analisistatistica, distribuzioni e relazionicodifica, confronto, interpretazione
Risultato tipicoquanto è diffuso un fenomenocome le persone lo interpretano

Nessuno dei due approcci è ricerca migliore, rispondono a domande diverse. Per sapere quanto è diffuso un atteggiamento nel tuo corso di laurea serve la via quantitativa. Per capire da dove nasce, quella qualitativa. I termini in sé li trattiamo nell'articolo su qualitativo e quantitativo.

Come riconoscere il grado di strutturazione

Bastano tre verifiche: le domande sono fissate in anticipo, è fissato il loro ordine, sono fissate le modalità di risposta? Tre sì significano strutturato e quindi quantitativo. Tre no significano non strutturato e quindi qualitativo.

Fra i due estremi si colloca un terzo livello, il più frequente nelle tesi. Attenzione però: nella tradizione italiana la scala si legge in modo leggermente diverso da quella tedesca o inglese, e vale la pena seguirla alla lettera.

  • Intervista strutturata: secondo Amaturo prevede «un insieme fisso e ordinato di domande aperte» poste a tutti nella stessa formulazione e nella stessa sequenza, mentre chi risponde resta libero di farlo come crede.
  • Intervista semistrutturata: una traccia riporta gli argomenti che devono essere affrontati, sotto forma di elenco di temi o di domande generali.
  • Intervista non strutturata: detta anche in profondità, libera o ermeneutica. La specificità sta nell'individualità degli argomenti e nel percorso del colloquio.

Due conseguenze pratiche. Primo: in italiano «intervista in profondità» è sinonimo di intervista non strutturata, non del livello intermedio, quindi va usata solo per il polo aperto. Secondo: la parola intervista da sola non basta mai in un capitolo di metodologia, va sempre accompagnata da strutturata, semistrutturata o non strutturata.

💡 Consiglio

Scrivi il grado di strutturazione al posto dell'etichetta. «Indagine online strutturata con domande chiuse e due domande aperte di approfondimento» regge qualsiasi domanda in sede di laurea. «Disegno misto qualitativo-quantitativo» le provoca.

Le domande aperte rendono qualitativa un'indagine?

Le domande aperte non trasformano un questionario strutturato in una ricerca qualitativa. Ciò che conta non è il formato della risposta, ma il fatto che tutte le persone intervistate ricevano le stesse domande nello stesso ordine. Se il questionario resta strutturato, anche le risposte libere fanno parte di una rilevazione quantitativa.

L'equivoco si capisce, perché le risposte libere sono fatte di parole e sembrano materiale qualitativo. La differenza sta in ciò che se ne fa dopo. In un'indagine strutturata le risposte libere vengono codificate in categorie e contate, quindi si torna a distribuzioni di frequenza. In una ricerca qualitativa lo stesso testo viene interpretato, e il risultato è una struttura, non una distribuzione.

In concreto: due campi liberi in fondo a un questionario non fanno una ricerca con metodi misti. Quando conviene ciascun formato lo spiega il nostro confronto fra domande aperte e chiuse.

⚠️ Attenzione

Chiamare «ricerca qualitativa» un'indagine strutturata perché contiene qualche domanda aperta è il punto più facile da attaccare in commissione. Indica invece il grado di strutturazione e spiega come hai codificato le risposte libere.

Come Istat costruisce un'indagine campionaria

Guardare come lavora la statistica ufficiale rende concreto che cosa richiede davvero un'indagine quantitativa. La differenza rispetto a un questionario diffuso con un link non sta nel numero di risposte, ma nel modo in cui si sceglie chi risponde.

L'indagine «Aspetti della vita quotidiana» fa parte del sistema di Indagini Multiscopo sulle famiglie avviato nel 1993. Nella nota metodologica pubblicata da Istat nel 2025 si legge che per ogni comune coinvolto si effettua «un campionamento a grappoli: i grappoli, le famiglie, sono selezionati in maniera casuale dalla lista anagrafica», con un minimo di 24 famiglie campione per comune.

Anche il disegno della rilevazione è istruttivo: a tutte le famiglie campione viene proposta dapprima l'intervista via web con tecnica CAWI e solo alle famiglie non rispondenti viene inviato il rilevatore. Il canale cambia, il grado di strutturazione no. Istat aggiunge una nota di onestà che vale anche per una tesi: per un'indagine a obiettivi plurimi è poco realistico pensare di poter disegnare una strategia campionaria che assicuri prefissati livelli di precisione di tutte le stime prodotte. Che cosa puoi affermare con il tuo campione lo spiega l'articolo sull'indagine rappresentativa.

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Quanti partecipanti servono per ciascun approccio?

Una ricerca qualitativa si regge su pochi casi, un'indagine quantitativa ne richiede abbastanza per l'analisi prevista. Il numero discende quindi dal metodo, ed è proprio questo ragionamento che deve comparire nel capitolo sulla metodologia.

Per il versante qualitativo esiste un riferimento solido. Guest, Bunce e Johnson hanno analizzato nel 2006, sulla rivista Field Methods, sessanta interviste in profondità condotte con donne in due paesi dell'Africa occidentale, osservando da quale punto non emergessero più temi nuovi. La saturazione è arrivata entro le prime dodici interviste, mentre gli elementi di base dei metatemi erano già presenti dopo sei. Per un gruppo omogeneo e un tema circoscritto una cifra a due cifre è quindi difendibile.

Sul versante quantitativo non esiste una regola equivalente, perché la numerosità necessaria dipende dall'analisi e dalla precisione desiderata. Conta più il modo di reclutare che il numero raggiunto. Chi risponde a un link condiviso in un gruppo forma un campione autoselezionato, non casuale, quindi i tuoi risultati descrivono chi ha risposto e non «gli studenti» o «la clientela».

Quando conviene combinare i due approcci

I due approcci si combinano bene quando ciascuno ha un compito proprio e si susseguono nel tempo. Affiancarli dentro lo stesso questionario produce quasi sempre un questionario strutturato con campi per i commenti, nulla di più.

L'ordine consueto parte dal qualitativo. Conduci da sei a dieci colloqui aperti per scoprire quali temi contano davvero e solo dopo costruisci il questionario che ne misura la diffusione. Il percorso inverso funziona altrettanto bene: un'indagine online restituisce un risultato inatteso e poche interviste chiariscono da che cosa dipenda.

In entrambi i casi ogni parte mantiene la propria selezione dei casi, la propria rilevazione e la propria analisi. È esattamente ciò che la versione rapida, con un campo libero in più, non può offrire. Come cambia l'analisi a seconda del tipo di dato lo mostra la nostra panoramica sui metodi di analisi nella ricerca empirica.

Un campo libero non fa una ricerca qualitativa. Due rilevazioni con due analisi sì.

Errori frequenti nella classificazione

La maggior parte degli errori non nasce da ignoranza, ma da una giustificazione scritta a posteriori. L'indagine è già partita e il capitolo sulla metodologia deve adattarsi a quanto è successo. Un'indagine strutturata essenziale diventa così uno «studio qualitativo esplorativo».

Tre schemi ricorrono di continuo. Tutti e tre si evitano in pochi minuti prima di diffondere il questionario, e dopo si correggono solo con una seconda rilevazione.

Errore 1: confondere il formato di risposta con l'approccio

I campi di testo libero sembrano a molti la prova di un lavoro qualitativo. L'approccio dipende però dal procedimento, non dalla casella. Un questionario strutturato con tre domande aperte resta un'indagine quantitativa i cui commenti vengono codificati. La conseguenza è molto concreta: la metodologia annuncia un metodo che nei risultati non compare mai.

Errore 2: riqualificare come qualitativo un basso tasso di risposta

Quando arrivano diciotto risposte invece delle duecento sperate, «ricerca qualitativa» sembra una via d'uscita elegante. Non lo è. Una ricerca qualitativa si distingue per una rilevazione aperta e un'analisi interpretativa, non per il numero minore di casi. Segnalare il basso tasso di risposta come limite è più onesto e scientificamente più solido.

Errore 3: generalizzare oltre quanto consente il campione

Un'indagine fra i tuoi conoscenti descrive i tuoi conoscenti. Istat estrae le famiglie in modo casuale dalla lista anagrafica; un link condiviso in un gruppo raggiunge chi aveva un minuto libero. Descrivi il reclutamento con precisione e ricavane la portata delle conclusioni. Per il resto della costruzione, vedi i nostri consigli per le indagini online.

Conclusione

Alla fine tutto dipende da una sola domanda: prima della rilevazione era stabilito che cosa si sarebbe chiesto, in quale ordine e con quali modalità di risposta? Se sì, la tua rilevazione è quantitativa, e le domande aperte di approfondimento non lo cambiano. Chi vuole lavorare davvero in chiave qualitativa mette in conto una rilevazione a parte, con una propria analisi.

Come proseguire


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Domande frequenti

Un'indagine è quantitativa non appena tutte le persone intervistate ricevono le stesse domande, nello stesso ordine e con le stesse modalità di risposta. Diventa qualitativa solo quando formulazione, ordine e risposte restano aperti e il singolo caso viene interpretato. A decidere è il grado di strutturazione, non il numero di domande aperte.

No, un questionario strutturato resta quantitativo anche con domande aperte. Le risposte libere di un'indagine strutturata vengono codificate in categorie e contate, quindi si torna a distribuzioni di frequenza. L'analisi diventa qualitativa solo quando il testo viene interpretato invece che contato e il risultato è una struttura.

Indagine è il termine generale per la rilevazione nel suo complesso ed è la parola usata da Istat per le proprie indagini campionarie. Sondaggio indica soprattutto la rilevazione di opinione, di registro giornalistico e politico. Il questionario è lo strumento con le domande, non la rilevazione, e in italiano segnala l'approccio quantitativo.

Secondo Enrica Amaturo l'intervista strutturata prevede un insieme fisso e ordinato di domande aperte, poste a tutti gli intervistati nella stessa formulazione e nella stessa sequenza, mentre chi risponde resta libero di rispondere come crede. È il livello più rigido della scala e serve soprattutto a rendere confrontabili i casi.

Guest, Bunce e Johnson hanno riportato nel 2006 sulla rivista Field Methods che, con un gruppo omogeneo e un tema circoscritto, dopo le prime dodici interviste non emergevano più temi nuovi. Gli elementi di base dei metatemi erano già presenti dopo sei interviste. Non esiste una cifra valida per ogni studio.

Nella nota metodologica dell'indagine «Aspetti della vita quotidiana» Istat descrive un campionamento a grappoli: i grappoli, cioè le famiglie, sono selezionati in maniera casuale dalla lista anagrafica del comune, con un minimo di 24 famiglie campione per comune. A tutte viene proposta prima l'intervista via web con tecnica CAWI.

Sì, ma in modo utile solo come due rilevazioni distinte e successive. L'ordine consueto prevede pochi colloqui aperti per individuare i temi e poi un questionario strutturato che ne misura la diffusione. Due campi di testo libero all'interno dello stesso questionario non costituiscono una ricerca con metodi misti.

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