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Ricerca esplorativa, descrittiva, esplicativa e causale

Ricerca esplorativa, descrittiva, esplicativa o causale? Ti mostriamo come riconoscere il tipo giusto dalla tua domanda di ricerca, con esempi e gli errori da evitare nella tesi.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 12 ottobre 2026Tempo di lettura 20 min

Due frasi da due progetti di tesi. «Voglio capire che cosa spinge gli studenti universitari a fare volontariato.» E poi: «Voglio verificare se la mancanza di tempo riduce l’impegno nel volontariato.»

Entrambe promettono una buona tesi, ma non lo stesso tipo di ricerca. La ricerca esplorativa apre un campo di cui non si sa quasi nulla, la ricerca descrittiva misura frequenze e distribuzioni con la massima precisione, la ricerca esplicativa verifica ipotesi ricavate da una teoria e la ricerca causale vuole dimostrare in più che una causa produce un determinato effetto. Alla fine dell’articolo saprai quale dei quattro tipi corrisponde alla tua domanda di ricerca e che cosa ne deriva per il metodo.


📌 In breve

  • La ricerca esplorativa apre terreno nuovo, la descrittiva misura il noto.
  • La ricerca esplicativa verifica ipotesi, la causale dimostra causa ed effetto.
  • Nelle ricerche di mercato si dice causale, non esplicativa.
  • Esplorativo è un obiettivo conoscitivo, non per forza un metodo qualitativo.
  • Il contrario di descrittivo, secondo Treccani, è normativo.

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Esplorativa, descrittiva, esplicativa, causale: che cosa distingue i quattro tipi di ricerca

Esplorativa, descrittiva, esplicativa e causale non sono metodi di raccolta dei dati, ma obiettivi conoscitivi. Indicano quanto si sa già sul tuo oggetto di studio e che cosa deve aggiungere la tua ricerca. Solo da qui discende se farai interviste, somministrerai un questionario standardizzato o allestirai un esperimento.

Nella metodologia delle scienze sociali si usa spesso una classificazione per finalità che distingue, accanto ad altri tipi, la ricerca esplorativa, quella descrittiva e quella esplicativa. Una lezione del corso di Fondamenti e metodi per l’analisi empirica nelle scienze sociali dell’Università di Macerata la presenta proprio così e colloca il ragionamento causale dentro la ricerca esplicativa, che cerca relazioni tra variabili «secondo modelli di tipo causale». Le ricerche di mercato seguono un’altra tradizione: separano la ricerca esplorativa da quella conclusiva e dividono quest’ultima in descrittiva e causale, come mostra una dispensa di ricerche di mercato disponibile sul sito della LUMSA. Se in un manuale trovi tre tipi e nelle slide di marketing quattro, non hai davanti due fonti in contraddizione, ma due tradizioni con etichette diverse.

Tipo di ricercaDomanda guidaRaccolta dati tipica
Ricerca esplorativaChe cosa succede, esattamente?interviste, domande aperte, pochi casi
Ricerca descrittivaQuanto è diffuso, come si distribuisce?questionario standardizzato, campione ampio
Ricerca esplicativaA è legato a B, e perché?questionario con scale validate, test di ipotesi
Ricerca causaleA produce davvero B?esperimento, gruppo di controllo, due rilevazioni

L’ordine della tabella non è una classifica. Una ricerca esplorativa fatta bene vale più di un disegno causale che il tuo campione non avrebbe mai potuto sostenere. Per capire in quale punto dell’intero percorso si colloca il tuo progetto, guarda la nostra panoramica sul processo di ricerca empirica.

Quattro domande di ricerca, quattro tipi di ricerca

Il modo più rapido per riconoscere il tipo di ricerca è guardare la domanda stessa. Lo stesso tema si può formulare in tutte e quattro le varianti e ogni formulazione richiede una raccolta dei dati diversa. Prendiamo come esempio il volontariato degli studenti universitari.

Domanda di ricercaTipo di ricercaCome lo riconosci
Che cosa spinge gli studenti a fare volontariato?esplorativadomanda aperta su che cosa o come, senza ipotesi
Quanti studenti fanno volontariato?descrittivadomanda su quota, frequenza o distribuzione
La mancanza di tempo è legata al volontariato?esplicativadue caratteristiche nominate, ipotesi di relazione
Più impegni di studio riducono il volontariato?causalesi afferma una direzione dell’effetto

La domanda causale è la più insidiosa delle quattro. Una domanda sull’effetto si scrive in una riga, ma richiede un disegno di ricerca che la maggior parte delle tesi di laurea non può permettersi.

Esplicativa, esplorativa, causale: le parole che si confondono in italiano

Esplicativa ed esplorativa iniziano allo stesso modo e nelle bozze di tesi si scambiano più spesso di quanto si pensi. Esplicativo viene da spiegare: il Vocabolario Treccani lo definisce «che serve a spiegare» e in filosofia contrappone le scienze esplicative a quelle descrittive. Esplorativo viene invece da esplorare. Nella lingua di tutti i giorni esplicativo compare soprattutto in espressioni come «nota esplicativa», quindi nel senso di chiarire un testo, non di spiegare un fenomeno.

Nei manuali in inglese i quattro tipi si chiamano exploratory, descriptive, explanatory e causal research. Explanatory diventa di solito esplicativa, mentre il marketing preferisce causale. In statistica ritrovi la stessa radice nella variabile esplicativa, cioè la variabile indipendente che in un modello dovrebbe spiegare l’andamento della variabile dipendente.

Ricerca esplorativa: quando sul tuo tema non c’è quasi nulla

Una ricerca esplorativa indaga un campo su cui non esistono ancora risultati solidi né teorie utilizzabili. Il suo obiettivo non è verificare un’ipotesi, ma generarla: alla fine ci sono concetti, regolarità e ipotesi che uno studio successivo potrà mettere alla prova.

Il fascino è evidente, il rischio pure. Senza lavoro preliminare non ci sono questionari validati, valori di confronto o aspettative con cui misurare i risultati. Per questo la ricerca esplorativa lavora quasi sempre con domande aperte e pochi casi, e per lo stesso motivo l’analisi richiede più tempo di quanto gli studenti mettano in conto. La parola porta già con sé il suo significato: il Vocabolario Treccani definisce esplorativo ciò «che ha per fine di esplorare» e in statistica accosta l’indagine esplorativa all’indagine pilota, cioè a una prima prova su piccola scala prima dello studio vero e proprio.

Le domande di ricerca esplorative suonano così:

  • Come vivono infermieri e infermiere il passaggio alla cartella clinica elettronica?
  • Per quali motivi gli studenti fuori sede lasciano un lavoretto durante l’anno accademico?
  • Che cosa trattiene i soci di una Pro Loco dall’assumere un incarico nel direttivo?
  • Che ruolo hanno i messaggi vocali nell’organizzazione dei gruppi di studio?

Spesso si legge che ricerca esplorativa e ricerca qualitativa siano la stessa cosa. Vale solo come tendenza. Esplorativo indica un obiettivo conoscitivo, qualitativo una famiglia di metodi: i due coincidono spesso, ma non per forza. Un questionario online aperto con 400 risposte libere persegue un obiettivo esplorativo e viene comunque analizzato in parte in modo quantitativo, contando per esempio quante volte ricorre un tema. Il nostro confronto tra qualitativo e quantitativo separa i due concetti in modo netto.

Metodi della ricerca esplorativa: con che cosa esplori

I metodi esplorativi seguono tutti lo stesso principio: lasciano che siano le persone intervistate o il campo a decidere quali temi emergono. Per questo lavorano con poche indicazioni e con pochi casi, e il grosso del lavoro arriva al momento dell’analisi. Nelle ricerche esplorative ricorrono soprattutto queste tecniche:

  • intervista semistrutturata con poche domande aperte
  • focus group con un numero di partecipanti tra sei e dieci
  • intervista a testimoni privilegiati, cioè a persone esperte del campo
  • osservazione partecipante, la regola nella ricerca sul campo
  • studio di caso su una singola azienda, associazione o progetto
  • questionario online aperto, con campi di testo libero al posto delle scale
  • analisi secondaria di documenti e di set di dati esistenti, come i microdati che l’Istat mette a disposizione per la ricerca

Lo studio di caso è un punto di partenza naturale per una tesi, perché un singolo caso è accessibile e permette comunque di andare in profondità, per esempio nell’azienda in cui hai svolto il tirocinio curricolare. Il suo limite sta nella generalizzazione, dato che da un caso non si ricava un’affermazione valida per tutti gli altri.

Ipotesi in una ricerca esplorativa: servono davvero?

Le ipotesi stanno alla fine di una ricerca esplorativa, non all’inizio. Una tesi esplorativa che formula ipotesi in anticipo e poi le verifica contraddice il proprio obiettivo, perché presuppone proprio ciò che dovrebbe produrre.

Formula invece domande di ricerca e riporta le supposizioni emerse nel capitolo dei risultati. In linea generale vale questa regola: ciò che ricavi dai dati come supposizione lo chiami ipotesi emersa dal materiale e lo dichiari come non ancora verificato. È esattamente la formulazione che relatore e commissione di laurea si aspettano da un lavoro esplorativo.

Ricerca descrittiva: descrivere frequenze e distribuzioni con precisione

Una ricerca descrittiva descrive un oggetto già noto nel modo più preciso possibile: frequenze, quote, medie e distribuzioni. Risponde in modo affidabile alle domande che cosa, dove, quando e come. Alle domande sul perché non risponde, perché descrivere e spiegare sono due pretese diverse.

I lavori descrittivi sono il caso più frequente nelle tesi di laurea e, nonostante questo, restano i più sottovalutati. Sembrano poco impegnativi perché nessuno deve dimostrare nulla. L’impegno sta altrove: tutto il valore del lavoro dipende dal campione. Una descrizione vale sempre e solo per il gruppo da cui arrivano le risposte, e un questionario girato nella chat del tuo corso di laurea non descrive «gli studenti italiani». Il nostro articolo sul sondaggio rappresentativo spiega dove passa questo confine.

Un esempio di ricerca descrittiva su larga scala arriva dall’Istat. Secondo il Rapporto Bes 2024 dell’Istat, pubblicato a novembre 2025, nel 2024 l’8,4% delle persone di 14 anni e più ha svolto nei dodici mesi precedenti un’attività gratuita in associazioni o gruppi di volontariato, contro il 7,8% del 2023. Il dato viene dall’indagine multiscopo Aspetti della vita quotidiana e dice quanti fanno volontariato, non perché lo fanno. Se la tua tesi ha bisogno di un quadro nazionale, prendi queste cifre dall’Istat e usa i tuoi dati per la parte che la statistica ufficiale non copre.

Una ricerca descrittiva vale quanto il suo campione. Descrivi sempre e solo le persone che hanno davvero risposto.

Per la raccolta dei dati ne derivano tre regole: questionario standardizzato, opzioni di risposta identiche per tutti e meno testo libero possibile. Solo così le risposte si possono sommare e solo così la descrizione diventa qualcosa di più di una raccolta di voci isolate.

Domande di ricerca descrittive: quattro esempi

Le domande di ricerca descrittive chiedono una quota, una frequenza, una distribuzione o un’intensità e non contengono supposizioni sulle cause. Cominciano quasi sempre con «quanti», «con quale frequenza», «come si distribuisce» o «quali». Le quattro formulazioni seguenti mostrano lo schema:

  • Con quale frequenza il personale infermieristico usa la cartella clinica elettronica?
  • Quali lavori part-time svolgono gli studenti al secondo anno della triennale?
  • Come si distribuisce l’anzianità di iscrizione in una società sportiva dilettantistica?
  • Qual è la quota di intervistati senza esperienza di coordinamento?

La prova per la tua domanda è rapida: appena compare un «perché» o un «dato che», la domanda non è più descrittiva e il capitolo di metodo deve tenerne conto.

Disegno di ricerca quantitativo descrittivo: che cosa si intende

Un disegno di ricerca quantitativo descrittivo unisce un obiettivo descrittivo a una rilevazione quantitativa ed è il caso tipico di un’inchiesta campionaria con questionario. La prima parte dell’espressione dice con quale tipo di dati lavori, la seconda che cosa vuoi sapere.

La doppia indicazione di obiettivo e tipo di dati è normale nel capitolo di metodo, perché le due scelte sono indipendenti l’una dall’altra. Un obiettivo descrittivo si può perseguire anche in modo qualitativo, per esempio con protocolli di osservazione. Come unire obiettivo e metodo in un disegno di ricerca solido lo spiega la nostra guida dedicata.

Ricerca esplicativa e causale: spiegare non è dimostrare

Una ricerca esplicativa verifica ipotesi fondate su una teoria a proposito delle relazioni tra variabili, mentre una ricerca causale vuole mostrare in più che una causa produce un determinato effetto. La differenza non sta nel tema, ma in ciò che il disegno di ricerca permette di affermare.

I due termini sono più vicini di quanto la divisione in quattro lasci pensare. Nella didattica italiana di metodologia la ricerca esplicativa ragiona spesso già per modelli causali e copre quindi ciò che il marketing chiama ricerca causale. Per la tua tesi non conta l’etichetta, ma quanto peso reggono i tuoi dati. Nella ricerca esplicativa procedi in modo deduttivo: da una teoria esistente ricavi un’aspettativa, la rendi misurabile e la confronti con i dati. Il passaggio dalla teoria all’affermazione verificabile lo descrive il nostro articolo sulla ricerca deduttiva e induttiva. Di una vera causa puoi parlare solo quando si verificano insieme tre condizioni:

  1. Covariazione. Le due caratteristiche variano insieme in modo sistematico.
  2. Precedenza temporale. La causa presunta viene dimostrabilmente prima dell’effetto.
  3. Esclusione delle alternative. Nessuna terza variabile spiega meglio la relazione.

Un questionario online somministrato una volta sola soddisfa solo la prima condizione. Per questo la frase «il questionario dimostra che la mancanza di tempo porta a meno volontariato» è quasi sempre troppo forte in una tesi, e relatori e controrelatori la segnano con la stessa regolarità. Un vero disegno causale richiederebbe un gruppo di controllo e almeno due momenti di rilevazione.

Attenzione

Formula i risultati di un questionario singolo come relazione, non come effetto. Invece di «porta a» scrivi «è associato a» oppure «va di pari passo con». La tesi non ne esce indebolita: indichi con correttezza fin dove arrivano i tuoi dati, ed è proprio ciò che la commissione si aspetta.

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Esplorativo e descrittivo in medicina, psicologia e ricerche di mercato

Esplorativo e descrittivo indicano in ogni disciplina un obiettivo conoscitivo simile, ma cambiano punto di riferimento: in medicina i termini si legano al tipo di studio epidemiologico, in psicologia al momento in cui fissi le ipotesi e nelle ricerche di mercato alla fase del progetto. Chi legge una fonte di un’altra disciplina deve tenere conto di questo riferimento.

Per la tua tesi ne seguono due conseguenze. Primo, citi una definizione sempre insieme alla disciplina da cui proviene. Secondo, adotti la classificazione del tuo dipartimento, anche se una disciplina vicina conta in modo diverso.

Medicina: descrittivo significa frequenza e distribuzione

In epidemiologia gli studi descrittivi stanno all’inizio di una catena e si contrappongono agli studi analitici. Le slide sugli studi epidemiologici del corso di Odontoiatria dell’Università di Ferrara spiegano che gli studi descrittivi rivelano «la frequenza e distribuzione spaziale di eventi sanitari in popolazioni o gruppi di individui». Studiare come una malattia si distribuisce nello spazio e nel tempo permette di formulare le prime ipotesi sui fattori causali, che poi verificano gli studi analitici e, per stabilire un nesso causale vero e proprio, gli studi sperimentali. In medicina la coppia tipica non è quindi descrittivo ed esplicativo, ma studio descrittivo e studio analitico.

Psicologia: esplorativo contro confermativo

In psicologia esplorativo non sta di solito accanto a descrittivo, ma si contrappone a confermativo, cioè alla verifica di ipotesi fissate prima di vedere i dati. Molti studenti incontrano la coppia per la prima volta in statistica, nella distinzione tra analisi fattoriale esplorativa e analisi fattoriale confermativa: la prima cerca la struttura che lega un gruppo di item, la seconda controlla se una struttura già nota a priori si ritrova anche nei dati raccolti. La stessa logica sta dietro la preregistrazione, con cui un gruppo di ricerca deposita ipotesi e piano di analisi prima della raccolta. In psicologia conta quindi soprattutto il momento in cui fissi le ipotesi.

Ricerche di mercato: dall’esplorazione al test

Nelle ricerche di mercato i termini formano una sequenza all’interno dello stesso progetto. La ricerca esplorativa, spesso un focus group, chiarisce il problema prima di un test di prodotto. La ricerca conclusiva arriva dopo: quella descrittiva determina, con le parole della dispensa della LUMSA, «la frequenza con cui un evento si manifesta», per esempio la composizione del target e la frequenza d’uso, mentre quella causale verifica relazioni di causa ed effetto, per esempio con un esperimento che confronta due prezzi in due gruppi comparabili. Proprio questa sequenza sta dietro la divisione in quattro tipi che trovi nelle dispense di economia e marketing.

Che cos’altro significa descrittivo? Tre significati che si confondono

Descrittivo significa semplicemente «che descrive». Proprio perché è così generale, la parola compare in tre contesti molto diversi: come tipo di ricerca, come ramo della statistica e come contrario di normativo. I tre usi non hanno nulla in comune, a parte la radice.

La confusione ha conseguenze, perché produce capitoli di metodo che si contraddicono. Chi intende «statistica descrittiva» e scrive «ricerca descrittiva» sta affermando qualcosa sul proprio disegno di ricerca invece che sulla tecnica di calcolo.

Descrittivo come tipo di ricerca

Come tipo di ricerca, descrittivo indica l’obiettivo dell’intero studio: un oggetto già noto va rilevato con maggiore precisione, non spiegato. Il significato riguarda l’impostazione della tesi e va quindi nel capitolo di metodo, di solito in una sola frase chiara all’inizio, per esempio «La ricerca persegue un obiettivo descrittivo».

Statistica descrittiva: la controparte è la statistica inferenziale

La statistica descrittiva è una tecnica di analisi, non un disegno di ricerca. Riassume i dati raccolti con media, mediana, misure di dispersione e tabelle di frequenza. La sua controparte è la statistica inferenziale, che dal campione trae conclusioni su una popolazione più ampia. Entrambe si usano sia in uno studio descrittivo sia in uno esplicativo. Il nostro articolo su statistica descrittiva e inferenziale spiega la differenza.

L’analisi esplorativa dei dati è un terzo caso e non rientra in nessuno dei due cassetti. Il termine risale al libro Exploratory Data Analysis pubblicato da John W. Tukey nel 1977 e indica l’esplorazione sistematica dei dati alla ricerca di regolarità, di solito con grafici invece che con test. L’analisi esplorativa appartiene quindi all’analisi dei dati e non al tipo di ricerca, anche se le due espressioni condividono la stessa parola.

Descrittivo contro normativo: il vero contrario

Il contrario linguistico di descrittivo è normativo, o prescrittivo. Alla voce «normativo» il Vocabolario Treccani spiega che la grammatica normativa, diversamente da quella descrittiva, «non si limita a descrivere i fatti linguistici», ma stabilisce quali usi sono corretti. In economia e in etica la stessa coppia separa gli enunciati descrittivi, che dicono come stanno le cose, da quelli normativi, che dicono come dovrebbero stare. Con i quattro tipi di ricerca questo significato non ha nulla a che fare.

Quale tipo di ricerca è adatto alla tua tesi?

Il tipo di ricerca adatto si riconosce dallo stato dell’arte sul tuo tema. Più studi solidi esistono, più ti sposti dall’esplorativo verso l’esplicativo e il causale. Vale anche il contrario: se sulla tua domanda trovi solo temi vicini, la scelta onesta è l’esplorativo.

Il secondo criterio è la fattibilità. Un disegno causale senza gruppo di controllo resta una dichiarazione di intenti, e un disegno esplicativo senza scale validate trasforma il capitolo di analisi in un lavoro improvvisato. Valuta quindi le due cose insieme: che cosa permette lo stato dell’arte e che cosa permettono i tuoi tempi, il tuo accesso al gruppo da studiare e la dimensione del campione.

Tipo di ricercaQuando è adattoChe cosa ti serve
Esplorativapoca letteratura, concetti poco chiaridomande aperte, pochi casi, molto tempo di analisi
Descrittivatema noto, distribuzione sconosciutaquestionario standardizzato, campione scelto con cura
Esplicativateoria disponibile, ipotesi derivabiliscale validate, campione abbastanza ampio
Causaleipotesi definita, condizioni manipolabiligruppo di controllo, due rilevazioni, assegnazione casuale

Dal tipo di ricerca discende direttamente la forma del questionario. Esplorativo significa molte domande aperte e pochi vincoli; descrittivo ed esplicativo significano domande chiuse e scale, perché solo così puoi calcolare frequenze e relazioni. Quale forma di domanda funziona in quale caso lo mette a confronto il nostro articolo sulle domande aperte e chiuse, mentre la struttura vera e propria la trovi nella guida per creare un questionario.

Nessuno strumento per sondaggi sceglie il tipo di ricerca al posto tuo. Campi di testo libero e scale fanno parte della dotazione di base ovunque, anche in empirio.ai, uno strumento di sondaggi online tedesco. La differenza nasce prima, nella tua domanda di ricerca, e diventa visibile dopo, nel capitolo di metodo.

Tesi esplorativa, triennale o magistrale: stimare il lavoro in modo realistico

Una tesi esplorativa, triennale o magistrale che sia, richiede molto più tempo di analisi di una tesi descrittiva, perché ogni intervista e ogni risposta libera vanno codificate una per una. Fai quindi il conto del capitolo di analisi prima di proporre al relatore o alla relatrice un approccio esplorativo.

L’approccio esplorativo conviene soprattutto quando hai accesso a un campo che nessun altro può interrogare, per esempio l’azienda del tuo tirocinio, la classe in cui svolgi il tirocinio di Scienze della formazione primaria o l’associazione in cui sei attivo. Senza questo accesso, però, un lavoro esplorativo si ferma spesso ad affermazioni generiche, e durante la discussione la commissione se ne accorge.

Tesi descrittiva, triennale o magistrale: dove si guadagnano i punti

Una tesi descrittiva non guadagna il voto con i risultati, ma con la giustificazione del campione e con la cura del questionario. Descrivi quindi con precisione chi hai raggiunto, chi no e che cosa ne deriva per la validità dei tuoi numeri.

Alla tesi magistrale si chiede di più che alla prova finale della triennale. Il DM 270/2004 (art. 11, comma 5) prevede per la laurea magistrale una tesi «elaborata in modo originale dallo studente sotto la guida di un relatore», come richiama per esempio il regolamento della prova finale di un corso magistrale della Scuola di Psicologia dell’Università di Padova. Di solito la sola descrizione non basta: ci si aspetta anche il confronto con gli studi già pubblicati. Un obiettivo descrittivo resta comunque legittimo, purché la tesi lo dichiari apertamente e non lo trasformi a posteriori in una spiegazione. Fanno fede il regolamento del tuo corso di laurea e le indicazioni del relatore.

Consiglio

Formula la tua domanda di ricerca una volta come domanda sul che cosa e una volta come domanda sul perché, poi leggile ad alta voce. Quella a cui puoi davvero rispondere con i mezzi che hai ti indica il tipo di ricerca più in fretta di qualsiasi tabella.

Errori frequenti nella scelta del tipo di ricerca

La maggior parte dei problemi non nasce quando scegli il tipo di ricerca, ma quando scrivi. Il tipo compare in bell’ordine nel capitolo di metodo, poi nella discussione dei risultati spuntano formulazioni che quel tipo non autorizza.

I quattro casi seguenti ricorrono di continuo nelle tesi di laurea. Tutti e quattro si risolvono con poche frasi, a patto di accorgersene prima della consegna.

L’esplorativo come scusa per una bibliografia frettolosa

Esplorativo significa che sull’oggetto si sa poco, non che la ricerca bibliografica è stata breve. Chi presenta come esplorativo un tema già ben studiato si sentirà comunque chiedere dello stato dell’arte durante la discussione di laurea. Controlla quindi prima, in almeno due banche dati specialistiche, che la lacuna sia davvero una lacuna.

Formulare in chiave causale risultati descrittivi

Le parole non trasformano una descrizione in una spiegazione. Espressioni come «porta a», «provoca» o «ne consegue» affermano una direzione dell’effetto che un questionario somministrato una sola volta non può sostenere. Cerca queste espressioni prima della consegna e sostituiscile con frasi che indicano una relazione.

Non dichiarare mai il tipo di ricerca

Molte tesi lasciano intuire il proprio tipo di ricerca solo indirettamente, attraverso il metodo scelto. Si perdono così punti inutili, perché l’inquadramento metodologico fa parte della valutazione. Basta una frase: «Il presente lavoro persegue un obiettivo descrittivo e descrive la distribuzione di X nel gruppo Y.»

Esplicativo senza teoria

Uno studio esplicativo verifica ipotesi, e le ipotesi non cadono dal cielo. Chi formula supposizioni a intuito e le sottopone a test statistici non sta seguendo un disegno esplicativo, ma va a caccia di risultati casuali. Da dove nascono ipotesi solide lo mostra la nostra guida per formulare domanda di ricerca e ipotesi.

Conclusione

Il tipo di ricerca non è un’etichetta da incollare alla fine su un lavoro già fatto, ma la prima decisione di sostanza dopo la scelta dell’argomento. Sceglilo in base allo stato dell’arte e a ciò che puoi davvero rilevare, poi dichiaralo in una frase chiara nel capitolo di metodo. Una tesi che si presenta onestamente come descrittiva è molto più solida di una che afferma conclusioni causali senza poterle sostenere.

Come proseguire


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Domande frequenti

Esplorativo significa che ha lo scopo di esplorare: una ricerca esplorativa indaga un campo su cui non esistono ancora risultati solidi o teorie utilizzabili. Il suo obiettivo non è verificare un’ipotesi, ma ricavare concetti, regolarità e ipotesi da verificare in seguito. Il Vocabolario Treccani definisce esplorativo ciò «che ha per fine di esplorare» e in statistica accosta l’indagine esplorativa all’indagine pilota.

La ricerca esplorativa indaga un campo di cui si sa ancora poco, mentre la ricerca descrittiva descrive con la massima precisione un oggetto già noto. Dalla ricerca esplorativa nascono ipotesi, da quella descrittiva frequenze, quote e distribuzioni. In pratica la prima lavora con domande aperte e pochi casi, la seconda con un questionario standardizzato e un campione scelto con cura.

Il contrario di descrittivo è normativo o prescrittivo, cioè che stabilisce regole invece di descrivere. Il Vocabolario Treccani contrappone la grammatica normativa, che fissa gli usi corretti, a quella descrittiva, che si limita a descrivere i fatti linguistici. In economia ed etica la stessa coppia separa ciò che è da ciò che dovrebbe essere. Esplorativo non è il contrario di descrittivo, ma un altro tipo di ricerca.

No, la ricerca esplorativa non è necessariamente qualitativa. Esplorativo descrive l’obiettivo conoscitivo di uno studio, qualitativo una famiglia di metodi di raccolta e di analisi. I due coincidono spesso, perché le tecniche aperte si prestano bene all’esplorazione. Un questionario online aperto con alcune centinaia di risposte libere persegue però un obiettivo esplorativo e viene comunque analizzato in parte in modo quantitativo.

Uno studio esplicativo verifica ipotesi fondate su una teoria a proposito delle relazioni tra variabili. Presuppone che sul tema esistano già teorie o risultati da cui ricavare aspettative. Di solito combina un questionario standardizzato, scale validate e un campione abbastanza ampio per i test statistici. Nelle ricerche di mercato italiane lo stesso obiettivo viene spesso chiamato ricerca causale.

Una ricerca causale vuole dimostrare che una causa produce un determinato effetto. Servono tre condizioni insieme: una covariazione sistematica, la precedenza temporale della causa e l’esclusione di terze variabili che spieghino meglio la relazione. Un questionario online somministrato una sola volta soddisfa solo la prima, perciò un disegno causale richiede un gruppo di controllo e più momenti di rilevazione.

Per una tesi triennale sono adatte soprattutto la ricerca descrittiva e quella esplicativa, perché si realizzano con un solo questionario. La ricerca esplorativa conviene quando la letteratura sul tema è quasi assente, ma richiede molto più tempo di analisi. Un disegno causale è raramente realistico, perché gruppo di controllo, assegnazione casuale e due rilevazioni superano di solito il quadro di una prova finale.

Una ricerca esplorativa usa tecniche aperte: intervista semistrutturata, focus group, intervista a testimoni privilegiati, osservazione partecipante, studio di caso, questionario online con domande aperte e analisi secondaria di documenti e dati esistenti. Tutte lasciano decidere alle persone o al campo quali temi emergono. Il lavoro più impegnativo arriva con l’analisi, perché ogni risposta va codificata singolarmente.

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