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Che cosa è una dissertazione? Definizione ed esempio

Dissertazione, tesi di laurea, tesi di dottorato: cosa distingue davvero i tre termini, come si svolge un dottorato in Italia e perché la tesi finisce depositata a Roma e Firenze.

Autrice presso empirio.ai - Maria Malzewda Maria MalzewAggiornato il 21 settembre 2026Tempo di lettura 16 min

Poco più di 16mila persone hanno conseguito il dottorato di ricerca in un ateneo italiano nelle coorti 2019 e 2021, circa ottomila all'anno. Tutte hanno scritto lo stesso tipo di testo e quasi nessuna di loro lo ha mai chiamato dissertazione.

Una dissertazione è l'elaborato scientifico originale con cui si consegue un titolo accademico di ricerca. In italiano però la parola resta rara e ambigua: l'elaborato finale del dottorato si chiama tesi di dottorato, mentre la tesi di laurea, triennale o magistrale, è un lavoro completamente diverso. Alla fine di questo articolo saprai distinguere i due elaborati, conoscerai le regole fissate dal Decreto Ministeriale 226 del 2021 e saprai che cosa serve davvero per arrivare al titolo di Dottore di ricerca.


📌 In sintesi

  • «Dissertazione» è un termine raro in italiano: negli atenei si dice tesi di dottorato.
  • La tesi di laurea chiude un corso di laurea, la tesi di dottorato chiude il terzo ciclo.
  • Un corso di dottorato dura almeno tre anni e prevede una valutazione annuale.
  • L'esame finale non assegna un voto in centodecimi, al massimo la lode.
  • Ogni tesi di dottorato va depositata alle Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze.

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Che cosa è una dissertazione

Una dissertazione è un elaborato scientifico redatto in autonomia con cui chi scrive dimostra di saper condurre una ricerca originale. Il termine deriva dal latino dissertatio, cioè esposizione ragionata. Nell'uso italiano corrente la parola compare quasi soltanto in testi tradotti dall'inglese o dal tedesco e nei regolamenti universitari italiani non si trova quasi mai.

Il nome ufficiale è un altro. Il Decreto Ministeriale 226 del 14 dicembre 2021, che ha sostituito il DM 45 del 2013 e resta la norma di riferimento, parla sempre di tesi di dottorato. All'articolo 8 stabilisce che il titolo di dottore di ricerca, abbreviato in Dott. Ric. oppure PhD, viene rilasciato dopo la valutazione positiva di una tesi di ricerca che contribuisce all'avanzamento delle conoscenze o delle metodologie nel campo di indagine prescelto. Lo stesso articolo aggiunge che la tesi può essere redatta in italiano o in inglese e che va sempre corredata di una sintesi in inglese.

Quel riferimento all'avanzamento delle conoscenze è la differenza sostanziale rispetto a qualsiasi altro elaborato universitario. In una tesi di laurea dimostri di padroneggiare i metodi della tua disciplina, non di aggiungere qualcosa alla ricerca. Come sono impostati gli elaborati dei primi due cicli lo spiega l'articolo su che cosa è una tesi.

Fa fede il regolamento del tuo ateneo

Accesso, valutazione annuale, forma della tesi, esame finale e deposito vengono disciplinati da ogni università con un proprio regolamento in materia di dottorato, entro la cornice del DM 226 del 2021. Quanto leggi qui descrive il caso tipico. Per te vale il testo del tuo ateneo e su diversi punti le differenze sono concrete.

Tesi di laurea e tesi di dottorato: le differenze

Chiedere a qualcuno se sta scrivendo «la tesi» in Italia porta quasi sempre a pensare alla tesi di laurea. Confondere i due elaborati è l'errore terminologico più frequente sull'argomento e non è una questione di lana caprina: cambiano la durata del percorso, chi valuta il lavoro, il modo in cui viene giudicato e la sorte del testo dopo la discussione.

TermineChe cosa indica
Tesi di laureal'elaborato finale della laurea triennale o magistrale
Tesi di dottoratol'elaborato di ricerca del terzo ciclo, valutato anche da esperti esterni
Dissertazioneresa letterale di thesis o Dissertation, poco usata negli atenei italiani
Dottorato di ricercal'intero percorso di almeno tre anni che porta al titolo
Dottore di ricercail titolo accademico, abbreviato in Dott. Ric. oppure PhD
Discussione pubblical'esame finale davanti alla commissione giudicatrice

Cambia anche il nome di chi ti segue. Alla laurea hai un relatore e un eventuale correlatore, al dottorato il decreto parla di supervisore e di uno o più co-supervisori, assegnati dal collegio dei docenti e scelti anche al di fuori del collegio stesso. Il collegio dei docenti, composto da almeno dodici componenti, è l'organo che progetta il corso, valuta ogni anno i dottorandi e propone i valutatori della tesi.

Esempio: come è strutturata una tesi di dottorato

Una tesi di dottorato empirica segue nella maggior parte delle discipline lo stesso impianto di una tesi di laurea empirica, con molta più profondità in ogni parte. Un esempio costruito a tavolino dalle scienze sociali rende la cosa concreta. Non descrive un lavoro reale, mostra soltanto come si tengono insieme i pezzi.

Ipotizziamo un titolo come «L'effetto del lavoro da remoto sull'attaccamento all'azienda». L'articolazione potrebbe essere questa:

  1. Introduzione e lacuna di ricerca. Viene ricostruito lo stato dell'arte e viene mostrata la domanda rimasta aperta. Quella lacuna è la ragione di esistere dell'intero lavoro.
  2. Quadro teorico. Le teorie sull'attaccamento organizzativo e sulla motivazione vengono messe a confronto e viene motivata la scelta di quella adottata.
  3. Domande di ricerca e ipotesi. Dalla teoria vengono ricavate affermazioni verificabili. Come si formulano in modo pulito lo spiega la guida alla domanda di ricerca.
  4. Metodo. Disegno della rilevazione, campione, strumento, pretest, aspetti etici e protezione dei dati vengono documentati in modo che altri possano replicare lo studio.
  5. Risultati. L'analisi viene presentata senza interpretarla già in questa sede.
  6. Discussione. I risultati vengono ricollegati alla teoria, vengono dichiarati i limiti dello studio e vengono formulate le domande successive.

L'ordine non è un'invenzione del dottorato. Corrisponde alla consueta struttura di un lavoro scientifico. Quello che si aggiunge nella tesi di dottorato è il livello preteso dalla discussione: deve chiarire che cosa la ricerca sa adesso grazie a questo lavoro e non sapeva prima.

Tesi monografica o raccolta di articoli

Una tesi monografica è una trattazione unitaria e continua. Una tesi a raccolta di articoli si compone invece di più contributi tematicamente collegati, accompagnati da un testo di raccordo che li inquadra e ne mostra il filo. Decidere quale delle due forme sia ammessa non spetta a te.

Il DM 226 del 2021 non dice nulla sulla forma della tesi: prescrive solo che contribuisca all'avanzamento delle conoscenze o delle metodologie. Nemmeno i regolamenti di ateneo che abbiamo consultato, quello dell'Università di Pisa e quello dell'Università Roma Tre, fissano un formato obbligatorio. La scelta ricade quindi sul collegio dei docenti e sulle consuetudini della singola disciplina, che in Italia variano parecchio: nelle aree sperimentali la raccolta di articoli è diffusa, in quelle umanistiche la monografia resta lo standard.

CriterioMonograficaRaccolta di articoli
Formauna trattazione continuapiù contributi più un testo di raccordo
Valutazionevalutatori esterni e commissionein aggiunta la revisione tra pari delle riviste
Tempitutto viene consegnato alla finele pubblicazioni escono durante il percorso
Rischiolunghi periodi senza riscontri esternidipendenza dai tempi di revisione delle riviste

Prima di impostare il lavoro conviene quindi chiedere al collegio quale forma accetta e, se accetta la raccolta, quanti contributi si aspetta e con quale stato di pubblicazione. Una risposta informale del supervisore non basta, perché a deliberare sull'ammissione all'esame finale è il collegio nel suo insieme.

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Quante pagine ha una tesi di dottorato?

In Italia non esiste un numero di pagine vincolante per la tesi di dottorato. Il DM 226 del 2021 non indica alcuna estensione, né minima né massima, e il criterio di giudizio è il contributo scientifico del lavoro, non la sua lunghezza.

Una risposta insoddisfacente, va riconosciuto, ma è l'unica documentabile. Nel regolamento dell'Università di Pisa e in quello dell'Università Roma Tre non compare una sola cifra sull'estensione della tesi. Nemmeno l'Istat rileva il numero di pagine degli elaborati. Le cifre che circolano in rete arrivano quasi sempre da servizi commerciali di scrittura e revisione e non dichiarano una base dati verificabile.

Quello che si può dire con onestà è che l'estensione tipica nasce dalle consuetudini della disciplina. Nelle aree umanistiche e sociali le tesi risultano nettamente più lunghe che nelle scienze naturali e una raccolta di articoli è per costruzione più breve di una monografia sullo stesso tema. Il riferimento utile sono le tesi già discusse nel tuo collegio, oggi quasi tutte consultabili negli archivi istituzionali ad accesso aperto.

Non chiedere quante pagine servono. Chiedi al tuo supervisore quali tesi del tuo settore vengono considerate riuscite.

Quanto dura un dottorato in Italia?

Un corso di dottorato ha per legge durata non inferiore a tre anni. Lo stabilisce l'articolo 6 del DM 226 del 2021 e i regolamenti di ateneo lo recepiscono alla lettera, come fa il regolamento di Roma Tre che parla di corsi a durata triennale organizzati in cicli. L'unica eccezione prevista riguarda la frequenza congiunta con una scuola di specializzazione medica, dove il corso non può comunque scendere sotto i due anni.

Il decreto conosce due forme di proroga, entrambe di durata massima dodici mesi: una su richiesta del dottorando per motivi comprovati che impediscono di presentare la tesi nei tempi, l'altra decisa per motivate esigenze scientifiche. Proroghe e sospensioni insieme non possono superare complessivamente diciotto mesi. Chi decide cambia da ateneo ad ateneo: a Pisa la proroga per esigenze scientifiche la concede il collegio dei docenti, a Roma Tre la delibera il consiglio di dipartimento su proposta del collegio.

Una durata media nazionale, del tipo pubblicato in altri Paesi, in Italia non viene rilevata. L'indagine Istat sull'inserimento professionale dei dottori di ricerca pubblicata nel marzo 2026 offre però un indizio sui ritardi: il 27,3 per cento di chi ha conseguito il titolo nel 2021 dichiara di averlo ottenuto con un anno di ritardo, contro il 12,8 per cento della coorte 2019, e il 70,6 per cento di loro indica la pandemia come causa. Il messaggio pratico resta lo stesso: pianifica sui tre anni, metti in conto che una proroga è tutt'altro che eccezionale.

Come si svolge il percorso di dottorato

Un dottorato non comincia con la scrittura, comincia con un concorso pubblico. Il DM 226 del 2021 impone almeno una selezione pubblica all'anno, con bando redatto in italiano e in inglese, pubblicato per almeno trenta giorni sul sito dell'ateneo, sul portale europeo Euraxess e sul sito del Ministero. Il percorso tipico ha sei tappe.

  1. Concorso di ammissione. Valutazione dei titoli, eventuali prove scritte e un colloquio che spesso prevede la presentazione di un progetto di ricerca.
  2. Avvio del corso. Il collegio dei docenti assegna a ogni dottorando un supervisore e uno o più co-supervisori, di cui almeno uno di provenienza accademica.
  3. Valutazione annuale. A fine di ogni anno il collegio verifica il completamento del programma di attività. Un giudizio negativo porta all'esclusione dal corso e alla cessazione della borsa.
  4. Valutatori esterni. La tesi viene esaminata da almeno due valutatori estranei all'ente che rilascia il titolo, di cui almeno uno docente universitario, che entro trenta giorni esprimono un giudizio analitico scritto.
  5. Discussione pubblica. L'esame finale si svolge davanti a una commissione composta per almeno due terzi da persone esterne alla sede amministrativa del corso.
  6. Titolo e deposito. Dopo l'approvazione arrivano il titolo di Dottore di ricerca e il deposito obbligatorio della tesi.

La tappa che sorprende chi arriva dalla laurea è la quarta. I valutatori possono proporre l'ammissione alla discussione oppure un rinvio fino a sei mesi per integrazioni e correzioni, ma trascorso quel periodo la tesi viene comunque ammessa alla discussione, corredata di un nuovo parere scritto. A Roma Tre il calendario è addirittura fissato nel regolamento: valutatori nominati entro il 30 settembre dell'ultimo anno, tesi inviata entro il 31 dicembre, giudizi entro il 31 gennaio successivo.

Sul risultato finale vale la pena essere espliciti, perché qui l'analogia con la laurea inganna. All'esame finale del dottorato non esiste un voto in centodecimi: la commissione esprime un giudizio scritto e motivato e soltanto quando riconosce all'unanimità un particolare rilievo scientifico può attribuire la lode. Il regolamento di Pisa aggiunge una scala qualitativa, con tesi giudicata sufficiente, buona oppure ottima e lode all'unanimità. Roma Tre non prevede nemmeno quella e nel suo modello di diploma supplement la voce sul sistema di votazione riporta la dicitura «non applicabile».

Deposito e pubblicazione della tesi

Ogni tesi di dottorato discussa in Italia finisce depositata in due luoghi: nell'archivio ad accesso aperto e presso le Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze. Il doppio deposito non è una consuetudine di singoli atenei, è un obbligo di legge con una storia lunga.

La norma madre è l'articolo 73 del DPR 382 del 1980, che subordinava il rilascio del titolo al deposito di copie dei lavori presso le Biblioteche nazionali di Roma e Firenze, con obbligo di pubblica consultabilità per non meno di trent'anni. Il DM 226 del 2021 ha riscritto la materia e all'articolo 14 dispone che entro trenta giorni dalla discussione l'università depositi copia della tesi in formato elettronico nell'Anagrafe nazionale dei dottorandi, in una specifica sezione ad accesso aperto, e conferma espressamente che resta fermo l'obbligo di deposito presso le due Biblioteche nazionali centrali. La pagina dedicata della Biblioteca nazionale centrale di Firenze descrive la piattaforma oggi in uso e il regime di accesso applicato alle tesi.

A differenza di quanto accade in Germania, in Italia il deposito non è un adempimento a tuo carico né comporta la stampa di decine di copie. Se ne occupa l'ateneo. Quello che resta a te è la consegna della versione definitiva in formato elettronico nei termini previsti e su quel passaggio i regolamenti sono espliciti: a Roma Tre il rilascio della certificazione del titolo è subordinato alla verifica del corretto adempimento del deposito, a Pisa la versione definitiva va presentata almeno tre giorni prima della discussione.

Attenzione ai dati riservati

Parti della tesi possono essere rese indisponibili soltanto previa autorizzazione del collegio dei docenti e soltanto per dati tutelati dalla normativa vigente, tipicamente il segreto industriale. Un periodo di embargo sull'accesso aperto è prassi diffusa e, secondo la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, in genere non supera i 36 mesi, ma nessuno dei due regolamenti che abbiamo esaminato lo disciplina. Se lavori con dati di un'impresa, chiarisci il punto con il collegio prima della discussione.

Chi può accedere al dottorato e dove

Al concorso di dottorato può partecipare chi possiede una laurea magistrale oppure un idoneo titolo di studio conseguito all'estero, la cui equivalenza viene accertata dalla commissione di ammissione. La laurea triennale da sola non basta e su questo il DM 226 del 2021 non lascia margini. Puoi presentare domanda anche se conseguirai il titolo richiesto entro la data di iscrizione al corso, pena la decadenza dall'ammissione.

Il finanziamento è la seconda condizione concreta. Ogni ciclo deve disporre in media di almeno quattro borse per corso attivato, con un minimo di tre per singolo corso, e i posti senza borsa sono ammessi nel limite di uno ogni tre posti con borsa. Le borse durano almeno tre anni e vengono rinnovate annualmente previa verifica positiva del programma di attività. Oltre alla borsa spetta a ogni dottorando un budget per l'attività di ricerca in Italia e all'estero non inferiore al dieci per cento dell'importo della borsa stessa.

Quanto alla sede, l'accreditamento dei corsi viene disposto dal Ministero su parere conforme dell'ANVUR e ha durata quinquennale. Le università possono chiedere l'accreditamento anche in forma associata con altri atenei italiani o esteri, con enti di ricerca pubblici o privati, con istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale, con imprese che svolgono attività qualificata di ricerca e sviluppo e con pubbliche amministrazioni o infrastrutture di ricerca di rilievo europeo.

Da quella apertura nascono due figure che negli ultimi anni hanno cambiato il panorama. Il dottorato industriale, disciplinato all'articolo 10, si attiva su convenzione con imprese e può riservare una quota di posti a dipendenti già impegnati in attività di elevata qualificazione. Il dottorato di interesse nazionale, disciplinato all'articolo 11, richiede una convenzione fra più università e almeno quattro soggetti partner e prevede almeno trenta borse per ciclo. Entrambi sono strutture stabili del decreto e continuano a esistere. Diverso il caso dei cosiddetti dottorati PNRR: non sono una terza tipologia, bensì una linea straordinaria di finanziamento legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che secondo il Ministero dell'Università e della Ricerca ha portato 18.770 nuove borse per oltre 726 milioni di euro nel solo ciclo bandito nel 2023. Trattandosi di fondi a termine, prima di puntare su un posto PNRR conviene verificare nel bando dell'anno se quella copertura è ancora prevista.

Tesi di dottorato empirica: raccogliere dati propri

Una tesi di dottorato empirica risponde alla propria domanda di ricerca con dati raccolti o analizzati in prima persona anziché soltanto con la letteratura. Richiede per questo un capitolo di metodo che documenti disegno, campione, strumento e analisi in modo che altri possano ricostruire lo studio. Proprio quella ricostruibilità è il criterio di giudizio, non l'ampiezza del campione.

Quanto pesino le tesi empiriche sul totale non viene rilevato da nessuno. La distribuzione per area disciplinare dice però dove cade il baricentro: secondo l'Istat il 52,6 per cento dei dottorati delle coorti 2019 e 2021 è stato conseguito in corsi dell'area STEM e il 14,7 per cento dei titoli rientra nei dottorati industriali, che nel 72,5 per cento dei casi afferiscono anch'essi all'area STEM. In quei settori il lavoro empirico e sperimentale è la norma.

In pratica una rilevazione propria comporta molto più del questionario. Comprende il parere del comitato etico del tuo ateneo, la valutazione di impatto quando tratti dati personali, un pretest e la scelta di come archiviare i dati di ricerca alla fine. La cornice normativa è il GDPR insieme alle regole deontologiche per trattamenti a fini statistici o di ricerca scientifica adottate dal Garante per la protezione dei dati personali con delibera 515 del 19 dicembre 2018. Quali criteri di qualità valgano e se il disegno sia qualitativo o quantitativo si decide prima della prima domanda, non dopo. L'intera sequenza è descritta nell'articolo sul processo di ricerca empirica.

Consiglio

Calcola per la fase preparatoria più tempo che per la raccolta vera e propria. I comitati etici di molti atenei si riuniscono una volta al mese e una domanda respinta costa facilmente un trimestre. Chi programma la rilevazione per l'estate dovrebbe avere la documentazione pronta nell'inverno precedente.

Conclusione

Una tesi di dottorato si distingue da ogni altro elaborato universitario per una pretesa sola ma severa: deve spostare lo stato dell'arte. Il resto, dalla forma monografica o a raccolta fino al numero di pagine e alla lode, lo decidono il DM 226 del 2021 e il regolamento del tuo ateneo, che sugli stessi punti scelgono soluzioni diverse. Leggere per tempo quel testo evita quasi tutte le sorprese che colpiscono i dottorandi verso la fine.

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Domande frequenti

Una dissertazione è l'elaborato scientifico originale con cui si consegue un titolo accademico di ricerca. In Italia il nome corrente è tesi di dottorato: la parola dissertazione resta rara e nei regolamenti universitari non compare quasi mai. Deve essere redatta in autonomia e contribuire all'avanzamento delle conoscenze o delle metodologie della disciplina.

La tesi di laurea chiude un corso di laurea triennale o magistrale, la tesi di dottorato chiude il terzo ciclo e deve aggiungere qualcosa alla ricerca. Cambia anche la valutazione: la tesi di dottorato viene esaminata da almeno due valutatori esterni all'ateneo prima della discussione pubblica davanti alla commissione giudicatrice.

Nessuna norma italiana fissa un numero di pagine per la tesi di dottorato. Il DM 226 del 2021 non indica alcuna estensione e i regolamenti dell'Università di Pisa e dell'Università Roma Tre non contengono cifre sull'argomento. Conta il contributo scientifico e il riferimento pratico sono le consuetudini della singola disciplina.

Un corso di dottorato dura per legge non meno di tre anni, come stabilisce l'articolo 6 del DM 226 del 2021. Sono previste proroghe fino a dodici mesi, su richiesta motivata del dottorando o per esigenze scientifiche, e proroghe e sospensioni insieme non possono superare complessivamente diciotto mesi.

Sì, ogni tesi di dottorato viene depositata ad accesso aperto e presso le Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze. Se ne occupa l'ateneo entro trenta giorni dalla discussione, ai sensi dell'articolo 14 del DM 226 del 2021. Parti della tesi possono essere rese indisponibili solo per dati tutelati, previa autorizzazione del collegio dei docenti.

All'esame finale del dottorato non viene assegnato un voto in centodecimi come alla laurea. La commissione esprime un giudizio scritto e motivato e può attribuire la lode soltanto quando riconosce all'unanimità un particolare rilievo scientifico. Il regolamento di Pisa aggiunge i giudizi sufficiente, buona e ottima, quello di Roma Tre nemmeno quelli.

Sì, al concorso di dottorato accede chi possiede una laurea magistrale oppure un idoneo titolo conseguito all'estero. La laurea triennale da sola non è sufficiente. È ammessa la domanda di chi consegue il titolo richiesto entro la data di iscrizione al corso, pena la decadenza dall'ammissione.

Il dottorato industriale è una tipologia stabile prevista dall'articolo 10 del DM 226 del 2021, attivata su convenzione con imprese che svolgono ricerca e sviluppo. I dottorati PNRR non sono invece una tipologia a sé, bensì una linea straordinaria di finanziamento a termine: la copertura va verificata nel bando dell'anno.

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